Biomasse: cosa sono e che impatto ambientale hanno

La biomassa è riconducibile all’energia solare. Senza vegetali tutti gli animali morirebbero di fame. È stata utilizzata come combustibile dall’uomo da ormai più di un milione e mezzo di anni

Biomasse: cosa sono e che impatto ambientale hanno

Cos’è la biomassa?

Si definisce biomassa qualsiasi prodotto delle coltivazioni agricole e della forestazione, qualsiasi residuo dell’industria della lavorazione del legno e della carta, i prodotti organici derivanti dall’attività biologica degli animali e dell’uomo, come quelli contenuti nei rifiuti urbani.

 

Vale la pena chiarire bene cosa sono le biomasse. Un termine che negli ultimi anni, forse anche a causa delle ripetute emergenze legate ai rifiuti, ha fato breccia nel dibattito pubblico ponendosi come possibile soluzione. In sintesi la biomassa è detta la massa di materiale organico presente in un ecosistema e contiene tutta la massa degli esseri viventi, degli organismi morti e dei prodotti organici di metabolismo. Alla base della biomassa sta il processo biochimico della fotosintesi, il processo con il quale le piante producono, in presenza di luce, glucosio a partire da acqua e biossido di carbonio.

La fotosintesi fa parte del ciclo del carbonio. L’energia che alimenta il processo di fotosintesi è l’energia solare, la luce. La biomassa contiene quindi energia solare accumulata. In fin dei conti, tutta la biomassa, è riconducibile all’energia solare. Senza vegetali tutti gli animali morirebbero di fame. La biomassa è stata utilizzata come combustibile dall’uomo da più di un milione di anni e finora non ne ha ancora trovato uno più conveniente. Tutti i combustibili, siano questi paglia, ciocchi di legna, gas propano o petrolio, sono chimicamente apparentati. La loro struttura molecolare contiene atomi di carbonio e di idrogeno. Con un ettaro si riesce a nutrire venticinque persone, mangiatori di carne di tipo occidentale, mentre i vegetariani hanno bisogno solo di un decimo di questa superficie.

Se anche tutta la popolazione mondiale avesse le stesse abitudini nutrizionali degli occidentali, resterebbero ancora quasi tre miliardi di ettari su cui coltivare piante energetiche. La resa annua di un ettaro coltivato con piante energetiche raggiunge massimi di venti tonnellate di massa secca, per esempio, sotto forma di giunco. Il contenuto energetico di questa quantità corrisponde a circa novemila litri di petrolio.

Questi calcoli suscitano un certo ottimismo. Infatti, il fabbisogno mondiale di petrolio, che attualmente è di 3,78 miliardi di tonnellate e anno, potrebbe essere teoricamente coperto dalla biomassa. Questo per comprendere come sia già possibile svincolarsi dal petrolio per le esigenze alimentari di tutta la popolazione che abita la Terra.

Biomasse quale impatto ambientale

Ma riguardo le biomasse, quale è l’impatto ambientale? Le bioenergie sono un importante componente del nostro complesso di energie rinnovabili, aiutando ad assicurare una costante fornitura di energia. Ma questo studio evidenzia il fatto che le biomasse forestali e i terreni produttivi sono risorse limitate, e parte del capitale naturale europeo. La valorizzazione delle biomasse, se viene inserita e organizzata in un contesto di filiera che prevede una efficiente valorizzazione di tutte le sue componenti, consente notevoli benefici sia di tipo ambientale e socio economico che di livello locale e territoriale.

Ma i benefici vengono propagati su scala globale ed è l’intero Pianeta a giovarsene. Ad esempio, l’uso energetico delle biomasse vegetali è considerato uno delle più efficienti soluzioni per ridurre le emissioni di gas serra, in quanto la CO2 emessa durante la produzione di energia dalle biomasse è pari a quella assorbita durante la crescita delle piante, mentre i combustibili fossili utilizzati emettono CO2 che si accumula nell’ambiente.

Un altro importante contributo allo sviluppo sostenibile può derivare da un incremento dell’uso del legno e derivati in sostituzione di altri materiali il cui impiego risulti più costoso sia energeticamente che per l’ambiente, sfruttandone il ruolo di sequestratore di CO2 e la sua versatilità come materia prima; il tutto in un contesto di salvaguardia e miglioramento del sistema forestale.

Autore: Luigi Mannini
pubblicato il