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di Nicola Lacetera e Mario Macis
Venticinque anni dopo la prima diagnosi ufficiale di Aids in un essere
umano, le conseguenze umane, sociali ed economiche della malattia sono ancora
drammatiche nei paesi in via di sviluppo, e in particolar modo nell’Africa
Sub-Sahariana, dove vive la maggior parte dei quaranta milioni di persone
malate di Hiv/Aids: ogni minuto muoiono sette persone, e ogni giorno
diciassettemila contraggono il virus.
L’Aids distrugge capitale umano non solo mietendo vittime, ma anche riducendo la
qualità della vita, l’energia e la produttività degli individui che lo
contraggono, e scoraggiando, tra le altre cose, l’investimento in istruzione,
essenziale per il progresso economico e sociale dei paesi poveri.
L’anno scorso, le conclusioni del
Copenhagen Consensus,
un panel composto da alcuni dei più importanti economisti a livello
internazionale, hanno messo la lotta all’Hiv/Aids al primo posto nella lista
delle priorità, giudicando l’eradicazione della malattia come l’intervento dai
maggiori benefici economici in termini assoluti.
Il "calo d’attenzione" in Occidente
In contrasto con il dramma dei paesi più poveri, in Occidente sono stati
compiuti grandi progressi nella riduzione dei decessi per Aids, soprattutto
grazie ai farmaci antiretrovirali, che si sono diffusi negli ultimi dieci anni.
Chi si infetta oggi in un paese occidentale ha una prospettiva di vita di
trenta anni, contro i dieci degli anni Ottanta.
Quali misure adottare per combattere l’Aids anche nei paesi più poveri? Da un
lato, vi è chi vorrebbe che i farmaci anti-Aids venissero distribuiti
gratuitamente o a basso costo; dall’altro vi è chi sostiene che una tale misura
finirebbe con il disincentivare la ricerca di nuovi farmaci da parte delle
compagnie farmaceutiche. Altri ancora sostengono che la via migliore per
combattere l’Aids è la prevenzione attraverso l’uso di profilattici o
l’abbandono di pratiche sessuali a rischio. È però un dibattito molto limitato,
e non conduce a una soluzione di lungo periodo.
Accanto alla prevenzione, nel lungo periodo la strategia più efficace contro
l’Aids sarebbe la ricerca e la scoperta di un vaccino che renda immuni
dal virus.
Sebbene possa sembrare paradossale, la presenza di migliori cure, in assenza di
una serie di altri interventi correttivi, può avere effetti "perversi". Quando
esiste una cura contrarre una malattia diventa meno "costoso", cosicché
diventano più frequenti comportamenti individuali che aumentano la probabilità
di ammalarsi. Nel caso dell’Aids, comportamenti a rischio includono l’utilizzo
di siringhe usate da parte di tossicodipendenti o rapporti sessuali senza
protezione. L’Aids può venir vissuto come una malattia cronica, ad
esempio come il diabete, per la quale esistono cure ragionevolmente efficaci e
contrarla può non avere effetti devastanti sulla salute e lo stile di vita.
Questo "razionale" calo d’attenzione può generare una serie di conseguenze
negative. Un soggetto a rischio che tiene comportamenti meno controllati si
espone non solo a contrarre la malattia, ma anche a diventarne un vettore verso
altri individui, che diventano a loro volta vettori, e così via. Inoltre, con
una speranza di vita maggiore, le persone affette da Aids possono fungere da
vettori per un tempo più lungo. Infine, un uso molto esteso dei farmaci e una
maggiore diffusione del virus può portare alla mutazione del virus stesso, verso
forme più resistenti (o ‘immuni’) alle cure. Un soggetto a rischio che
diviene meno attento nei suoi comportamenti, con la speranza di poter usufruire
di cure migliore e di una migliore qualità della vita, crea dunque un’esternalità
negativa, cioè produce costi per la collettività. Oltre che di natura
umana e sociale, i costi sono anche economici, poiché le risorse necessarie per
le terapie sono elevate.
Queste considerazioni sono purtroppo coerenti con una serie di dati e fatti
osservati nel mondo occidentale.
In Italia, ad esempio, alla sensibile riduzione nel numero di morti per Aids
dall’introduzione delle cure antiretrovirali non si è accompagnato un
proporzionale calo delle infezioni. Un recente rapporto pubblicato sul
settimanale americano
The New Yorker
offre informazioni interessanti sulla comunità gay di San Francisco,
profondamente colpita e provata dall’epidemia di Aids negli anni Ottanta e nei
primi anni Novanta. Molti omosessuali, anche per la disponibilità di cure più
efficaci, sembrano aver allentato la "vigilanza". Le infezioni di Hiv a New York
e San Francisco sono infatti in crescita, e una crescita ancora maggiore
registrano le infezioni di altre malattie sessualmente trasmissibili come la
sifilide.
Tutto ciò mostra non solo che cure e prevenzione non sono sostituti, ma,
specialmente nel caso di malattie trasmissibili e letali, sono fortemente
complementari: un effetto netto positivo dell’introduzione di cure più efficaci,
dipende strettamente dalla presenza di massicce campagne di prevenzione,
altrimenti potrebbe generare effetti opposti a quelli desiderati.
Le campagne di prevenzione si dimostrano poco efficaci nei paesi
occidentali, ma sono ancora più difficili nei paesi in via di sviluppo dove a
rischio non sono, come negli Usa o in Italia, piccole minoranze, ma una
considerevole frazione della popolazione. In Africa meridionale e orientale, ad
esempio, alcune abitudini sessuali e sociali, come rapporti non protetti e per
gli uomini relazioni con più donne, sono diffuse e radicate in tutte le fasce
della popolazione. Non solo, ma in molti paesi, come ad esempio l’India,
il sesso è un argomento ‘tabù’. Inoltre, il ricorso ai farmaci è molto più
oneroso per l’assenza di infrastrutture mediche. Il vaccino, invece, rende la
popolazione immune al virus prima del contagio ed elimina così la componente di
esternalità perché annulla il ruolo di vettore dei singoli individui, mentre
riduce i costi per la prevenzione e per i farmaci.
Incentivi alla ricerca
Eppure, alla ricerca sui vaccini è destinata solo una miserrima parte
rispetto alle spese dedicate alla ricerca sui farmaci post-contagio: circa un
decimo nel settore privato. (1) Perché?
Sicuramente, ricerca e sviluppo di un vaccino sono enormemente costosi.
Tuttavia, alcuni recenti studi si concentrano su aspetti più sottili del
problema. Michael Kremer e Christopher Snyder notano una importante
differenza tra la redditività di un farmaco post-contagio e di un vaccino.
Un vaccino è venduto prima che un individuo abbia contratto la malattia. Di
conseguenza, individui con una minor probabilità di contrarla potrebbero
scegliere di non vaccinarsi, a meno che il prezzo del vaccino non sia molto
basso. Ma a quel punto, l’investimento in ricerca non sarebbe più redditizio per
l’impresa. Al contrario, una volta che un individuo ha contratto il virus,
indipendentemente dalla sua probabilità di contrarlo a priori, sarà disposto a
pagare lo stesso (alto) ammontare per ottenere il farmaco. Di conseguenza, una
impresa può trovare vantaggioso un investimento iniziale in ricerca.
È interessante notare che, anche qualora il farmaco fosse meno efficace del
vaccino, e quindi socialmente meno desiderabile, un’impresa potrebbe avere
comunque incentivi a investire in ricerca sul farmaco.
Nel caso dell’Aids,
queste dinamiche sono particolarmente rilevanti, perché il rischio di infezione
è molto eterogeneo nella popolazione. In più, il vaccino, oltre a immunizzare un
individuo, riduce anche la diffusione della malattia, e quindi deprime la
domanda di cure, diminuendo ulteriormente gli incentivi di imprese private a
produrre vaccini.
Siamo dunque di fronte a un caso di fallimento del mercato a cui potrebbe
rimediare l’operatore pubblico. A fronte dei costi della malattia, dei
potenziali alti costi per la prevenzione e la cura, e degli effetti perversi
dalla scarsa coordinazione fra interventi di prevenzione e di cura, specie nelle
aree più povere e colpite dalla malattia, potrebbe risultare complessivamente
efficiente un ingente impegno pubblico nel campo dei vaccini.
Per saperne di più
Kremer, M. e Snyder, C. "Why Is There No AIDS Vaccine?" BREAD Working Paper
No. 088, October 2004.
http://www.nber.org/~confer/2005/si2005/pripe/snyder.pdf
Morris, M.: "Indian Women face Peril of HIV", BBC News
http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/south_asia/4260314.stm
Specter, M. - Higher Risk: "Crystal meth, the Internet, and dangerous choices
about AIDS", The New Yorker, 23 maggio 2005.
http://www.newyorker.com/fact/content/articles/050523fa_fact