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STRATEGIE E MANAGEMENT

La strategia da seguire per un cambiamento organizzativo.

Durante gli ultimi decenni i guru hanno continuato ad affermare che “il cambiamento è l’unica costante”. Le origini di questa necessità di cambiamento sono estese e hanno mille sfaccettature: esse variano da azienda ad azienda, da industria ad industria

Durante gli ultimi decenni i guru hanno continuato ad affermare che “il cambiamento è l’unica costante”. Le origini di questa necessità di cambiamento sono estese e hanno mille sfaccettature: esse variano da azienda ad azienda, da industria ad industria. Ogni organizzazione ha subito delle spinte uniche al cambiamento e ha cercato di rispondere in qualche modo, e se non lo ha ancora fatto, penso che adesso si stia mordendo le mani.

Dopo tanti anni di compiacimento e di abbondanza, le persone sono diventate miopi. Ogni tipo di cambiamento spaventa. Non si tratta solo dell’incertezza della novità, ma anche di una specie di perdita di un amico fidato: “il vecchio modo di fare le cose in azienda”. Per certa gente cambiare vuol dire vivere un periodo di lutto in azienda. Ma è necessario rispondere a questo mutamento perché le aziende non possono essere immutabili.

Si è resistiti fino a che si è potuto, cioè fino a quando l’ambiente era fertile. Ma adesso?

Mi sembra di rivivere l’analogia dei dinosauri, le cui forme primitive hanno lottato per adattarsi ad un mondo in evoluzione, quando l’ambiente era adatto, si sono sviluppate. I dinosauri hanno dominato l’ambiente terrestre più a lungo di qualsiasi altro animale. Mentre una specie prosperava, altre attendevano il loro momento. Solo quando l’ambiente è mutato esse hanno colto la loro opportunità.

Parliamo dei mammiferi: essi esistevano già da molto tempo ma aspettavano il loro momento, e quando è arrivato, ormai i dinosauri si erano già estinti. Non tutti però, alcuni hanno saputo adattarsi in tempo utile al nuovo ambiente. Se si vuole sopravvivere in questo nostro mondo mutevole, bisogna cambiare costantemente, ma non in modo casuale. Bisogna prevedere il futuro, prepararsi ad affrontarlo e malgrado il successo, si deve cambiare ancora, anche se sembra il momento meno adatto per farlo, quello in cui ogni cosa riesce bene.

Indipendentemente dal tipo di impresa, ogni organizzazione, se deve cambiare, deve riscoprirsi: deve vedersi quale essa è veramente. Senza barare, ma con la consapevolezza che il cambiamento deve essere attuato per la sopravvivenza stessa dell’azienda. Occorre soltanto una leggera spallata ai nostri imprenditori di PMI. Secondo me, esistono due tipi di “spallate” che possiamo fornire agli imprenditori, noi consulenti: gli stimoli e gli impulsi.
E’ letteralmente impossibile prevedere quale sarà l’impulso giusto che provocherà il cambiamento organizzativo. Se ciò fosse possibile, credete che starei qui a scrivere questo articolo? Avrei già fatto la mia fortuna e sarei già andato in pensione!

Allora non ci resta che ritornare in campo, rimboccarci le maniche ed avviare un processo interno di controllo aziendale. Lo scopo di questo CHECK-UP consiste nel focalizzare un gran numero di informazioni, analizzando le quali, saremo stimolati a migliorare i processi interni aziendali. L’importante è essere consapevoli che da uno o due di questi stimoli, potrà nascere l’impulso che provocherà il cambiamento organizzativo. Seguendo un tipo di approccio “incrementale”, continuo e senza eccessivi traumi. Un imprenditore capace, fa progredire la propria azienda a passi piccoli e coerenti tra loro, portandola a raccogliere, nel lungo periodo, successi a piene mani.
 

Solo il cambiamento incrementale e continuo, rafforza il senso di sicurezza dell’azienda, proteggendola dai mutamenti impressi dell’ambiente esterno. In questo contesto evoluzione è meglio di rivoluzione. Immaginate un po’ a che punto saremmo, se avessimo cominciato questo processo già dall’ultimo Business Plan, cioè tre o cinque anni fa (per chi li predispone).

Purtroppo dobbiamo riconoscere che quasi nessuno ha seguito questa strategia nella propria azienda, ragion per cui, adesso, davanti a problemi che sembrano insormontabili, con un ambiente per niente idoneo alla vita stessa, cosa possiamo fare? Vale sempre il metodo del cambiamento incrementale?
No di certo
. Quel metodo serve come prevenzione o come vaccino. Adesso con la malattia già in stato avanzato, occorre l’antibiotico, cioè il cambiamento “trasformazionale”. A questo stadio della malattia, l’alternativa è tra la fine dell’impresa o la sua immediata, radicale trasformazione. Quando la situazione precipita, solo una risposta in senso “trasformazionale” potrà salvare l’impresa. Si dovrà mettere tutto in discussione: vision, strategie, linee guida, fattori critici, piani di azione, stile di direzione, etc etc.

Ci vuole un riallineamento globale dell’impresa. Se si è trascurata l’evoluzione negli anni passati, adesso occorre la rivoluzione. E’ arrivato il momento di liberare le nuove idee, di avere un tipo di approccio proattivo e innovativo. Chi in azienda possiede tali caratteristiche si faccia avanti.

Forza mammiferi, fatevi avanti! I dinosauri senza cervello si sono estinti, il mondo vi appartiene!

Data di pubblicazione: 19/10/2005
Categoria: Strategie e Management


Note sull'autore

Ruggiero Cristallo

Informazioni su: Ruggiero Cristallo

Consulente di Direzione APCO e membro AIP, coniuga da 27 anni le tecnologie più innovative con le moderne tecniche manageriali. Amministratore della Cedam srl, software house di riferimento nello sviluppo di strumenti direzionali tipo... (continua)

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