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di Fabiano Schivardi e Francesco Lippi
L’invecchiamento della classe
dirigente italiana è un fatto ben documentato, solo in parte riconducibile a
cause demografiche. (1)
Di per sé, il fenomeno non è necessariamente indicatore di un problema: in
assenza di frizioni la scelta dei manager si basa sul merito e l’età non gioca
alcun ruolo nella selezione; una classe dirigente "vecchia" indicherebbe che gli
anziani sono mediamente più abili dei giovani, ad esempio grazie all’esperienza.
(2) Molti osservatori, tuttavia, avanzano il sospetto che la fitta
presenza di ultrasettantenni nelle posizioni strategiche in Italia non rifletta
una maggiore abilità di gestione, ma derivi da barriere che ostacolano l’accesso
dei giovani alle posizioni di potere. Colpisce, ad esempio, la ristrettezza
della cerchia entro cui vengono selezionati i manager, specialmente, ma non
solo, quelli di nomina pubblica. (3) Molti sono i nomi in circolazione da
decenni che periodicamente ricompaiono, nei settori più disparati, raramente
sostenuti da una storia di risultati di gestione eccellenti.
L’importanza del network
Quale motivo può indurre una selezione dei dirigenti che premia l’anzianità (anagrafica e di servizio) a scapito dell’efficienza? Secondo la letteratura aziendale, l’affermazione di un manager non dipende solo dalle sue capacità operative, ma anche da quelle relazionali e dal fatto di appartenere a un network. Questa ipotesi aiuta a interpretare il fenomeno dell’invecchiamento in Italia. La distribuzione del talento relativo alla gestione aziendale è variabile tra i giovani come tra i vecchi: produttività ed età sono, in generale, indipendenti. Ma lungo un’altra dimensione, quella sociale, gli anziani dominano i giovani per l’appartenenza a una rete di relazioni, gruppi di interesse o lobby politiche. La rete si costruisce principalmente col tempo, e i giovani sono quindi meno "connessi" degli anziani. Assumere un manager con cui si condividono frequentazioni e contatti facilita all’azionista di controllo il perseguimento di obiettivi diversi dalla pura massimizzazione del valore, quali politiche di assunzione che creino consenso (importanti per un controllante di natura politica), scelte aziendali che favoriscano l’affermazione, il prestigio e il potere di una famiglia o lobby.
Se chi controlla l’impresa affianca all’obiettivo della gestione efficiente quello di un management legato a un network, il manager vecchio viene preferito al giovane, a parità di talento. Questa ipotesi ha implicazioni chiare sulla relazione fra età del management e produttività. (4) Quanta più importanza si attribuisce all’appartenenza a un network rispetto alla pura capacità di gestione, tanto maggiore è la quota di manager anziani in azienda e tanto minore la produttività complessiva dell’impresa: l’appartenenza fa premio sull’efficienza. Al contrario, tra le aziende che hanno come unico obiettivo l’efficienza produttiva (e non sono quindi interessate al capitale relazionale in sé), età dei dirigenti e produttività sono indipendenti: la selezione avviene solo in base alla capacità.
La verifica empirica
Per una verifica empirica di questa ipotesi abbiamo utilizzato dati su circa mille imprese manifatturiere italiane fra l’inizio degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta. Le imprese sono state classificate in cinque gruppi, a seconda che la natura del controllante fosse persona fisica/famiglia, operatore pubblico (Stato, enti locali eccetera), holding di imprese, società finanziaria o controllante estero.
La nostra congettura è che le imprese familiari, quelle pubbliche e, in alcuni casi, quelle appartenenti a gruppi siano inclini a perseguire obiettivi diversi dalla semplice massimizzazione del valore e quindi più interessate a selezionare manager all’interno di determinati network. Ad esempio, un politico si potrebbe servire dell’impresa per favorire la propria rielezione, anche a scapito dell’efficienza; una famiglia può trarre dall’impresa prestigio e riconoscimento sociale; holding industriali possono favorire certe imprese del gruppo rispetto ad altre nelle transazioni infra-gruppo.