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La privacy su Internet? Il vero rischio sono i motori di ricerca con i cookies che durano 40 anni. Ci spiano? No, serve solo per la pubblicità.

Fin troppe volte, io come altri, abbiamo parlato dell'insicurezza intrinseca nell'uso di Internet per i trasferimenti di dati sensibili. Precauzioni, rischi o allergie derivate non verranno trattati in questo documento

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Fin troppe volte, io come altri, abbiamo parlato dell'insicurezza intrinseca nell'uso di Internet per i trasferimenti di dati sensibili. Precauzioni, rischi o allergie derivate non verranno trattati in questo documento. Qui si leggerà riguardo un problema che può costituire una minaccia più pericolosa di una mail "intercettata":

 

Lo strapotere dei motori di ricerca

I dati personali sono l'ambito premio che vuole ottenere chi attenta alla vostra privacy. Se possedete un segreto esplicito, il vostro nemico/concorrente potrebbe agire per impadronirsene. Questo è semplice da immaginare perché si tratta di uno scontro tra due utenti informatici, un sistema vittima ed un attaccante.

Quando si parla di protezione si allude ai propri dati, quelli che usiamo per lavoro, studio, ricerca... Comunicare un'e-mail che spiega le nostre intenzioni ci può mettere a disagio, farci pensare a quanto sarebbe fastidioso se perdessimo la segretezza che per ora vogliamo mantenere. Tuttavia il fatto di possederli non ci dà alcun beneficio, è il loro utilizzo che ci può interessare.

Quindi, una volta compreso questo semplice passo, diventa logico pensare che la sicurezza dei nostri dati e la loro segretezza dipendano dalla sicurezza e dalla segretezza che il nostro computer è in grado di mantenere.

I virus come sono "conosciuti" non prendono i dati. Infettano i PC e non si capisce perché vengano fatti. Questo non è più vero da almeno 4 anni. Se prima i "virus" erano sviluppati per fare danni e propagarsi, ora sono pensati perché l'autore possa interrogarli e dar loro dei comandi da eseguire, in modo da sfruttare i dati o la potenza di calcolo sul computer della vittima. Ma anche i virus evolvono, ora i nostri documenti sensibili possono essere inviati automaticamente in giro per il mondo e lì con tranquillità analizzati.

Ok, presa consapevolezza, persi i propri dati qualche volta, ipotizziamo di aver installato un antivirus, firewall, ecc...
Ci siamo protetti. Ora i nostri dati sono al sicuro?
No.
Come no?
No perché, normalmente, siamo proprio noi a comunicare a sconosciuti i nostri dati sensibili.
 

(continua sotto la comunicazione pubblicitaria)

Pensate alla navigazione in Internet di un utente. Forum, siti di informazione, motori di ricerca, webmail, mailing list, newsgroup. In tutti questi luoghi virtuali spargiamo delle informazioni che ci riguardano.
Su "maporama" lasciamo indicazione di un luogo dove vogliamo recarci e del quale ci serve una mappa.
Sul forum chiediamo quale prodotto comprare, perché il vecchio non ci ha convinti.
Sul motore di ricerca cerchiamo informazioni riguardo a quello cui lavoriamo, per vedere se altri hanno già fatto qualcosa di simile, ne hanno già discusso o se già esiste quello che vogliamo realizzare. Sicuramente non cerchiamo informazioni che non ci interessano.

Se ci fosse un servizio statale in grado di offrire e-mail veloci, forum gratuiti, motore di ricerca internazionale, servizi di consultazione conti correnti... ci fideremmo? Probabilmente di meno.
Si capirebbe troppo chiaramente che facendo affidamento ad un sito solo, questo sito saprebbe tutto di noi.
Si capirebbe troppo chiaramente che, se perdessimo la nostra login e la password di un sito così importante, un malintenzionato potrebbe sapere tutto di noi.
La percezione di "diffondere" informazioni, anche obiettivamente sensibili, sotto uno pseudonimo scelto a caso, con altri pseudonimi più o meno conosciuti, ci dà la sensazione di stare tra un gruppo di persone più o meno fidate, con le quali perlomeno possiamo parlare senza filtri in un determinato contesto.

Continua >>>



Data di pubblicazione: 18/10/2006
Categoria: E-business