Contributo unificato: cos’è e come si calcola

Il contributo unificato è nato con l'esigenza di semplificare il quadro contributivo per sostenere i procedimenti civili ed amministrativi. Ha sostituito ed accorpato, infatti, imposte precedenti


Che cos’è il contributo unificato?

Il contributo unificato consiste in una tassa che bisogna pagare per ottenere l’iscrizione a ruolo delle cause civili e amministrative. Se per un motivo qualsiasi la ricevuta di pagamento non si trovasse, il cancellerie non potrebbe iscrivere la causa a ruolo e praticamente diventerebbe impossibile fissare la prima udienza.

Il contributo unificato è un tributo introdotto nell’ordinamento italiano nel maggio del 2002. L’obiettivo, come si può immaginare, è quello di semplificare il quadro intorno alle spese necessarie per sostenere un processo civile, penale o amministrativo. Quindi il contributo unitario ha accorpato e sostituito l’imposta di bollo, la tassa di iscrizione a ruolo, i diritti di cancelleria, i diritti di chiamata in causa dell’ufficiale giudiziario. L’obiettivo per il quale è stato deciso di introdurre questo contributo unificato a quanto pare è stato raggiunto e quindi dopo aver visto cos’è bisogna scoprire come si calcola. Per rispondere al primo quesito basta dire che il contributo unificato è in pratica una tassa che deve essere corrisposta per ogni grado di giudizio nel processo civile e si versa in base al valore della causa stessa rispettando le tabelle previste dalla legge.

Versare il contributo unificato è obbligatorio in quanto sancisce in qualche modo il contributo del cittadino al mantenimento delle spese che lo Stato deve sostenere per tenere in vita la macchina giudiziaria. Il contributo unificato si deve sempre versare a meno di qualche rarissima eccezione, e può essere pagato sia dall’avvocato per conto del cliente oppure dal cliente stesso, o anche dall’avvocato, in maniera ancora più semplice recandosi nelle tabaccherie abilitate dove, una volta effettuato il pagamento, verrà rilasciata una ricevuta di color arancione che andrà applicata al fascicolo della causa per attestare l’avvenuto pagamento della tassa sotto forma di valore bollato.

L’importo non è costante, ma può variare in base, al valore o, in altri casi, al tipo di causa che si deve portare avanti in tribunale. Al di là del valore economico della causa, l’ammontare del contributo unificato aumenta in misura direttamente proporzionale ai gradi di giudizio. Questo vuol dire che, una stessa procedura richiederà un contributo unificato aumentato della metà per il ricorso alla Corte d’Appello e raddoppiato per la fase davanti alla Corte di Cassazione. Ci sono anche casi in cui il contributo unificato è la misura utilizzata per comminare determinati tipi di sanzione: se il ricorso in appello o cassazione è giudicato totalmente infondato, inammissibile o improcedibile, chi l’ha proposto viene condannato a pagare la stessa somma già versata per il contributo unificato. Insieme al contributo unificato deve essere corrisposta anche una marca in misura fissa, attualmente pari a ventisette euro.

Come si calcola il contributo unificato

Per non commettere errori e poter giudicare sulla correttezza o meno del provvedimento bisogna conoscere come si calcola il valore del contributo unificato. Informazioni utili per chi si trova in particolari situazioni e può così non farsi cogliere impreparato nel momento in cui c’è da andare incontro a determinate operazioni. E non si può che partire dalla considerazione che non esiste un importo unico, bensì variabile a seconda della causa in oggetto. Generalmente per il processo amministrativo, vale a dire per i ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale, il contributo non è certamente economico visto che la forbice in cui ci si muove va dai trecento euro e arrivare anche a un massimo di seimila euro.

Quindi certamente una cifra non irrisoria. Per il processo tributario il contributo unificato parte da un minimo di trenta euro, richiesto per le cause di valore fino a 2.582,28 euro e può toccare un massimo anche di mille e cinquecento euro per quelle superiori ai duecentomila euro. Anche nel processo civile il contributo unificato va da trentasette euro a 1.466 euro a cui poi va aggiunta una marca da bollo di otto euro. Sono esenti dal conto unificato i procedimenti riguardanti la prole, procedimenti di opposizione e cautelari in materia di assegni di mantenimento prole, procedimenti di interdizione ed inabilitazione, procedimenti relativi ai minori, agli interdetti e agli inabilitati e procedimenti di rettificazione di stato civile.

Anche le controversie individuali di lavoro, e di previdenza, per soggetti titolari di un reddito Irpef inferiore a 31.884,48 euro possono rientrare nei casi di esenzione dal pagamento di questa tassa. I soggetti che rientrano nella fascia di reddito inferiore a diecimila e seicento euro all’anno, possono richiedere l’esenzione del pagamento del contributo unificato in ogni caso secondo quanto stabilito dalla più recente dichiarazione dei redditi. Infine è anche possibile richiedere l’esenzione dal pagamento delle competenze legali del proprio avvocato in quanto, su richiesta, verranno pagate dallo Stato.

Autore: Luigi Mannini
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