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di Riccardo Cesari
La scelta che, da inizio anno, i lavoratori dipendenti del
settore privato devono affrontare, è più articolata di quanto possa sembrare.
Per i lavoratori non iscritti a fondi pensione, e sono la stragrande
maggioranza, circa 11 milioni su 12, le possibilità tra cui optare sono almeno
quattro:
1) lasciare il Tfr in azienda;
2) versare il solo Tfr a una forma pensionistica complementare opportunamente
scelta (conferimento esplicito);
3) aderire al fondo pensione contrattuale versando il Tfr e la propria quota
contributiva;
4) non esprimersi e quindi conferire il Tfrin modo tacito dal 1° luglio 2007 al
fondo pensione di riferimento: un fondo contrattuale o, in mancanza, il Fondo
residuale a capitalizzazione chiamato FondInps.
I quattro casi
Nel primo caso nulla cambia per il lavoratore rispetto alla situazione attuale: unica particolarità, il Tfr, per chi lavora in aziende sopra i 50 dipendenti, verrà versato dal datore al Fondo Tfr a ripartizione presso l’Inps, in sostanza come i contributi per la pensione obbligatoria. Mentre l’interlocutore diretto del lavoratore per richieste, erogazioni eccetera è sempre solo il datore di lavoro.
Nel secondo e terzo caso il Tfr passa in modo esplicito alla previdenza complementare. La differenza sta nel fatto che nel secondo solo il Tfr alimenta la posizione previdenziale, mentre nel terzo il fondo pensione viene alimentato da tutte e tre le fonti di finanziamento: il Tfr, il contributo del lavoratore e quello del datore di lavoro. Si può dire, qui, che la contribuzione del lavoratore "trascina", in una sorta di "prendi 2 paghi 1", anche quella del datore (che diversamente andrebbe perduta sebbene contrattualmente definita) con conseguente effetto moltiplicativo sui versamenti e quindi sulla pensione finale.
Nel quarto caso il lavoratore tace per tutto il semestre e il suo silenzio viene interpretato come assenso all’adesione senza contribuzione, a partire dal 1° luglio 2007. O, in generale, sei mesi dopo l’assunzione. La differenza rispetto all’adesione esplicita sta nel fatto che con l’adesione tacita il lavoratore non sceglie né la forma pensionistica né il comparto d’investimento in cui versare le somme di Tfr che per legge vengono portate "nella linea a contenuto più prudenziale tale da garantire la restituzione del capitale e rendimenti comparabili al tasso di rivalutazione del Tfr". (1) In realtà non è detto che tale linea "garantita" sia la più confacente rispetto alle caratteristiche socio-economiche del lavoratore.
La domanda cruciale è dunque: quale strada conviene prendere?
Un confronto quantitativo
Consideriamo quattro lavoratori dipendenti, mai stati aderenti di un fondo pensione, tutti con la stessa età e la stessa retribuzione annua lorda iniziale di 25mila euro, crescente nel tempo, per anzianità e carriera, al 3 per cento all’anno. Uno lo chiamiamo Aziendo perché ha deciso esplicitamente di lasciare il suo Tfr maturando in azienda; uno Corto poiché ha deciso di versare nel fondo negoziale, comparto «bilanciato», solo il Tfr; uno Todo poiché ha preferito aderire al fondo negoziale anche con la sua contribuzione; infine Tacito, di nome e di fatto, si trova nel fondo negoziale, comparto «garantito», col solo Tfr, non avendo preso nessuna decisione. Tutti i lavoratori subiscono le stesse trattenute previdenziali obbligatorie e percepiranno la stessa pensione pubblica, a parità di carriera e di età al pensionamento. In termini di primo pilastro, quindi, la loro posizione è identica poiché la scelta di adesione al fondo complementare non modifica la pensione pubblica cui avranno diritto.
La diversità sta nel fatto che Aziendo al momento del pensionamento otterrà il Tfr accumulato, rivalutato ogni anno al 3 per cento lordo (si ipotizza un’inflazione al 2 per cento), meno la tassazione dell’11 per cento sui rendimenti e quella con aliquota media (ipotizzata al livello minimo del 23 per cento) al momento della liquidazione. Corto investe il solo Tfr nel fondo pensione, comparto «bilanciato», che rende secondo due ipotesi il 3 e il 5 per cento lordo da tasse e netto da commissioni e spese e subisce una tassazione dell’11 per cento sui rendimenti e agevolata al 15 per cento (a scendere fino al minimo del 9 per cento) sul capitale erogato a fine lavoro. Todo aggiunge al Tfr anche la sua contribuzione (l’1,2 per cento della retribuzione) determinando così anche il versamento dell’azienda in pari ammontare. Infine anche Tacito viene associato al fondo, ma in modo automatico, col solo Tfr e nel comparto «garantito», che si assume renda il 3 per cento lordo da tasse come il Tfr.
Per paragonare correttamente le quattro situazioni, a fronte del contributo di Todo (300 euro all’anno esenti da imposte) si è ipotizzato un analogo investimento (231 euro di reddito tassato, equivalente a un pac) sul mercato finanziario da parte degli altri lavoratori in modo tale che il reddito netto dopo gli investimenti finanziari e disponibile per il consumo sia il medesimo per tutti i soggetti. Per ipotesi il rendimento di mercato è posto uguale a quello del comparto «bilanciato» del fondo pensione (3 e 5 per cento prima delle tasse) ma con tassazione all’usuale aliquota del 12,5 per cento.
In un primo confronto, i quattro soggetti sono stati ipotizzati "anziani", vale a dire con ancora 10 anni di lavoro; quindi si sono ipotizzati 20 e 30 anni di attività, ottenendo risultati comparativamente simili.
Per il confronto si è utilizzata la variazione percentuale dei montanti finali, al netto delle tasse, accumulati dai vari lavoratori rispetto al caso del Tfr in azienda.
Tabella 1 Variazione percentuale dei montanti finali netti rispetto al caso (1)
