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LAVORO E FISCO

Paradisi fiscali: San Marino, Monaco, Svizzera e Liechtenstein dove il segreto bancario è impenatrabile. Alcune considerazioni.

Dopo il caso Liechtenstein, il problema si è esteso anche ad altre nazioni, come la Svizzera o San Marino. Alcune considerazioni sul caso

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di Maria Cecilia Guerra

Un paradiso fiscale è una nazione dove la tassazione fiscale non esiste o quasi. Luogo ideale per le società "fittizie", a cui vengono attribuiti i profitti di altre società vere per scampare alla tassazione dei Paesi di effettiva residenza.

Sono poi paradisi fiscali quei paesi che, garantendo un segreto bancario impenetrabile, consentono di compiere transazioni coperte, nascoste agli occhi indiscreti del fisco del proprio paese.

Il Liechtenstein , ad esempio, rientra in questo secondo tipo di paradiso fiscale. È questa impenetrabilità che attira i capitali dall'estero e rende prospera l'industria finanziaria del paradiso ai danni degli altri paesi, permettendo ai residenti di questi ultimi di aggirarne le norme, di compiere cioè dei reati. Sia ben chiaro, non si tratta 'solo' di evasione fiscale. I paradisi fiscali possono attirare denaro che proviene anche da altre attività illecite : quello che la criminalità organizzata ottiene dal commercio della droga o delle armi.

Si capisce quindi che i paradisi fiscali rappresentino un pericolo per gli altri paesi e che il loro grado di 'pericolosità' sia in buona parte misurato dalla loro maggiore o minore disponibilità a fornire informazioni su movimenti di capitale che potrebbero avere natura illecita. D'altro lato, è proprio sulla scarsa disponibilità a fornire informazioni che si fonda la loro reputazione e ciò spiega quindi la loro resistenza a collaborare.

Anche nella migliore delle ipotesi, le informazioni che si ottengono dai paradisi fiscali sono informazioni a richiesta : relative cioè a singoli individui, a partire da ben istruite ipotesi di reato.

Questo non è però sufficiente per contrastare l'evasione fiscale. Tale contrasto richiede infatti un'azione di deterrenza, preventiva, che per essere efficace deve essere rivolta all'insieme dei contribuenti. Per tale finalità è vitale un accesso all'informazione su vasta scala.

Un tratto comune dell'azione di contrasto messa in atto, al proprio interno, da tutti i paesi che si impegnano seriamente su questo fronte, Stati Uniti in testa, è l'utilizzo di metodi finalizzati ad ampliare l'accesso del fisco alle informazioni, fra cui l'interconnessione delle banche dati in possesso delle amministrazioni pubbliche, la tracciabilità degli assegni, l'obbligo di trasmissione di dati imposto a soggetti terzi, eccetera.

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Ma anche quando si vogliono contrastare fenomeni di dimensione internazionale la collaborazione fra paesi nel campo della trasmissione delle informazioni è fondamentale, altrimenti non resta che appellarsi a strumenti eccezionali. Si pensi al recente caso della lista di Vaduz, che ha visto la Germania ricorrere addirittura all'intelligence, non per stanare un singolo evasore, ma per acquisire dati su una rete di relazioni finanziarie sospette fra i cittadini del proprio paese e il vicino paradiso fiscale.

Due esempi possono aiutare a capire la dimensione internazionale del problema.

  1. In risposta alla liberalizzazione dei movimenti di capitali, tutti i paesi dell'Unione Europea avevano progressivamente eliminato la tassazione sugli interessi percepiti da soggetti non residenti. In questo modo ognuno di essi era divenuto paradiso fiscale nei confronti degli altri: l'italiano che investiva in Italia era tassato sugli interessi percepiti; non lo era invece se investiva in qualsiasi altro paese europeo, perché lì non c'era alcun prelievo sui non residenti. Per arginare questo fenomeno, l'Unione Europea, al termine di un percorso durato circa quindici anni, ha introdotto una direttiva che rende possibile la tassazione da parte del paese di residenza, grazie a uno scambio di informazioni automatico , che riguarda cioè tutti i cittadini e tutti i pagamenti di interessi. Ma questa direttiva, pure molto importante, ha un tallone d'Achille: per funzionare deve coinvolgere non solo i paesi dell'Unione, ma anche quelli con cui esistono maggiori relazioni finanziarie, dalla Svizzera a Monaco, a San Marino al Liechtenstein. Con questi paesi alcuni accordi sono stati raggiunti, ma come dimostra il recente dibattito in sede Ecofin, c'è ancora molta strada da fare.

  2. Molte delle frodi che riguardano l'Iva avvengono attraverso operazioni triangolari che coinvolgono più paesi. Le operazioni si avvalgono dell'interposizione di una terza società fittizia fra le due coinvolte nella transazione oggetto di tassazione. Per combattere questo tipo di evasione è necessaria una cooperazione fra paesi che si fondi proprio su quello scambio di informazioni che così difficilmente si riesce a ottenere dai paradisi fiscali.
    Non è un caso che proprio su questo delicato terreno si incontrino le difficoltà più forti a raggiungere l'accordo fra il nostro paese e San Marino che dovrebbe portare quest'ultimo a non essere più incluso fra i paradisi fiscali. San Marino, infatti, è disponibile a offrire la sua collaborazione nella lotta alle frodi fiscali solo in casi molto circostanziati, a fronte di indizi chiari e precisi, ed è anche molto determinato a non aderire alla richiesta di collaborazione nelle azioni di contrasto all'evasione dell'Iva, specie se messe in atto attraverso operazioni di triangolazioni o altre simili.

Data di pubblicazione: 14/03/2008
Categoria: Lavoro e Fisco