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TECNOLOGIE E RETI

Internet usata da meno della metà degli italiani e il numero è anche in diminuzione rispetto al 2007..

Le statistiche non ci fanno sorridere quando riguardano la nostra popolazione, e ancora di meno quando parlano dell'Italia e di Internet. Siamo cosi poco informatizzati?

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di Alessandra Agapiti

L'inchiesta, portata avanti lo scorso 20 febbraio dalla IX commissione permanente della Camera (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) cui presidente è Mario Valducci, è stata condotta su persone tra i 16 e i 74 anni.

Stiamo parlando dell'utilizzo di Internet da parte del popolo italiano. Solamente il 42% della popolazione naviga nel web costantemente, contro un 60% della media dell'Unione Europea.

L'Italia si colloca al terz'ultimo posto, peggio solo la Bulgaria e la Romania, ma entrambe in veloce crescita. Al top l'Olanda, poi Svezia e Norvegia, Danimarca, Lussemburgo e Germania.

Inoltre, come se non bastasse, la percentuale italiana è in diminuzione!

I principali usi della Rete in Italia sono il controllo della posta elettronica e la ricerca di informazioni; viene utilizzata, anche se in maniera decisamente minore, per prenotare viaggi o alberghi. In genere l'utilizzo di Internet è quotidiano e viene condotto da impiegati al di sotto dei cinquant'anni o da studenti.

Chi non utilizza Internet dichiara di non avere sufficienti competenze in materia o di non essere interessato al fenomeno, di non aver frequentato corsi pubblici su uso di pc e web e ritiene comunque che non gli sarebbero utili. Altra causa di esclusione sono gli accessi delle famiglie alla banda larga: solo il 31%, contro una media Ue del 48%. Siderale la distanza dell'Italia dalla Germania e dalla Francia, ma anche dalla piccola Estonia.

Se si guarda ad un tema di grande interesse per l'economia, l'uso dell'internet banking, la situazione italiana è drammatica: siamo al 22° posto su 26. Inoltre dopo anni che si discute di e-government, si scopre che soltanto il 15% della popolazione ha interagito negli ultimi tre mesi con qualche istituzione pubblica.

La media europea è del 28% (quasi il doppio che da noi), ma i Paesi a maggiore popolazione come Francia, Inghilterra e Germania sono ben distanti, e non possiamo neanche confrontarci con i Paesi in cui l'e-government è una realtà ossia Norvegia,Olanda,Finlandia, ecc.

La situazione desta preoccupazione e non prevede, a breve, segnali di miglioramento. La causa principale è sicuramente l'assenza da parte di tutti i Governi, almeno dal 2000, di una seria politica di innovazione che duri nel tempo con coerenza, che punti sui nuovi consumi anche intellettuali e che veda nella rete non una tecnologia come le altre, ma la grande occasione per la crescita del capitale sociale del Paese

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Basti pensare ad alcuni recenti provvedimenti proposti da politici italiani come l'emendamento sicurezza (ddl 733 del senato) che autorizza il Ministro dell'Interno ad interrompere un servizio on line che violi le leggi legate all'apologia di reato (compresi i grandi social network come Facebook o Youtube in cui i contenuti sono generati dagli utenti), la proposta di legge antipirateria dell'Onorevole Barbareschi, il ddl 2195, proposto dall'Onorevole Carlucci, che tenta un approccio poco chiaro al tema dell'anonimato in rete e, infine, le recentissime dichiarazioni del Ministro Maroni sulla necessità di decriptare le conversazioni degli utenti di Skype, sono tutte proposte che marciano contro lo sviluppo informatico.

Bisognerebbe fare come il presidente Usa Obama che richiama un New Deal informatico, e allora si che qualcosa cambierebbe.

Data di pubblicazione: 13/05/2009
Categoria: Tecnologie e Reti