






Ruggiero Cristallo

Consulente di Direzione APCO e membro AIP, coniuga da 27 anni le tecnologie più innovative con le moderne tecniche manageriali. Amministratore della Cedam srl, software house di riferimento nello sviluppo di strumenti direzionali tipo... (continua)
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Sito autore: cedamwe..it/rcristallo

Durante gli ultimi decenni i guru hanno continuato ad affermare che “il cambiamento è l’unica costante”. Le origini di questa necessità di cambiamento sono estese e hanno mille sfaccettature: esse variano da azienda ad azienda, da industria ad industria. Ogni organizzazione ha subito delle spinte uniche al cambiamento e ha cercato di rispondere in qualche modo, e se non lo ha ancora fatto, penso che adesso si stia mordendo le mani.
Dopo tanti anni di compiacimento e di abbondanza, le persone sono diventate miopi. Ogni tipo di cambiamento spaventa. Non si tratta solo dell’incertezza della novità, ma anche di una specie di perdita di un amico fidato: “il vecchio modo di fare le cose in azienda”. Per certa gente cambiare vuol dire vivere un periodo di lutto in azienda. Ma è necessario rispondere a questo mutamento perché le aziende non possono essere immutabili.
Si è resistiti fino a che si è potuto, cioè fino a quando l’ambiente era fertile. Ma adesso?
Mi sembra di rivivere l’analogia dei dinosauri, le cui forme primitive hanno lottato per adattarsi ad un mondo in evoluzione, quando l’ambiente era adatto, si sono sviluppate. I dinosauri hanno dominato l’ambiente terrestre più a lungo di qualsiasi altro animale. Mentre una specie prosperava, altre attendevano il loro momento. Solo quando l’ambiente è mutato esse hanno colto la loro opportunità.
Parliamo dei mammiferi: essi esistevano già da molto tempo ma aspettavano il loro momento, e quando è arrivato, ormai i dinosauri si erano già estinti. Non tutti però, alcuni hanno saputo adattarsi in tempo utile al nuovo ambiente. Se si vuole sopravvivere in questo nostro mondo mutevole, bisogna cambiare costantemente, ma non in modo casuale. Bisogna prevedere il futuro, prepararsi ad affrontarlo e malgrado il successo, si deve cambiare ancora, anche se sembra il momento meno adatto per farlo, quello in cui ogni cosa riesce bene.
Indipendentemente dal tipo di
impresa, ogni organizzazione, se deve cambiare, deve riscoprirsi: deve
vedersi quale essa è veramente. Senza barare, ma con la consapevolezza
che il cambiamento deve essere attuato per la sopravvivenza stessa
dell’azienda.
Occorre soltanto una leggera
spallata ai nostri imprenditori di PMI. Secondo me, esistono due tipi di
“spallate” che possiamo fornire agli imprenditori, noi consulenti: gli
stimoli e gli impulsi.
E’ letteralmente impossibile prevedere quale sarà
l’impulso giusto che provocherà il cambiamento organizzativo. Se ciò fosse
possibile, credete che starei qui a scrivere questo articolo? Avrei già fatto
la mia fortuna e sarei già andato in pensione!
Allora non ci resta che ritornare
in campo, rimboccarci le maniche ed avviare un processo interno di controllo
aziendale. Lo scopo di questo CHECK-UP consiste nel focalizzare un gran numero
di informazioni, analizzando le quali, saremo stimolati a migliorare i processi
interni aziendali.
L’importante è essere consapevoli
che da uno o due di questi stimoli, potrà nascere l’impulso
che provocherà il cambiamento organizzativo. Seguendo un tipo di approccio
“incrementale”, continuo e senza eccessivi traumi.
Un imprenditore capace, fa
progredire la propria azienda a passi piccoli e coerenti tra loro, portandola a
raccogliere, nel lungo periodo, successi a piene mani.
Solo il cambiamento incrementale e continuo, rafforza il senso di sicurezza dell’azienda, proteggendola dai mutamenti impressi dell’ambiente esterno. In questo contesto evoluzione è meglio di rivoluzione. Immaginate un po’ a che punto saremmo, se avessimo cominciato questo processo già dall’ultimo Business Plan, cioè tre o cinque anni fa (per chi li predispone).
Purtroppo dobbiamo riconoscere che
quasi nessuno ha seguito questa strategia nella propria azienda, ragion per
cui, adesso, davanti a problemi che sembrano insormontabili, con un ambiente
per niente idoneo alla vita stessa, cosa possiamo fare? Vale sempre il metodo
del cambiamento incrementale?
No di certo. Quel
metodo serve come prevenzione o come vaccino. Adesso con la malattia già in
stato avanzato, occorre l’antibiotico, cioè il cambiamento “trasformazionale”.
A questo stadio della malattia,
l’alternativa è tra la fine dell’impresa o la sua immediata, radicale
trasformazione.
Quando la situazione precipita,
solo una risposta in senso “trasformazionale” potrà salvare l’impresa.
Si dovrà mettere tutto in
discussione: vision, strategie, linee guida, fattori critici, piani di azione,
stile di direzione, etc etc.
Ci vuole un riallineamento globale dell’impresa. Se si è trascurata l’evoluzione negli anni passati, adesso occorre la rivoluzione. E’ arrivato il momento di liberare le nuove idee, di avere un tipo di approccio proattivo e innovativo. Chi in azienda possiede tali caratteristiche si faccia avanti.
Forza mammiferi, fatevi avanti! I dinosauri senza cervello si sono estinti, il mondo vi appartiene!