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Nonostante venga dipinto, e sia nella mente di tutti, come il Paese più aperto alla diversità, in realtà l'America non è proprio cosi, anzi. Negli Usa infatti il razzismo è ben presente, e le difficoltà per i più "deboli" non sono poche.
Per fortuna qualcosa sta cambiando. A partire dall'elezione di Obama.
Per tutta la storia degli Stati Uniti i nuovi arrivati hanno dovuto combattere contro discriminazioni, razzismi, pregiudizi - né più, né meno di quanto succede oggi in Europa.
E, come sappiamo, il razzismo nei confronti degli afroamericani ha conosciuto, anche dopo che ci volle una guerra civile per liberarli, episodi di efferata violenza.
Tutto il movimento dei diritti civili degli anni '60 è costellato di linciaggi, assassini, pestaggi nei confronti dei neri e dei bianchi che stavano dalla loro parte.
Anche dopo l'approvazione delle leggi sui diritti civili il razzismo non finì. Assunse forme meno scoperte, poiché non era più legale si trasformò in discriminazione sociale. Se sei nero non puoi abitare in un dato quartiere, non puoi fare carriera in una data professione, non vieni ammesso in un club privato, anche se hai soldi o talento.
E quando, come è avvenuto pochi anni fa in Louisiana, arriva una catastrofe naturale, i soccorsi saranno meno efficienti (in quel caso scandalosamente inefficienti) se ad essere colpito è un quartiere abitato da neri. Il tutto riassunto dalle statistiche sociali e demografiche: i neri d'America occupano i livelli più bassi per reddito, istruzione, coesione familiare; e quelli più alti per morbilità, nascite fuori del matrimonio, criminalità, incarcerazione; si ammalano di più e vivono di meno; pur essendo il 14 per cento della popolazione, più della metà dei condannati a morte sono afroamericani e la percentuale cresce ancora per coloro che effettivamente vengono messi a morte.
Nonostante questa evidente disparità di condizioni sociali e di opportunità, la maggior parte dei bianchi intervistati prima delle elezioni riteneva che non vi fosse un problema razziale in America. (Per la verità anche la nera Condoleezza Rice lo pensava quando le chiesero se non fosse questa la causa dello scandalo di Katrina - e lei negò).
A fronte dei due terzi dei bianchi che ritenevano che il rapporto tra le razze fosse "abbastanza buono" e in miglioramento, meno del 20 per cento dei neri la pensava nello stesso modo. Da parte dei bianchi un atteggiamento compiaciuto e autoassolutorio; da parte dei neri, che evidentemente vedono e subiscono una ben diversa realtà, rabbia e frustrazione.
Poi è arrivato Barack Obama che, a marzo dell'anno scorso, ha pronunciato il suo famoso discorso sulla razza - che è stato reputato uno dei più importanti sull'argomento di tutti i tempi, alla pari con quelli di Martin Luther King e John F. Kennedy.
Obama ha detto ai neri che avevano ragione e che la discriminazione è tuttora una realtà, ma ha anche detto che i bianchi poveri ed emarginati non hanno tutti i torti quando lamentano di essere trattati come i responsabili della situazione. Ha proposto di uscire dal circolo vizioso della rabbia e delle recriminazioni e di affrontare il problema della razza in modo nuovo: sul piano sociale, rimettendo in moto per tutti l'ascensore sociale che si è fermato.
Se l'ascensore ripartirà, grazie a nuovi investimenti nella scuola, nella sanità, nell'assistenza sociale, tutti se ne avvantaggeranno e primi fra tutti i neri (e i latinos) che sono i meno privilegiati.
I bianchi americani gli hanno creduto, lo hanno votato e sono stati determinanti nella sua elezione. Il risultato è che a distanza di quattro mesi dall'inizio della presidenza Obama i sondaggi registrano un drastico cambiamento di atteggiamento nei confronti della razza, a riprova che non c'è bisogno di rincorrere i pregiudizi per ottenere il consenso, ma che un leader coraggioso può convincere la gente e farle cambiare opinione -- per il meglio: oggi, a differenza di pochi mesi fa, bianchi e neri in misura pressoché uguale ritengono che le relazioni razziali siano abbastanza buone e in via di miglioramento.
Non solo, un recentissimo studio ha rivelato come, dopo l'elezione di Obama, i ragazzini neri siano diventati perfino più intelligenti! Dall'analisi di un gruppo di scuole campione è risultato che il gap tra bianchi e neri (a vantaggio dei primi) nei test di matematica e linguistici si è praticamente annullato. La ragione? L'autostima degli studenti neri provocata dal "modello di ruolo" rappresentato dal nuovo presidente ha indotto maggiore sicurezza e conseguentemente migliore rendimento scolastico.
Qualche giorno fa il magazziniere di una grande società notava con stupore come da qualche tempo i clienti usino il "sir" (signore) quando si rivolgono a lui. Non era mai successo.
Infine è arrivata l'elezione simbolo di questi giorni, quella di James Young, un pastore afroamericano, a sindaco della cittadina di Philadelphia nel Mississippi. Un'elezione che non sarebbe stata possibile fino a pochi mesi fa e che testimonia di come stiano cambiando (per il meglio) i rapporti tra le razze proprio grazie al fatto che un nero vive e lavora alla Casa bianca.
Philadelphia è tristemente famosa perché negli anni '60 vi furono assassinati, dopo essere stati torturati orribilmente, tre ragazzi, due bianchi e un nero, tre attivisti dei diritti civili la cui unica colpa era di avere cercato di fare iscrivere nelle liste elettorali i neri della contea perché potessero votare.
I colpevoli furono identificati, ma vergognosamente assolti da una giuria tutta bianca. Solo molti anni dopo, nel 2007, il capo della banda e capo del locale Ku Klux Klan, l'ultraottantenne Edgar Ray Killen, è stato condannato all'ergastolo.