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ECONOMIA E FINANZA

Finanziamenti e prestiti in Usa continuano ad essere richiesti dalle aziende e dai consumatori ad un livello mai raggiunto prima: manca la liquidità "reale". Senza investimenti e consumi la bolla rischia davvero di scoppiare stavolta?.

Nonostante manchi la liquidità del denaro, continuano ad aumentare i prestiti ed i finanziamenti negli usa. La situazione rischia di esplodere

di Domenico Moro

Ben Bernanke, presidente della Banca centrale Usa, ha annunciato un taglio di 50 basis point al costo del denaro, che porterà i tassi d'interesse Usa al 3,70%, cioè a 25 basis point in meno rispetto a quelli della Ue. Si tratta di una scelta che contrasta con quanto lo stesso Bernanke si proponeva di fare, in controtendenza con quanto praticato dal suo predecessore, Alan Greenspan, uso ad uscire dalle difficoltà economiche tagliando il costo del denaro. Infatti, il taglio del costo del denaro indebolisce ulteriormente il dollaro, che è da mesi in caduta libera nei confronti dell'euro, rendendo sempre più difficile mantenerne il prezioso ruolo di moneta mondiale, ed attrarre così quei finanziamenti che permettano di pagare i sempre maggiori debiti statunitensi.

Perché, dunque, questa scelta? Perché ormai l'economia Usa è come un drogato che non riesce a liberarsi dalla sostanza da cui dipende, ed anzi ne richiede dosi sempre maggiori. La crisi dei mutui di agosto non rappresentava solamente una crisi finanziaria, ma soprattutto il riflesso finanziario di una crisi strutturale dell'economia Usa.

Si sperava che il crollo dell'edilizia e della finanza potesse essere compensato dalla tenuta del manifatturiero Usa ma, a dicembre, l'indice Ism dell'industria ha accusato la peggiore contrazione da quasi 5 anni, scendendo a quota 47,5 (50 è lo spartiacque tra contrazione ed espansione), mentre, contemporaneamente, continua a manifestarsi l'inflazione. Le principali banche degli Usa (che sono anche le più grandi del mondo), Citigroup, che si prevede taglierà i dividendi del 40%, e Merrill Lynch, cercano di colmare buchi di bilancio che diventano sempre più ampi, facendo nuovamente appello ai Fondi sovrani dei paesi dell'Estremo Oriente e dei paesi petroliferi, pur avendo già ricevuto abbondanti iniezioni di denaro dopo la crisi di agosto.

La maggior parte dei nuovi capitali, tra i 9 ed i 14 miliardi di dollari, che affluiranno verso Citigroup, già partecipata per il 9% da un fondo sovrano arabo, verranno dalla Cina ed il resto dal Kuwait, che è anche il maggiore investitore nel piano di sostegno di Merrill Lynch, già destinataria di ingenti capitali provenienti da Temasek, fondo di Singapore. In totale, si tratta di 21 miliardi, che rappresentano il singolo più grande trasferimento di capitale mai ricevuto dall'estero dalle banche Usa.

Secondo lo storico di Wall street Charles Geisst, "è dalla prima guerra mondiale che le compagnie Usa non sono così alla ricerca di denaro come oggi. Questo pone una quantità di problemi." Infatti, il Financial Times ritiene che i dirigenti politici Usa interverranno, preoccupati che il sistema finanziario Usa possa cadere sotto il controllo estero. Gli acquisti facili, a credito, che le famiglie Usa erano state spinte a praticare da anni di denaro a buon mercato, determinato proprio dalle scelte di Greenspan, sono in crisi.

Esempio più macroscopico ne è il crollo di American express, l'operatore più prestigioso nelle carte di credito, il cui titolo ha perso oltre il 10%, affondando l'indice Dow Jones della borsa di New York, dopo l'annuncio di accantonamenti per 270 milioni a copertura delle previste insolvenze. In questa situazione il potere d'acquisto delle famiglie crollerà, accentuato dall'aumento della disoccupazione, spinta anche dai licenziamenti di massa nel settore finanziario, dal 4,5 al 5%, dato ufficiale che non fotografa la reale inoccupazione Usa.

Se la svalutazione del dollaro peggiorerà la situazione dei lavoratori, anche considerando che molti sono i beni di consumo importati, darà invece fiato alla finanza ed alle imprese. Infatti, la borsa ha accolto il taglio del denaro annunciato da Bernanke con sollievo, ma per quanto tempo la situazione potrà reggere in questo modo?

Secondo gli economisti ufficiali si ha una recessione solo quando si verificano due trimestri consecutivi di crescita negativa. Con il nuovo taglio del costo del denaro si spera che la crescita negativa si limiterà ad un solo trimestre. Ma, anche se così fosse, si tratta di una formalità, la realtà è che la recessione ora non è più "alle porte"; essa è entrata, invece, dentro le ormai fragili mura della cittadella economica Usa.

La diffusione della sfiducia nel dollaro e delle paure di recessione sono ampiamente testimoniate anche dalla crescita continua del prezzo dell'oro, che è ritornato al suo ruolo classico di bene rifugio e che, sull'onda della notizia del taglio dei tassi, ha sfondato il limite storico di 900 dollari l'oncia.

Categoria: Economia e Finanza


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