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ECONOMIA E FINANZA

In Inghilterra inizia un boicottaggio contro istituzioni israeliane. E gli Israeliani minacciano di fare lo stesso negli Usa. Cosa sta succedendo?.

Il sindacato di ricercatori inglesi UCU ha lanciato a fine maggio una campagna per il “boicottaggio di tutte le istituzioni accademiche israeliane” nel quarantennale dell'Occupazione di Gaza e della West Bank

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Il dibattito sull'efficacia del boicottaggio delle istituzioni accademiche è controverso e le opinioni sono varie. Il boicottaggio di prodotti o di aziende porta a risultati immediati e visibili, come nel celeberrimo caso della campagna contro la Shell, che fece fallire il progetto di affondare nel Mare del Nord una piattaforma per l'estrazione di petrolio in disuso. Nel caso delle università, i risultati della campagna sono difficilmente quantificabili. Gli oppositori al boicottaggio sostengono che l'ambiente più favorevole alla creazione del dissenso e di opinioni critiche è proprio l'università: molti docenti in questi anni hanno denunciato l'orrore della guerra e dell'Occupazione, tra cui i più noti sono gli scrittori Grossman, Yehoushua e Oz. Recentemente, ad esempio, i rettori di quattro università israeliane, insieme ai tre scrittori, hanno firmato una petizione al governo per permettere agli studenti universitari palestinesi di Gaza la frequenza dei corsi in West Bank: lo spostamento degli studenti palestinesi è di fatto impedito dall'esercito, per motivi di sicurezza.

Tuttavia, anche se singoli individui denunciano l'ingiustizia a voce alta, molto più spesso le università israeliane sono pesantemente coinvolte nell'Occupazione. È il caso dell'Università di Tel Aviv, la cui sede distaccata si trova nel più popoloso insediamento israeliano nei Territori, Ariel, illegale secondo il diritto internazionale. Per poter far studiare i coloni occupanti, dunque, Israele priva di questo diritto i palestinesi. I promotori della campagna, al contrario, fanno notare che, proprio grazie alla naturale predisposizione al dibattito dell'ambiente universitario, il boicottaggio riuscirà a risvegliare i docenti dall'apatia e dalla connivenza in cui sempre più stanno sprofondando.

All'obiezione del perché fare una campagna contro Israele e non invece contro l'Iran, l'Arabia Saudita o la Siria, gli attivisti sostengono che, al contrario degli altri paesi confinanti, Israele è un paese in cui il governo è eletto democraticamente, dunque il boicottaggio può avere sostanziali ricadute sull'opinione pubblica e dunque sul governo.

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Nelle Università israeliane, i docenti ebrei sono estremamente contrari al boicottaggio, per molti si tratta di puro e semplice antisemitismo, come sempre quando viene criticato Israele, oppure chi si dice contrario all'Occupazione sostiene comunque che non è con l'isolamento accademico che si favorisce un cambio di rotta. Il rettore palestinese dell'Università di Al Quds a Gerusalemme è tra questi ultimi, risultando così l'unico accademico palestinese contrario alla campagna. Gli studenti ebrei sono contrari al boicottaggio, mentre gli studenti palestinesi-israeliani, circa un quinto del totale, lo sostengono con forza, appoggiati da qualche singola eccezione tra i docenti, come Ilan Pappe, noto attivista e storico dell'Università di Haifa.

La classe accademica israeliana è vista dai palestinesi-israeliani come un blocco sociale di privilegiati, connessi senza soluzione di continuità al governo e alla politica di repressione nei Territori. Le università palestinesi nei Territori subiscono il boicottaggio di fatto da molti anni, i docenti palestinesi non possono viaggiare e il diritto allo studio è calpestato quotidianamente in West Bank e a Gaza. Per questo, i palestinesi sperano che il boicottaggio inglese si estenda al resto d'Europa e risvegli l'opinione pubblica israeliana dalla totale ignoranza e ancor più dall'indifferenza che dimostra nei confronti dell'Occupazione.

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Data di pubblicazione: 13/06/2007
Categoria: Economia e Finanza