


Da ormai un lustro esiste una tensione tra l'Iran e gli Stati Uniti d'America. La causa ufficiale sarebbero le bombe ed i missili a lunga gittata posseduti dal Paese orientale. In realtà le cause sono altre.
Il governo iraniano ha deciso di costituire nel breve una borsa valori del petrolio non più denominata in dollari, o meglio non solo in dollari ma anche in euro. Questa notizia che potrebbe sembrare di poco valore è una vera rivoluzione nel campo dei centri di forza globali.
Per poter capire la rilevanza di questa notizia si parta da una semplice domanda: qual è il limite per un paese all'emissione di moneta? Perchè un paese non emette moneta a proprio piacimento arricchendo così tutti i propri cittadini?
Saltando dimostrazioni di politica economica, possiamo dire che il limite principale all'emissione di moneta è l'inflazione. Senza un aumento reale dell'economia del paese in questione, l'aumento di ricchezza dovuto alla semplice emissione di moneta sarebbe solo nominale e ci sarebbe un automatico aggiustamento dei prezzi dei beni.
Ma cosa succede se la stessa moneta è utilizzata per gli scambi non solo del paese in questione ma per quelli internazionali? In quel caso non ci sarebbero limiti all'emissione di moneta in quanto l'inflazione sarebbe scaricata su più vasta scala ripercuotendosi in minima parte all'interno.
Per quanta moneta si stampi, ci sarà sempre il mercato internazionale composto da banche centrali e operatori privati disposti a comprarla per fare le operazioni (acquisto e vendita di petrolio, grano, caffè, valuta di riserva ecc.).
Insomma gli Usa hanno sempre nel tempo emesso moneta senza preoccuparsi delle distorsioni tant'è che Connolly, il segretario Usa al Tesoro nel '71, affermò rivolgendosi agli europei: 'il dollaro è la mia moneta, ma il vostro problema.' Adesso la situazione si sta invertendo e la continua rivalutazione dell'euro non è solo figlia di speculazioni. Se l'Iran attuerà il suo disegno gli Usa dovranno affrontare un serio problema economico ancor prima che politico.