


Chiedo umilmente perdono a papa Paolo VI, per aver utilizzato il titolo della Sua magistrale enciclica, ma sono certo che mi capirà, visto e considerato che l’ho impiegato per un nobile fine.La dinamica dei rapporti sociali, che sta condizionando l’Uomo e la società in cui vive, è in continua fibrillazione. Essa ha un nome: Evoluzione e Progresso. Il progresso, cioè il mutamento continuo e costante in senso positivo e migliorativo, è il tratto esteriore dell’evoluzione: evoluzione della specie che conduce alla inevitabile selezione dei migliori e dei più forti.
Da questo momento in poi, visto che parliamo di imprese, sostituirò le parole “progresso” ed “evoluzione” con quella di “cambiamento”, onde evitare che qualche Darwiniano possa confondere i nostri imprenditori con uccelli migratori. La nozione di cambiamento rappresenta quanto di più problematico ci sia al mondo, specialmente se riferito ai sistemi umani e sociali (individui, gruppi ed organizzazioni). La sua intrinseca complessità, ci spinge a definire il cambiamento come qualcosa di ambiguo, che non si può definire positivo né negativo.
L’ideologia dominante ha accettato l’idea del cambiamento, ma ha sempre ostinatamente voluto viverlo come positivo e necessario, in quanto veicolo dell’Uomo verso una migliore qualità della vita.
Con queste ultime parole si apre una questione di grandi proporzioni che ci riempie di dubbi e non ci lascia tranquilli:
Spero che adesso non abbiate intenzione di continuare la lettura di questo articolo, sperando di trovare le risposte alle domande precedenti. Per chi mi avete preso? Chi credete che io sia, Freud, Maslow o Taylor? Non sono un grande pensatore scientifico o filosofico, capace di attribuire una valutazione alle varie forze e/o fattori che provocano il mutamento negli individui e di conseguenza nelle imprese. Il contributo che posso fornire a questa questione è quello di paragonare l’impresa ad un sistema complesso e allora sì che avrei tanto da dire.
I sistemi possono essere chiusi o aperti. I primi si definiscono tali perché si auto-regolano, cioè mettono in atto reazioni che cercano di riportare il sistema allo stato iniziale, dopo ogni perturbazione. Per perturbazione, intendo l’arrivo di informazioni dall’esterno del sistema. I sistemi aperti, invece, si caratterizzano per la loro capacità di recepire ed accettare le informazioni esterne, di elaborarle, di realizzare i propri fini o di modificarli; essi vivono il cambiamento, anzi lo aspettano, ne traggono il nutrimento con il quale mantengono la loro identità. Chiarito ciò, possiamo quindi definire i sistemi sociali (l’azienda è uno di questi), come dei sistemi che sono al tempo stesso chiusi ed aperti, perché tendono a preservare la loro identità e coerenza resistendo ad ogni influenza esterna e nello stesso tempo si modificano in continuo rapporto con l’ambiente che li circonda.
L’Uomo nell’ambiente in cui vive viene plasmato ogni giorno e modificato nelle sue conoscenze, nelle sue capacità, nei suoi atteggiamenti, nei suoi bisogni e desideri. Ne deriva che quando torna in azienda e si riconfronta con le altre forze, si crei quello stato di inevitabile disordine (la perturbazione di cui parlavamo precedentemente), che genera una richiesta di forme nuove di coesistenza, al fine di raggiungere un nuovo equilibrio nell’intero sistema.
L’Uomo cambia, quindi, c’è un “Uomo nuovo” e allora il sistema (l’azienda) reagisce modificando processi e strutture per raggiungere l’equilibrio, cioè il bene comune collettivo. Certamente in questa trasformazione ci deve essere una grande dose di sensibilità, di rispetto e comunque di dialogo, che provveda a “premiare” i comportamenti corretti e “punire” quelli errati, in riferimento agli obiettivi condivisi dall’intero sistema.
Solo con tali garanzie, una trasformazione si può definire “buona” o “cattiva”, a seconda se il cambiamento ottenuto, nell’Uomo e nell’azienda, è più adeguato del precedente a soddisfare i desideri e i bisogni individuali e collettivi che erano sopraggiunti.
Concludendo, spero di essere riuscito a fare un po’ di chiarezza su questo inevitabile cambiamento, da più parti auspicato e definito come non più rinviabile. Cari imprenditorie e dirigenti, ci troviamo ad un bivio e urge una scelta fondamentale: “farsi cambiare dagli altri” oppure “cambiare insieme agli altri”. A voi la scelta, in quanto autisti di auto, tram, treni, aerei, navi, astronavi, in base alle proprie dimensioni aziendali.
Cosa fate? Cercate una monetina da lanciare? Non sapete cosa scegliere? Ah maledetto progresso! Quante altre aziende dovranno morire in nomine tuo?