


L’argomento è uno di quelli che scottano, ma non possiamo permetterci il lusso di aspettare che si raffreddi da solo, non ne abbiamo il tempo. Dobbiamo procedere in fretta, urgono decisioni immediate sulla rotta da prendere. Stiamo andando a sbattere contro qualcosa più grande di noi.
Si sta parlando della conduzione dei collaboratori e delle relazioni che intercorrono in azienda fra i diversi livelli della struttura. Ce lo ha insegnato Anthony con la sua torre, che in azienda c’è un gap tra il livello superiore (quello del primo piano), che si occupa di strategia, e il livello del piano terra, che si attiene a quanto previsto dalla tattica.
Ogni volta che i rappresentanti dei due piani decidono di incontrarsi per comunicare, per colpa di questo famoso gap, sorgono sempre una serie di problemi. La prassi vuole che di volta in volta si decida di far scendere qualcuno del piano superiore giù a parlare con gli operativi, oppure di far salire, quando chiamato, qualcuno di giù a parlare con gli strategici.
Dopo aver superato alcune problematiche relative alla logistica, quando finalmente sono lì faccia a faccia, i rappresentanti dei due livelli non si capiscono, sembra come se stessero parlando due lingue diverse.
E’ questo un problema antico, non vi sto aggiungendo niente di nuovo. Vi ricordo che fu proprio per risolvere questo annoso problema, che furono inventati i “quadri” in azienda.
Figure di responsabili intermedi, con il compito di collante dei due mondi, quello di sopra e quello di sotto. Sono proprio loro che sono stati investiti del difficile compito di:
Sono l’anello debole della catena del successo, qualcuno appassionato della TOC – Teoria dei Contrasti, lo definirebbe un vero e proprio vincolo.
E se fosse proprio così? Se fosse proprio questo l’origine dei nostri mali? Se i rappresentanti del livello intermedio fossero andati in tilt?
Eravamo tutti impegnati a frustare gli operativi, affinché producessero di più durante le ore di lavoro e a costringere i manager a inventarsi strategie impensabili. Nessuno si era preoccupato del popolo di mezzo, anzi ce ne eravamo proprio dimenticati della loro esistenza.
Non abbiamo fatto altro che introdurre in azienda metodologie e tecniche innovative al piano di sopra e altre metodologie e altre tecniche al piano di sotto.
Purtroppo solo ora, constatiamo che le prime parlano l’inglese delle migliori università americane, le seconde il giapponese delle fabbriche di successo del sol levante. Complimenti, e adesso che possiamo fare?
Ancora una volta dobbiamo ricorrere all’aiuto del popolo di mezzo, i quadri, per tradurre le lingue diverse. Senza di loro non riusciremmo a cavare il classico ragno dal buco. Anche se stavolta, però, sarà più difficoltoso rispetto al passato arrivare ad eliminare il solito gap creatosi. Perché starete chiedendovi? Semplice, basterebbe ricordarsi la regola, che tanti consulenti hanno dimenticato, che quanto più è alto il tasso di cambiamento imposto all’organizzazione, tanto meno è possibile fissare a priori regole dettagliate di comportamento operativo (procedure, norme, indicatori di performance, etc…etc…).
In questa situazione, che è caratteristica della maggior parte delle PMI che ci interessano, il nostro livello di mezzo, si trova a dover avere consapevolezza degli orientamenti strategici e delle politiche stabilite dal proprio vertice. Ciò significa, non tanto attendere le indicazioni dall’alto, ma accentuare l’attenzione e la capacità di comprendere i segnali provenienti dal piano di sopra; in altri termini al quadro viene affidato il compito di “stare in ascolto” e di tradurre al livello operativo le azioni necessarie a raggiungere l’obiettivo.
Se fossimo su di una nave, potremmo dire che il quadro ha il compito di tradurre gli ordini del comandante in una rotta e di comunicarla alla sala macchine.
Invece quello che stiamo osservando da un bel po’ di tempo, è completamente diverso, sembra un film che si è interrotto in un preciso momento su di una ben determinata scena, la cui immagine è la seguente:
E’ del tutto inutile che sia io a descrivervi la fine di questo film. Possiamo anche spegnere senza aspettare che ritorni il collegamento interrotto e tornarcene nel nostro mondo aziendale, dove però ci verrebbe di fare qualcosa, specialmente se la nave che sta andando così alla deriva è la propria azienda. Cosa vorreste fare esattamente? Vi viene voglia di punire qualcuno, un presunto colpevole? Contro chi vi piacerebbe puntare il dito accusatore che foste l’armatore di quella sfortunata nave?
Ve la prendereste con il comandante del piano di sopra, oppure accusereste anche l’immobilismo del nostromo, il rappresentante del popolo di mezzo?
Questi ultimi nella loro vita, se la sono sempre cavata a buon mercato, affermando di non essere responsabili dei disastri, in quanto semplici traduttori di ordini. Come dire ambasciator non porta pena. Al processo di Norimberga, questa scusa non ha funzionato, tutto il popolo di mezzo è stato condannato.
Ragion per cui, vorrei esortare tutti i “quadri aziendali” a togliersi di dosso quelle “pesanti cornici”, frutto di un passato vetusto che non tornerà più, e di intensificare il rapporto con chi ha il potere in azienda. E’ inutile giocare a scaricarsi le colpe, accusandosi a vicenda.
Ci sono tanti modi per svegliare il piano di sopra che dorme, nel vostro regno più ampio, il sole sorge un’ora prima, ragion per cui avete tutto il tempo per organizzare le vostre risorse e bussare alla porta della cabina al momento giusto per svegliare i vostri superiori.
Con il controllo delle risorse (tra cui le informazioni), con la posizione che occupate, ma soprattutto con le vostre competenze opportunamente sviluppate, accentrate nelle vostre mani varie fonti di potere, con le quali perseguire il vostro scopo.
Cosa avete detto? Non ricordate quale esso sia?
Allora, vi consiglio di indossare velocemente il salvagente, stanno per suonare le sirene, ma stavolta non nel film, bensì nelle vostre aziende. Si salvi chi può.