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STRATEGIE E MANAGEMENT

MILAN – LIVERPOOL 0 -3. Un uomo che con emozione, scelse l'impossibile.

Il calcio costituisce una metafora fin troppo ovvia per parlare d'impresa, di uomini, di motivazione ed obiettivi

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I giocatori sono tesi. Quelli vestiti di bianco carichi di energia e di aspettative: sanno di aver fatto un gran lavoro. Non hanno tempo per festeggiare e gli è stato insegnato che non si esulta mai troppo prima della fine decretata dall'uomo nero. Quelli in rosso si asciugano il sudore e entrano a testa bassa nel tunnel che li conduce allo spogliatoio. Ascoltano sorpresi il rumore dei tacchetti sul pavimento e sembrano chiudersi in un silenzio individuale chiedendosi come è stato possibile.

Il calcio costituisce una metafora fin troppo ovvia per parlare d'impresa, di uomini, di motivazione ed obiettivi. Sono passati solo 45 minuti ed un'intera stagione è segnata. Un uomo in giacca e cravatta, dai toni latini si alza dalla panchina dei rossi. E' solo, come solo si sente ogni capo davanti ad una decisione necessaria e ad un obiettivo impossibile. Il suo pubblico lo guarda con occhio critico. Cosa andrà a dire Benitez ai suoi. Potrà biasimarli ? Saprà giustificare la “sgradevole” situazione? Quanta passione e quante emozioni.

Per molto tempo le emozioni sono state assimilate alla parte irrazionale dell'essere umano, a quel lato della persona difficile da controllare, che improvvisamente prende il sopravvento impedendoci di valutare secondo logica gli eventi e di perseguire in modo pianificato i nostri obiettivi. In realtà crediamo che sia la passione a dare energia anche in momenti così difficili. Una passione ingabbiata e convogliata verso il ragionamento, la focalizzazione degli obiettivi, la comunicazione sintetica di quanto si sta provando. Quell'uomo solo entra nello spogliatoio ed ha il coraggio di esporre ai suoi il suo sogno: vincere la gara partendo da un obiettivo primario, segnare il primo gol. Chiede loro di dimenticarsi quel manufatto di metallo così prestigioso che attende solo di essere sollevato al giubilo del pubblico, focalizzando un unico step, segnare un gol a quell'avversario traboccante. Effettua le sue sostituzioni e torna in campo con una convinzione: “se segnamo subito un gol possiamo vincere la partita”.

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Ora guardo le foto delle due squadre pubblicate sui rispettivi siti ufficiali. La gioia incontenibile di chi ce l'ha fatta e la disfatta, il biasimo, la caduta dell'autostima per i perdenti. I rossi hanno vinto, perché si sono fusi in un'unica entità astratta che nel linguaggio della formazione chiamiamo team. Hanno vinto, perché hanno affrontato il problema partendo dal superamento del primo ostacolo, segnare un gol. Hanno vinto perché un uomo è stato capace di ottenere la  loro incondizionata fiducia, ha saputo condividere il suo sogno con loro, li ha condotti alla gloria. Sarà stata l'emozione a ingabbiare i bianchi e a fargli perdere una partita già vinta o forse un'appagamento prematuro ? E' nella natura umana dare per certe le cose conquistate con eccessiva naturalezza ? Forse è così che funziona il mondo soprattutto quello sportivo, ma in ogni caso ognuno di noi può imparare a conoscere e controllare le emozioni imparando ad ascoltarsi.

La capacità di controllare le nostre emozioni e non vivere in balia di esse indica che siamo persone attive in grado di portare a compimento dei progetti, trarre vantaggi da ciò che ci circonda o, per lo meno, di subirne i danni minori. Da soli tutto questo è difficile, ma per una squadra vincente dovrebbe essere un gioco da ragazzi: mettere davanti agli occhi di tutti i problemi ed insieme venirne a capo. Vorrei aver ascoltato il discorso di Ancellotti ai suoi ed averli guardati in faccia nell'intervallo. Esperti professionisti che forse per eccessiva sicurezza hanno abbandonato psicologicamente il gruppo per nutrire il proprio narcisismo individuale ed iniziare a godere di quella grande vittoria. Che non succeda più, soprattutto nelle aziende italiane.

Leonardo Frontani
edu@twt-team.it

Data di pubblicazione: 07/06/2005
Categoria: Strategie e Management