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di Fabio Fiorillo e Mauro Gallegati
La dimensione dell'economia sommersa è preoccupante, ma non fa piena luce su un fenomeno complesso. Differenti politiche di emersione devono essere pensate se l'evasione è un comportamento legato alla marginalità delle imprese e al basso reddito oppure se è ascrivibile agli alti redditi. Occorre dunque approfondire la questione, rispondendo in primis a tre domande: quando, quali sono i periodi in cui l'evasione è maggiore? Dove, qual è la distribuzione territoriale e settoriale del sommerso? Chi sono gli evasori?
L'andamento nel tempo della differenza tra la pressione fiscale apparente e la pressione fiscale effettiva risente, in parte, del ciclo politico.
A partire dalla fine della prima Repubblica, si osserva come durante i governi Amato e Ciampi e i governi di centrosinistra la differenza si riduce, e con essa la quota dell'evasione, sia in fasi di aumento o diminuzione della pressione fiscale. Con i governi di centrodestra la differenza aumenta, cioè cresce l'evasione e quindi il peso delle imposte per chi effettivamente le paga. La stessa circostanza si verifica durante gli anni del governo Amato2, di centrosinistra. Nonostante la riduzione della pressione fiscale apparente, quella effettiva si riduce di poco, poiché una platea più piccola di cittadini deve sopportare l'effettivo onere contributivo.
La distribuzione territoriale del sommerso
Per calcolare la pressione fiscale a livello regionale abbiamo utilizzato le stima dell'economia sommersa calcolata dall'Agenzia delle Entrate a partire dalle dichiarazioni Irap
La quota di economia sommersa è più bassa nel Nord Ovest, seguito dal Nord Est, dal Centro e, buon ultimo, il Mezzogiorno, mentre la scala della pressione fiscale decresce dal Nord Ovest, al Centro, al Nord Est, al Sud. Tuttavia, analizzando la differenza tra la pressione fiscale effettiva e la pressione fiscale apparente per le venti regioni italiane non si trovano regolarità evidenti. Da notare che se le entrate tributarie fossero effettivamente regionalizzate e se il sommerso recuperato fosse attribuito a livello regionale, la pressione fiscale effettiva sopportata da chi paga le tasse potrebbe abbassarsi in maniera significativa non solo in molte regioni del Sud, ma anche in regioni del Nord e del Centro.
Concentrazione settoriale dell'evasione
La maggior quota di economia sommersa nel Sud viene spesso spiegata dal livello basso del reddito procapite regionale, l'evasione per “sopravvivere”. Oppure dalla differente composizione settoriale, l'evasione “strutturale”: la quota di sommerso è più elevata in economie caratterizzate dalla presenza di settori per i quali è più difficile l'accertamento.
Per verificare se esiste un effetto composizione, occorre guardare ai differenti tassi di irregolari nelle varie attività produttive che vanno crescendo dall'industria in senso stretto alle costruzioni, ai servizi fino all'agricoltura.
Le regioni meridionali hanno una composizione settoriale più sbilanciata verso l'agricoltura, le costruzioni e i servizi. Ci si potrebbe attendere quindi che la diversa composizione settoriale possa contribuire a spiegare la maggior evasione. Tuttavia, sappiamo anche che le differenze regionali tra pressione fiscale effettiva e apparente non mostrano alcuna regolarità e, in termini assoluti, l'economia sommersa si concentra nelle regioni con minor reddito e nei settori non industriali: analizziamo dunque la concentrazione settoriale relativa.
Per concentrazione settoriale relativa del sommerso in una regione intendiamo il rapporto tra la quota di lavoro irregolare in un settore in una regione e la quota di irregolari in quella regione. Se la concentrazione settoriale relativa del sommerso in ciascuna regione fosse simile alla concentrazione settoriale relativa della media italiana, il basso reddito procapite regionale e l'effetto composizione sarebbero sufficienti per spiegare l'evasione meridionale.
L'evasione nell' industria è relativamente più concentrata nelle regioni meridionali, mentre nelle altre regioni si trova di più nel settore dei servizi . Il risultato sembra corroborare l'ipotesi di “sommerso per sopravvivenza” nel Sud. Mentre il fatto che gli irregolari indipendenti siano per lo più impiegati nei servizi e che le regioni del Centro Nord siano quelle con il reddito maggiore, può far ipotizzare che proprio in queste aree sia relativamente più concentrata l'evasione che caratterizza i decili più alti del reddito da lavoro autonomo.
L'evasione per tipologia di reddito
La presenza di lavoro nero porta a una riduzione delle dichiarazione dei redditi personali. Nel 2004 D'Amuri e Fiorio hanno calcolato la quota di reddito personale evasa.
Una affermazione apparentemente tautologica, come gli individui più poveri sono anche quelli che dichiarano meno, va corretta poiché questo è vero solo per i lavoratori dipendenti per i quali la quota evasa dal primo decile di reddito è di circa il 55 per cento. Tuttavia, all'aumentare di reddito la quota diminuisce fino quasi a scomparire, mentre per i lavoratori autonomi la quota di reddito evasa è elevata anche nei decili superiori. Il nono decile continua a presentare una quota evasa di circa il 9 per cento.