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STRATEGIE E MANAGEMENT

Mutatis Mutandis (Cambiando ciò che si deve cambiare): La formazione.

Il mutamento è la caratteristica più vistosa degli anni che stiamo vivendo; rapido e imprevedibile crea continui sfasamenti tra i problemi che ci affliggono e i mezzi di cui l’individuo dispone per risolverli

Il mutamento è la caratteristica più vistosa degli anni che stiamo vivendo; rapido e imprevedibile crea continui sfasamenti tra i problemi che ci affliggono e i mezzi di cui l’individuo dispone per risolverli.

Coloro che lavorano in azienda da anni e i giovani che ne sono entrati da poco, constatano continuamente quanto è grande il divario tra la preparazione che la scuola ha dato loro e le conoscenze che il lavoro e la professione richiedono.

Nuove procedure, nuove tecniche, rapporti sempre più complessi, realtà difficilmente prevedibili e spesso turbolente, sottolineano l’insufficienza dell’attuale cultura d’impresa. A queste carenze cercano di porre rimedio i corsi di formazione, alcune università e le business school. Ma non sempre i corsi sono sufficienti o all’altezza delle aspettative e  comunque non tutti hanno la possibilità oppure la voglia di frequentarli.

Diventassi ministro, mi batterei per una legge che obblighi di ritornare nei banchi di scuola anche da genitori e magari con una certa frequenza. Purtroppo così non è, né  tanto meno lo sarà mai, e allora lasciamo che la formazione rimanga all’ iniziativa di soggetti, che nelle varie fasi della filiera, ci dimostrano sempre più spesso di non essere integrati. Infatti, bisognerebbe essere cechi per non vedere la scarsa intensità di relazioni, che caratterizza il rapporto tra i vari attori del processo di formazione: committenza, manager, docenti, formatori, utenti.

E’ arrivato però il momento di fare risorgere la formazione, forse anche perché in momenti di crisi, tutti si ritrovano concorsi a riconoscerla come fattore critico di successo. Ma mentre, tutti si trovano concordi su qualcosa, io come al solito, ho le idee confuse, mi chiedo: “siamo ancora in un periodo di crisi, oppure ce la siamo lasciata alle spalle?”. Per inquadrare il contesto in cui viene (o non viene) svolta la formazione, è importante dare una risposta alla precedente domanda.

1^ ipotesi:

se la crisi fosse passata e andassimo incontro alla ripresa, mi chiedo con quali tecniche, metodologie o strumenti la vivremo? Forse con gli stessi di sempre, visto che negli ultimi anni (quelli della crisi), i primi costi ad essere tagliati sono stati proprio quelli della formazione.

Tutti parlano, io più degli altri, del modo nuovo di fare impresa, di re-ingegnerizzare i modelli di business, di innovazione non solo nel capannone, etc…etc…, e poi in sostanza niente, assolutamente niente. Scenderemo in campo a giocarci la ripresa, con armi spuntate, con schemi vetusti, con scarpette senza chiodi e di fronte avremo il mercato globale. C’è proprio da crepare e non dal ridere.

Avremmo dovuto investire in formazione e non lo abbiamo fatto a tempo debito. Evviva noi, evviva anche il governo regionale della mia Puglia, che corre il rischio di rimandare indietro i fondi ricevuti per la legge 236/93 (per la formazione nelle aziende), perché a distanza di due anni, non risultano assegnati alle imprese in graduatoria.

2^ ipotesi:

se invece fossimo ancora in crisi, mi farebbe enormemente piacere sentire che tutti concordano sull’importanza della formazione. Questo vuol dire che la lezione (la crisi) è servita a qualcosa. Allora mettiamoci subito all’opera e trasformiamo il significato della parola formazione. Da semplice trasferimento di conoscenza specifica su un determinato lavoro, facciamo in modo che essa trasformi atteggiamenti, comportamenti e mentalità, il tutto finalizzato ad interpretare diversamente il ruolo organizzativo di ciascuno all’interno dell’azienda. Questo tipo di formazione non è ancora molto affermata, quella che troviamo nella maggior parte delle “chiese” risulta più saltuaria, preconfezionata, legata alle mode e dai contenuti universali nella loro genericità.

Comunque, crisi o non crisi, ripresa o non ripresa, come sarebbe bello, se disponessimo di una formazione sistematica, ricorrente, concreta, attentamente costruita sulle esigenze di una particolare realtà aziendale, indirizzata ad una ben precisa fascia di individui e incentrata su priorità e valori avvallati dal vertice aziendale. Se è vero che il pesce comincia a puzzare dalla testa, allora è proprio dal vertice che dovremmo partire. Non dovremmo, ad esempio, più assistere ai mitici corsi generici sulle finalità del controllo di gestione, ma formare i manager ed affiancarli nella scelta di uno specifico sistema di controllo e solo successivamente far partire la formazione specifica agli operativi sottoposti a quei manager.

Se imbastissimo corsi generici per gli uomini di prima linea (gli operativi), senza che da parte dei vertici aziendali ci sia un qualche cambiamento organizzativo, di tecniche o di metodologie, si creerebbe uno stato di frustrazione inevitabile da parte dei partecipanti ai corsi, proprio per l’impossibilità di applicarne i contenuti nella “vecchia” azienda. Si finirebbe per riconoscere tale formazione non solo inutile, ma anche controproducente.

Quindi, un consiglio a tutti gli uomini aziendali….per evitare la frustrazione sul luogo di lavoro, quando il vostro capo vi propone un corso di aggiornamento, rispondetegli: “vacci prima tu!”.

Data di pubblicazione: 17/01/2006
Categoria: Strategie e Management


Note sull'autore

Ruggiero Cristallo

Informazioni su: Ruggiero Cristallo

Consulente di Direzione APCO e membro AIP, coniuga da 27 anni le tecnologie più innovative con le moderne tecniche manageriali. Amministratore della Cedam srl, software house di riferimento nello sviluppo di strumenti direzionali tipo... (continua)

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