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ECONOMIA E FINANZA

Liberalizzazioni Bersani: un puzzle che sembra frammentato ma che in realtà ha una sua coerenza.

Non sarà una rivoluzione, ma il secondo "pacchetto Bersani" di liberalizzazioni è un passo in avanti

di Michele Polo e Carlo Scarpa

Non sarà una rivoluzione, ma il secondo "pacchetto Bersani" di liberalizzazioni è un passo in avanti. Non tutto è perfetto, ovviamente non esaurisce quello che si potrebbe fare, ma non è neppure solo fumo. Vediamo intanto dove sta l’arrosto.

 

Alcuni miglioramenti importanti

Il pacchetto agisce su alcuni settori ad alto impatto sull’economia. Il primo che viene in mente è il settore assicurativo, ove viene eliminata – come già era stato fatto in luglio per le polizze Rc-auto – la clausola di esclusiva di distribuzione delle polizze danni, ovvero consente che qualcuno venda diverse polizze, magari aiutando il consumatore a confrontarle e a scegliere quella che più si confà alle sue esigenze.

Un altro è quello della distribuzione carburanti, ove finalmente si cerca di eliminare le restrizioni alla vendita di benzina e gasolio alla grande distribuzione. Gli effetti probabili del provvedimento sono due. L’effetto diretto riguarda la possibilità che la grande distribuzione possa operare a costi tali da poter ribaltare sui consumatori un risparmio molto consistente (si parla di 10 centesimi al litro, non sarebbe poco). Ma vi è anche un effetto indiretto, che si comprende bene alla luce della recente istruttoria aperta dall’Autorità antitrust a carico delle compagnie petrolifere. Il sospetto che queste imprese siano state impegnate in accordi collusivi è purtroppo ricorrente, e introdurre nel gioco di mercato un soggetto di natura diversa, come la grande distribuzione, potrebbe rendere un eventuale coordinamento tra di esse assai più difficile.

Comprendiamo le resistenze dei piccoli distributori, e il governo troverà probabilmente il modo di compensarli. Ma l’interrogativo vero, di fronte a questa e altre restrizioni, non è se sia legittimo rimuoverle, quanto se sia legittimo continuare a vietare alla grande distribuzione di fare quello che fanno altri: vendere benzina. Ovvero, a chi chiede di cancellare questa proposta vorremmo domandare: perché solo pochi possono avere il diritto di vendere benzina? A quale interesse pubblico risponde questa limitazione?

Altrettanto interessante è l'avvio, per quanto la cosa sarà complicata e lunga, di una borsa all’ingrosso del gas naturale. Si tratta di un tentativo molto innovativo rispetto al panorama europeo e che prova a mettere un cuneo tra lo strapotere di Eni all’ingrosso e la vendita al dettaglio. È evidente che i dettagli dell’operazione saranno molto importanti, che questo non basta per eliminare il potere di mercato dell’operatore dominante, ma è un passo nella direzione giusta.

Ma qualche dubbio è legittimo...

Altre cose destano alcune perplessità, anche se magari si tratta proprio dei provvedimenti più popolari.
Un primo esempio è l’abolizione del costo di ricarica per la telefonia mobile. È una battaglia che non ci ha mai appassionato; una volta abolito tale costo, ci aspettiamo presto o tardi che le compagnie telefoniche si rifacciano sulle altre componenti tariffarie: lo scatto alla risposta, o il costo per minuto. Non ci pare che questa abolizione sia proprio decisiva.

Allo stesso modo, abolire la commissione di estinzione anticipata dei mutui potrebbe indurre ad aumentare gli interessi. Se poi la banca avesse costi specifici a causa della eventuale estinzione anticipata di un mutuo, eliminare la commissione comporterebbe solo un "sussidio incrociato": tutti quanti pagheremmo una parte del costo, generato solo da chi estingue il mutuo prima del tempo. Il principio che le commissioni "improprie" devono essere abolite è sacrosanto, ma un po’ di flessibilità potrebbe essere opportuna.

 

Qualche omissione, ma una logica c’è

Il fatto che poi resti molto da fare è praticamente ovvio, e l’agenda del governo è indubbiamente ricca. Due passi importanti, quali lo scorporo della rete gas da Eni e la riforma delle Autorità stavano quasi per essere effettuati: speriamo che il loro rinvio sia breve e solo di carattere tecnico. In particolare, l’Autorità per i trasporti serve a dare normalità a un settore dove da decenni la confusione regna sovrana, una cosa che pagano sia i consumatori, sia i contribuenti.

Un ultimo commento sull’architettura complessiva del "pacchetto". Molti provvedimenti del pacchetto Bersani prendono spunto da segnalazioni dell’Authority o dalle sue indagini, quali quella sulle compagnie petrolifere oggi in corso (o quella del 2002), e quella sulle assicurazioni Rc-auto, dove proprio l’Autorità segnalò che la presenza di agenti con clausola di esclusiva rappresentasse un problema. Il fatto che l’ Antitrust non sia più un grillo parlante che si ascolta quasi con fastidio, ma una istituzione a cui il governo si ispira, è in sé un’ottima notizia.

E questo conferma anche come non siamo di fronte a un provvedimento "senza logica". Abbiamo tanti interventi puntuali, alcuni piccoli, altri meno, che assomigliano però alle tessere di un puzzle: alla fine formano un quadro che ha una sua coerenza. Non sarà forse un pilastro della storia dell’arte, ma ci fa piacere vederlo.

Categoria: Economia e Finanza