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L'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, chiamato in causa dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, e dal Commissario Ue al fisco, Laszlo Kovas, ha commentato oggi la manovra del Governo di raddoppiare l'aliquota IVA su Sky.
Sia Prodi che Kovas confermano in sostanza la versione fornita ieri da Tremonti, che ha motivato la decisione di innalzare le tasse sulla pay - tv satellitare per con la necessità di evitare il rischio di una procedura di infrazione da parte dell'Unione europea.
Attraverso la sua portavoce, il commissario europeo al fisco ha ricostruito tutta la vicenda: "La Commissione ha ricevuto nell'aprile del 2007 un reclamo, dove si denuncia la presenza di due aliquote diverse nel settore delle tv a pagamento, con alcuni che applicano l'Iva al 10% e altri al 20%". Nella ricostruzione non si precisa che a inoltrare il reclamo sia stata Mediaset.
La portavoce ha proseguito: "La Commissione ha proceduto a fare le sue verifiche. Ricordo che nella direttiva Iva c'è un allegato in cui si dice che si può applicare un'Iva ridotta, ma assicurando la neutralità fiscale. Non ci possono essere aliquote diverse per uno stesso tipo di servizio". In sostanza, ai guardiani comunitari non interessa l'entità della tassa: l'importante è che non vi siano situazioni di disparità, concorrenza falsata.
Perciò "è dunque il governo che deve decidere se applicare o meno l'Iva ridotta. Le autorità italiane hanno ammesso che l'attuale regime non era conforme alle regole comunitarie e si sono impegnate a cambiarlo". Visto che il decreto governativo ha unificato i trattamenti il caso - è il senso - per l'Unione europea è chiuso. Si riaprirà "se le autorità italiane dovessero insistere nel non cambiare questo regime di aliquote. Di fronte a una situazione di discriminazione, l'Ue avrebbe aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia". Ma Tremonti e Berlusconi, a questo punto, si sentono forti e autorizzati ad andare avanti.
Prodi, premier ai tempi del reclamo Mediaset, dice in un colloquio con il "Messaggero": "Era ovvio che il governo dicesse sì all'allineamento delle aliquote, adempiere a questa obbligazione era ovvio". Il Professore precisa che poi che allineamento non vuol dire per forza alzare l'Iva a Sky, può anche essere fatto al ribasso. Il governo Prodi comunque non era mai entrato nel merito delle cifre da ritoccare, comunque "le sollecitazioni dell'Ue ci furono". Adesso, aggiunge Prodi come regolarsi "è un problema loro".
Ma l'opposizione non ci sta, e continua ad attaccare il governo sulla questione. La ricostruzione della Commissione europea, secondo il senatore democratico Vincenzo Vita, non assolve l'esecutivo: "Sui testi europei non si fanno interpretazioni o supposizioni. Uniformare le aliquote non vuole dire alzarle, né tanto meno, come è ovvio, raddoppiarle.
Inoltre, la notizia che si sarebbe eventualmente aperta una procedura di infrazione è la conferma più lampante che non vi era, ancora, alcuna procedura di infrazione in atto". Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni nell'ultimo governo Prodi, puntualizza che "il raddoppio dell'Iva lo ha deciso Roma e non Bruxelles. Inoltre, non c'è alcuna procedura d'infrazione aperta".
Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini si augura "che il presidente del Consiglio sia coerente: difendendo oggi Sky difende i principi che lo hanno portato ieri a battersi per Mediaset".