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ECONOMIA E FINANZA

Economia Europea 2008-2009: crisi e previsione negative per Pil e occupazione in Gran Bretagna, Francia, Germania. Anche la politica si trova in difficoltà di fronte all'aumentare dei problemi finanziari.

Siamo di fronte ai primi segnali di una vasta recessione economica, ben più grave di quella che lasciava presagire il disastro dei subprimes e gli effetti a cascata che dal sistema bancario americano si sono sentiti sulle istituzioni finanziarie europee, molto più pesantemente coinvolte nella catastrofe di quanto avrebbero preferito far credere?

di Giustiniano Rossi

Gli industriali, soprattutto i proprietari di piccole e medie imprese con meno di 100 dipendenti, riducono le loro previsioni d'investimento, il PIL cala dello 0,3% nel 2° trimestre 2008, anno nel quale la crescita non arriverà all'1%, mentre per il 2009 la previsione è ancora inferiore, il consumo delle famiglie è atono, il deficit pubblico non sarà inferiore al 3%, il contributo degli istituti finanziari all'imposta sulle società (24% nel 2007) dovrebbe essere ben inferiore nel 2008 dopo la crisi dei subprime: le uniche speranze vengono da una riduzione del prezzo del petrolio e da un deprezzamento dell'euro.

Nel primo semestre 2009 si prevede un ulteriore peggioramento della disoccupazione e del potere d'acquisto delle famiglie - in maggio, giugno e luglio 2007 la disoccupazione è tornata ad aumentare e le occasioni di lavoro per i 650.000 francesi che per sopravvivere frequentano le agenzie di lavoro interinale, dopo l'abolizione del tetto per le ore straordinarie, si fanno sempre più rare - una contrazione del gettito fiscale, l'impossibilità per Sarkozy di mantenere la promessa di sopprimere l'Imposizione Forfettaria Annuale che pesa per 1,6 miliardi di euro annui sulle imprese e la mancanza di mezzi finanziari per far fronte ad una congiuntura depressa e rilanciare la domanda interna.

Se Parigi piange, Berlino non ride: il PIL cala dello 0,5% nel 2° trimestre 2008, le previsioni a 6 mesi sono tornate al livello del 1993, sul morale dei consumatori pesano le prospettive congiunturali e l'anticipazione di nuovi aumenti dei prezzi, le tariffe dell'energia sono in aumento, gli investimenti nel settore delle costruzioni calano del 3,5% (dopo un -5,7% nel 1° trimestre), il ritmo di riduzione della disoccupazione rallenta: unica nota positiva, un avanzo dei conti pubblici di 6,7 miliardi di euro nel 1° semestre.

Per il PIL inglese, Londra annuncia crescita zero nel 2° trimestre 2008 (era stata dello 0,3% nel primo trimestre), gli ordini nell'industria sono in calo, i costi in aumento, la produzione diminuisce ed aumenta la disoccupazione, manca liquidità, nell'immobiliare i prezzi sono in caduta libera, il tasso d'inflazione previsto è del 5%.

Ma l'economia britannica sta cambiando: da un modello "all'americana" fondato sul finanziamento dei consumi attraverso l'indebitamento, i bassi tassi di interesse e la speculazione immobiliare, il Regno Unito sembra voler passare ad un sistema più "europeo", basato sulla produzione e sulle esportazioni, come è confermato dalla decisione della Banca d'Inghilterra di mantenere il suo tasso al 5%.

Che siano i primi segnali di una vasta recessione economica, ben più grave di quella che lasciava presagire il disastro dei subprimes e gli effetti a cascata che dal sistema bancario americano si sono sentiti sulle istituzioni finanziarie europee, molto più pesantemente coinvolte nella catastrofe di quanto avrebbero preferito far credere?

Certo, prima o poi gli effetti dell'offensiva neoliberista, che da almeno dieci anni devasta il pianeta trasferendo ricchezza dal lavoro alla rendita, aumentando a dismisura il numero dei poveri, attaccando l'intera costruzione del welfare uscito dalla crisi del '29 e dal secondo conflitto mondiale, con l'obbiettivo di consegnare ai privati le imprese di servizio pubblico, i settori strategici dell'economia, il sistema pensionistico e quello sanitario, dovranno farsi sentire e sarà sempre più difficile scaricarne le conseguenze su popolazioni povere, lontane e scarsamente visibili, complici le guerre ed i mass media.

Forse siamo vicini all'esplosione di contraddizioni connaturate al capitalismo come l'inconciliabilità dell' interesse privato con quello pubblico, l'impossibilità di programmare e governare l'economia data l'intoccabilità dei potentati finanziari, commerciali e industriali che dominano il mondo secondo le loro convenienze, l'assurdo modello economico basato sul classico produci - consuma - distruggi sempre più in contrasto con l'urgenza della costruzione di un'economia compatibile con le risorse di un pianeta le cui ricchezze sono state messe a dura prova da due secoli di rivoluzione industriale il cui motore principale è stato il profitto di pochi a spese di tutti gli altri.

Categoria: Economia e Finanza