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Homo Informaticus, resta con i tuoi simili e crea una grande tribù.

Questo è il pensiero di un uomo che circa 30 anni fa, ha condizionato la mia vita professionale e non, spero che adesso lo stesso pensiero possa essere utile ad altri

Questo è il pensiero di un uomo che circa 30 anni fa, ha condizionato la mia vita professionale e non, spero che adesso lo stesso pensiero possa essere utile ad altri. Mi diceva: “il calcolatore (così si chiamava, allora) svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo di una società tecnologica e fornisce un contributo per il potenziamento dell’intelligenza umana. Perciò è importante intensificare l’uso dei calcolatori, per ampliare le nostre conoscenze e fondare meglio i nostri giudizi.

Una società tecnologica richiede libertà di conoscenza, creatività ed una certa capacità di prevedere il futuro; ma tutto ciò è possibile solo in una cultura psicologicamente libera. Al centro del problema dell’evoluzione sociale c’è sempre l’uomo, con la sua cultura le sue conoscenze e con la sua volontà di libertà”.  Tutti noi, addetti ai lavori, abbiamo sempre saputo, che il mondo dei calcolatori fosse una delle variabili più decisive allo sviluppo della società civile. Il calcolatore non è una brillante invenzione, frutto dell’eroismo intellettuale di un singolo, ma rappresenta in concreto una trasformazione culturale.

Esso rappresenta un ponte attraverso il quale, forme di pensiero fortemente, innovatrici possono fare ingresso nella vita di tutti i giorni, con una rilevanza storica le cui conseguenze sono in larga parte ancora da scoprire. Scienza e tecnologia sono il difficile e complesso prodotto degli uomini che tentano di costruire una continuità per l’umanità civile. Però, gli uomini hanno bisogno di solidarietà cooperativa per conferire e conservare senso morale alla loro opera. Non si costruisce molto, senza umiltà e lavoro.

Questo significa riconoscimento delle difficoltà che esistono, e del grande dispiego di intelligenza, di analisi e di fatica, che si richiede per modificare le cose importanti, per migliorare, seppur di poco, le incerte civiltà degli uomini. Così, si chiama in causa il senso e l’accettazione del limite e la difficile maturità della ricerca continua di equilibri evolutivi, in contrasto con le visioni prive di talento e di cultura.

Occorre accettare il lungo operare necessario per conoscere i fenomeni, e calcolare con responsabile riflessione le difficoltà che si incontrano per gestire gli eventi e ridurre gli ostacoli. Ciò può sembrare un’offesa a chi sente la realtà come un limite insopportabile e come un vincolo riduttivo della propria indubitata perfezione.

Tuttavia, pregiudizi e ideologie non funzionano nel mondo governato dal calcolatore, che richiede invece analisi rigorose e accurate verifiche sperimentali. Una società nella quale sia diffuso il calcolatore è, nei fatti, una società che reca in sé maggiori elementi di razionalità e di conoscenza: vale a dire una società più colta. Più una società è colta e razionale, e tanto meno essa è soggiogabile dalla stupidità ed arroganza di alcuni.

Il calcolatore, prima di essere un indice tecnologico privilegiato dello sviluppo economico, è un indice strategico di cultura e, molto probabilmente, anticipa una civiltà futura più intelligente, perché più amica della ragione umana e del cambiamento progettato in maniera incrementale. Voglio qui richiamare l’aneddoto di Euclide. Al suo re, che gli chiedeva se esistesse per lo studio della matematica una via più comoda e rapida di quella indicata nel suo libro ( Elementi ), Euclide rispose: “Nella matematica non esiste una scorciatoia per i re”.

In realtà, le scorciatoie non esistono per nessuno, e in nessun campo: ogni illusione in proposito si paga a caro prezzo, da parte di tutti. Non si danno nel mondo ideologie rapide e semplificatrici, le quali esonerino dal progettare accuratamente soluzioni pensate in modo razionale caso per caso e poi attentamente verificate.

Questo è il nostro mondo, cari colleghi del mondo del calcolatore, il mondo in cui ho creduto finora, supportato da ideali che mi hanno accompagnato mentre buttavo giù righe di codice su fogli di specifiche, disegnavo flow-chart o documentavo database. “Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte”, non permettiamo a nessuno di rubarci i nostri ideali e di impadronirsi della nostra religione. Sono 40 anni che il popolo del calcolatore girovaga nel deserto, con lo scopo di diventare veramente il popolo eletto.

Non tutti però sono degni di farne parte.

Si rende perciò necessario combattere  “le visioni” che illuminano delle loro verità pochi uomini eletti, che si costituiscono in nuove sette di sacerdoti (associazioni nazionali). Costoro, facendo leva sul loro fantomatico patrimonio di verità (la cui ubicazione risulta peraltro nota solo a loro), hanno come scopo principale quello di arrogarsi il diritto di decidere le sorti degli altri ed esercitano poi questo diritto con l’infallibile e catastrofica certezza degli illuminati.

Se, invece, gli uomini del calcolatore, vogliono davvero tentare di controllare il proprio destino, devono impegnarsi, con severa disciplina, in un duro e umile lavoro, che richiede la solidarietà degli sforzi da parte di tutti:

  • di quelli più orientati al calcolatore,                                                                   (giù all’inferno)
  • di altri allocati nel mondo di mezzo                                                                   (in purgatorio)
  • di quei pochissimi eletti, posizionati dove si prendono le decisioni strategiche      (su in paradiso).

 

E’ utile ricordare ai più giovani, il credo della nostra religione. Sulle tavole della legge scolpite con il fuoco, sprigionato dalle prime valvole termoioniche, c’è scritto di dubitare degli atteggiamenti divinatori e messianici di chiunque alimenti la discordia e dichiari fantasie di onnipotenza.

Tali atteggiamenti, traboccanti di parziali verità, vengono esposti nel quadro di logiche tanto esclusive, quanto rozzamente elementari. La verità assoluta, invece, è rappresentata dal fatto che, ancora una volta l’uomo del calcolatore è in schiavitù, e questa volta non centrano i politici o il Ministero di Grazia e Giustizia, il marcio viene dal nostro stesso ambiente, dal mondo del calcolatore, che pensavamo compatto e ormai vicino al premio finale (la terra promessa).

Il peso che portiamo in dote nei confronti della società e dello sviluppo della collettività, ci impone di non preoccuparci di qualcuno che potrebbe scendere dal nostro treno, per andare in qualche associazione per giocare a ruba-mazzetto il sabato e la domenica. Speriamo solo per loro, che abbandonati i sogni menzogneri, abbiano umiltà d’animo e maturità di intelletto sufficiente per raggiungerci con il prossimo treno a Canossa. Se invece volessero incontrare me, possono venire a Canosa, presso Barletta; ma è giusto avvisare anticipatamente chi si mette in viaggio, che alla mia età, posso giocare solo a tombola e non a rubamazzetto o ad asso-piglia-tutto.

Data di pubblicazione: 07/12/2005
Categoria: E-business


Note sull'autore

Ruggiero Cristallo

Informazioni su: Ruggiero Cristallo

Consulente di Direzione APCO e membro AIP, coniuga da 27 anni le tecnologie più innovative con le moderne tecniche manageriali. Amministratore della Cedam srl, software house di riferimento nello sviluppo di strumenti direzionali tipo... (continua)

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