




di Giuseppe Talarico
Secondo alcuni dati recentemente apparsi sulla stampa nazionale ed internazionale, l'Italia ha problemi strutturali legati ad un tasso di crescita dell'economia ancora al di sotto della media Europea; i salari e le pensioni hanno perduto, negli ultimi anni, potere d'acquisto, facendo precipitare i consumi e determinando un progressivo impoverimento del ceto medio.
Per uscire da questa situazione difficile, aggravata dalla sfavorevole congiuntura internazionale e dalla crisi dei mutui americani, i cui effetti stanno per investire il vecchio continente, gli economisti più accreditati ed illuminati indicano la necessità di adottare diverse soluzioni.
Per alcuni di essi, se il nostro paese vuole uscire da questa situazione drammatica, deve ripensare profondamente il proprio modello di sviluppo, fondato su di un capitalismo definito frammentato, a causa della prevalenza della piccola e media impresa rispetto ai grandi gruppi.
Secondo questa chiave di lettura della crisi economica italiana, accanto alla necessità di abbattere il debito pubblico, un fardello che pesa sul destino del nostro Paese, bisogna ristrutturare il sistema delle imprese per renderlo competitivo nel mondo globalizzato, investendo in ricerca scientifica e predisponendo misure fiscali in grado di favorire la crescita, a partire da una sostanziale riduzione della pressione fiscale su imprese e famiglie.
Secondo l'opinione di altri economisti, la soluzione per portare il paese al di fuori di questa drammatica condizione, consiste nel ripensare le modalità complessive che disciplinano la spesa pubblica, determinandone una sostanziale diminuzione, grazie alla quale avviare la riduzione del carico fiscale ed incentivare i consumi interni.
Il professore Tremonti, da studioso ed intellettuale, ha pubblicato un libro, La Paura e La Speranza edizione mondadori, sulla situazione economica italiana, che ha fatto molto discutere, durante questa difficile stagione politica. Secondo il suo punto di vista, ad aggravare la crisi nazionale vi è la novità rappresentata dalle economie in piena espansione in Asia, come quelle cinese ed indiana, da cui dovremmo difenderci seguendo una politica economica ispirata al protezionismo.
Le difficoltà del sistema economico italiano ed occidentale dipendono dagli alti costi di produzione in confronto a paesi come Cina ed India, nei quali la manodopera viene retribuita con stipendi da fame. Inoltre, visto che in occidente è in atto una deriva nichilista, occorre riscoprire i valori su cui si fonda l'identità culturale del vecchio continente. Le tesi di Tremonti sono state discusse da autorevoli intellettuali, da Panebianco a Mario Monti, a Giovanni Sartori.
Secondo l'economista Monti, è inimmaginabile, nell'era della globalizzazione dei mercati, pensare di potere ricorrere al protezionismo per tutelare le imprese italiane, che annaspano tra mille difficoltà per non perdere quote di mercato. Diversamente, occorre aiutare le imprese a ristrutturarsi, per riconquistare la capacità di competere sui mercati internazionali. Inoltre una politica economica ispirata al protezionismo non sarebbe possibile nel nostro Paese, visto che le grandi decisioni in materia economica spettano alla unione europea.