


Secondo Procter & Gamble i consumatori decidono di
acquistare un prodotto nello stesso tempo che impiegano a leggere
questo paragrafo.
È il primo momento di verità, come lo chiama P&G, e va dai 3 ai 7 secondi: il
tempo in cui si nota un articolo sullo scaffale.
Nonostante gli investimenti miliardari nella pubblicità
tradizionale, il gigante dei prodotti di consumo pensa che in questo momento
nuove opportunità si aprano al marketing.
Così 18 mesi fa, ha creato la figura professionale di Direttore del
Primo Momento di Verità (FMOT, First Moment Of
Truth).
Obiettivo: creare allestimenti più accattivanti, più attraenti.
Oggi esiste un reparto FMOT di 15 persone al Quartiere Generale
di P&G a Cincinnati e ben 50 leader FMOT sparsi in giro per il
mondo.
L’intuizione di P&G sta contribuendo a dare una svolta al business
dell’advertising: crescita e soluzioni più
sofisticate per il marketing dei punti di vendita.
Quasi un secolo fa P&G rese popolare il concetto di pubblicità
per il mass market.
Oggi in risposta alla frammentazione dei messaggi
pubblicitari in Tv e sulla carta stampata vuole offrire le sue marche
direttamente ai consumatori nei luoghi dove è più probabile che vengano
influenzati: il punto di vendita.
Questi sono i motivi per cui la gerarchia che ha governato per
oltre dieci anni l’industria pubblicitaria è sotto assedio.
Prima i direttori creativi che progettavano spot TV
guardavano dall’alto in basso chi operava nelle promozioni in store,
ora chi ha expertise nel retail sta guadagnando potere perché le maggiori
agenzie pubblicitarie stanno aprendo divisioni per presidiare aree nelle quali
hanno poca esperienza.
Una società di marketing ha persino assunto un esperto sulla resistenza
del cartone ondulato.
Le agenzie pubblicitarie sono ora incaricate di ideare tutto
per riempire la gigantesca tela bianca del punto vendita con i
messaggi pubblicitari dagli spot tv interni- a disposizione
sugli scaffali- al packaging.
Il lavoro è molto più complesso del tradizionale in–store marketing, con le insegne tradizionali in testa alle corsie dei supermarket.
Nonostante l’entusiasmo le agenzie, per coordinare tutti questi tasselli, si
trovano ad affrontare enormi sfide e anche nuovi problemi, come
ad esempio misurare e valutare finanziariamente questi nuovi servizi. Quando
Gillette Co. ha presentato la scorsa primavera
un nuovo rasoio per signora, il Venus Vibrance, il suo primo
spot televisivo è passato soltanto su una rete: quella all’interno dei magazzini
Wal-Mart, che diventata un mezzo pubblicitario molto potente.
Per commercializzare all’inizio di quest’anno, in Gran Bretagna, i
pannolini Pampers P & G ha convinto i dettaglianti ad applicare sulle
porte dei locali toilette in alto finte maniglie per ricordare
ai genitori quanto i bambini debbano “fare stretching” per
arrivare alle cose.
Grey Synchronized Partners del WPP Group PLC ha creato lo
scorso anno un espositore per Absolut Vodka che illuminava le
bottiglie con spot di luce colorati come i diversi gusti.
La forma dell’espositore richiamava l’etichetta stampata.
Joe Celia, direttore generale della Grey Synchronized,
cominciò per prima sei anni fa a lavorare sui display nei punti di
vendita. All’inizio della sua carriera disse «solitamente gli uomini di
marketing creano l’immagine del prodotto e del marchio per passarla a noi e
vedere che cosa ne facciamo noi all’interno del negozio. Ora partiamo tutti
insieme dall’inizio».
Stewart Stockdale, direttore marketing del Simon
Property Group, un gruppo attivo nei centri commerciali, cita una
ricerca commissionata ad Arbitron Inc, una società di ricerca sui media,
nella quale si evidenzia come i consumatori ricordino più facilmente una
pubblicità vista in un centro commerciale piuttosto
che una vista a casa.
Simon Property Group ha un programma pilota nello spazio
vendite di Roosevelt Field a Long Island, N.Y., che proietta spot TV
su enormi schermi digitali.
Fra gli inserzionisti vi sono la catena di ristoranti Wendy’s International Inc.
e la Coca-Cola Co.
Alla Procter & Gamble, Dina Howell, direttore di Fmot,
dichiara di voler trasformare il marketing del punto vendita
‘da un’arte a una scienza’.
P & G ha sviluppato una serie di test per misurare il successo del suo
packaging e delle attività di in store marketing.
Senza entrare nei particolari, Dina Howell sostiene che il packaging
dovrebbe ‘bloccare’ gli acquirenti nel loro giro di acquisti, con una serie di
domande a cui la confezione dovrebbe rispondere: Chi sono? A cosa servo? Perché
vado bene per te?
Domande che hanno portato i marketing managers a rivedere le strategie dell'azienda e al ripensare a molti loro pack, con risultati soddisfacenti e in progressiva crescita nel medio termine.