


La temperatura del mattino era gelida. I soldati avevano marciato per giorni e assonnati si ammassano lungo le sponde del fiume. Dieci anni di successi militari avevano reso quelle legioni ambiziose e pericolose. Il loro capo, in sella al suo cavallo migliore, guardava intensamente l'orizzonte come se stesse cercando una risposta alle sue perplessità.
Quel fiume che scorre sonnolento come i militi in attesa, segna il confine tra lo Stato romano vero e proprio e la Gallia Cisalpina; attraversarlo armato significa sfidare la legge, Pompeo e la Repubblica. Il cavallo scava la soffice riva con lo zoccolo, quasi sollecitando il suo illustre compagno di ventura. C'e' silenzio, interrotto solo dal clangore ritmico delle armi portate con onore da quegli uomini coraggiosi.
Ecco l'uomo fantastico: quante volte abbiamo desiderato essere come lui, capaci di illuderci delle sue stesse illusioni, trasformandole in strumento per il perseguimento dei nostri obiettivi.
L'insuccesso, che presto ci rende scettici sul conto della decisione irrevocabile, non rende scettico Cesare sul proprio destino tanto è in lui spontanea e irrefrenabile quella germinazione di disegni e di propositi.
Contrasta con questa visione il manager perplesso o pauroso, che, a ogni
azione da compiere, si trova la mente popolata dai fantasmi delle possibili
conseguenze dannose della sua azione, e vorrebbe firmare una polizza a tutela di
tutte queste.
Il leader non può sottrarsi alla decisione. Non può lasciarsi condizionare
dall'ambiente e sentirsi affranto dalle sventure ed essere legato ad un passato
che non torna.
La forza di un leader è direttamente proporzionale al grado d'insicurezza con cui è capace di convivere.
Non è accettabile un leader inadattabile ed inerte davanti al presente. Decidere è un privilegio e chi vi rinuncia in primis perde la concretezza, poi il coraggio, infine il gusto di vivere. Esercitare la propria leadership significa avere amore per la vita. È proprio nell'atto dell'attraversamento che Cesare esclama la storica frase: “Il dado è tratto!” (“Alea iacta est!”), un motto che da allora riecheggia quando si vuole rimarcare il carattere irrevocabile di una decisione.
In ogni azienda s'attraversa un fiume cento volte al giorno. Non possiamo permetterci di sospendere la decisione, ma soprattutto non possiamo portare la nostra azienda su quel fiume senza aver pianificato il difficile guado.
Leonardo Frontani
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