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STRATEGIE E MANAGEMENT

Cosa spinge i manager a rimandare sempre a domani?.

Quante volte rimandiamo sempre a dopo, a domani, i compiti spiacevoli che pur dovremmo fare! Quante scuse tiriamo fuori per non farlo

Quante volte rimandiamo sempre a dopo, a domani, i compiti spiacevoli che pur dovremmo fare! Quante scuse tiriamo fuori per non farlo. E’ un problema comune. Chi più, chi meno, siamo tutti afflitti dal male del procrastinare, cioè del vizio di rimandare sempre ciò che dobbiamo fare, dall’oggi al domani, di differire, dilazionare, posticipare, prorogare, rinviare, ritardare.

“Procrastinare” deriva dal latino “pro” ( in avanti ) e “cras” ( domani ), da cui “rimandare a domani”.

Si dice, infatti “prima o poi devi deciderti, non puoi sempre procrastinare”. Per alcuni si tratta di un problema cronico, per altri colpisce solo alcune aree della loro vita. I risultati, però, sono quasi sempre gli stessi: tempo sprecato, opportunità non colte, performance deludenti, commiserazione, o ulteriore stress.

Procrastinare significa fare cose di secondaria importanza e trascurare quelle più importanti. Noi tutti sembriamo fare presto e bene cose che ci piace fare, o che ci divertono. Quando però ci rendiamo conto che il compito è difficile, scomodo, o che ci causa timore ed apprensione, allora ci facciamo alzare la temperatura e ci ricoveriamo d’urgenza nel reparto di degenza speciale, quello della procrastinazione, dove il presente cede il posto al domani.

Sfacciatamente, ognuno di noi ha tanti abili modi per convincere se stesso a rimandare:

  • aspettiamo di avere lo stato d’animo più adatto…
  • mi mancano le informazioni giuste per prendere la decisione…
  • ho tante altre cose da fare prima…
  • lavoro meglio sotto pressione, aspettiamo un altro po’…

Tutte queste affermazioni, prese singolarmente, non sembrano poi così convincenti, ma quando privatamente ricorriamo ad esse, ci sembrano molto credibili e sicuramente in grado di zittire la nostra coscienza. Ma, convincenti o meno, queste scuse alquanto ingannatrici, che ci conducono solo a rimandare importanti compiti e doveri, segnalano la presenza di un male ben più insidioso, quello di non saper stabilire le priorità. Niente da dire se fosse qualsiasi altra persona ad esserne infetto, ma nel caso di un manager, questa malattia non può essere trascurata e quindi va curata seriamente.

Ho visto manager sepolti sotto una valanga di inezie, che si chiedevano dove fosse finito il tempo e perché non avessero concluso molto nella giornata lavorativa.

I manager migliori sanno ordinare le loro priorità rapidamente e senza incertezze e non si fanno intrappolare nei particolari che erodono il loro tempo e la loro efficacia manageriale.

Al giorno d’oggi ci sono tante opzioni, tanti momenti in cui si presenta una scelta, che bisogna costantemente distinguere quello di cui si ha bisogno da quello che si vuole o si desidera ardentemente ( l’eterna lotta tra auspicabilità e necessità ).

I buoni leader riflettono sempre in termini di priorità. Decidono accuratamente di volta in volta, e sono profondamente consapevoli che il ritorno delle loro decisioni, avrà delle ripercussioni non solo in azienda, ma anche nel mondo che circonda noi tutti.

Con tutte queste responsabilità (aziendali e sociali ), guai a coloro che rinviano a domani una decisione importante, guai agli eterni indecisi, guai a chi sa di avere questo male e non lascia il posto di comando o si cura. Si, proprio così, avete letto bene, esiste una cura efficace.

Il procrastinare è una brutta abitudine, un vizio e come tale ha delle cause che lo generano.

Nel nostro caso sono di due tipi: i ragionamenti distorti e i modelli di comportamento sbagliati.

I primi, rivelano tre problemi principali di queste tattiche di dilazione: il perfezionismo, il senso di inadeguatezza e il disagio.

Coloro che credono di dover produrre il lavoro migliore possibile potrebbero attendere di avere tutte le risorse che ritengono utili. La preoccupazione di non poter presentare un progetto perfetto impedisce loro di finire per tempo. Anche il senso di inadeguatezza può generare ritardi. Quei manager che sanno per certo di non essere competenti, spesso credono che falliranno ed eviteranno, perciò,  il disagio di vedersi mettere alla prova. Il timore di essere a disagio è un altro modo per bloccare ciò che deve essere fatto. Eppure, nonostante tutto, più ritardiamo e più il problema peggiora (come il mal di denti).

L’altro tipo di causa è rappresentato, come accennato precedentemente, dai modelli di comportamento sbagliati.

Dare inizio ad un compito spiacevole o difficile può sembrare impossibile. La procrastinazione è come il concetto fisico dell’inerzia: una massa a riposo tende a rimanere a riposo.

Sono richieste forze in maggior quantità per dare inizio ad un cambiamento aziendale e successivamente a sostenerlo. Se ne deduce, quindi, che evitare di svolgere un dovere o prendere una decisione, rafforza il vizio della procrastinazione e questo rende sempre più difficile mettere in moto le cose successivamente.

Per concludere, invito i manager che accusano tale malessere, a non emarginarsi, non farebbero che peggiorare le cose. Dovrebbero piuttosto frequentare associazioni di imprenditori, che hanno superato ormai da tempo questo problema e conducono una vita piena di successi e di soddisfazioni, barcamenandosi in perfetto equilibrio tra impegni aziendali, familiari e sociali.

E’ ora di muoversi, fatelo ora…. Non rimandate ulteriormente l’inizio della cura a domani, spezzate ad ogni costo il circolo vizioso del procrastinare che vi tiene prigionieri.

Data di pubblicazione: 28/07/2006
Categoria: Strategie e Management


Note sull'autore

Ruggiero Cristallo

Informazioni su: Ruggiero Cristallo

Consulente di Direzione APCO e membro AIP, coniuga da 27 anni le tecnologie più innovative con le moderne tecniche manageriali. Amministratore della Cedam srl, software house di riferimento nello sviluppo di strumenti direzionali tipo... (continua)

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