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Manutenzione della caldaia: tutti gli obblighi di legge

Tutte le buone regole da seguire di manutenzione della propria caldaia e multe e sanzioni previste nel caso di irregolarità

Manutenzione della caldaia: tutti gli obblighi di legge

Cos'è e come funziona la caldaia?

La caldaia è il sistema indispensabile all’impianto di riscaldamento di una casa che ha il compito di trasformare l’energia di alcuni combustibili in calore e distribuirlo sotto forma di acqua o di aria attraverso un sistema di tubi, all’interno degli ambienti da riscaldare. Nel corso del tempo sono chiaramente cambiate le caldaie installate nelle nostre case: le prime erano a legno, poi si è passati alle caldaie a carbone per arrivare, infine, a quelle a combustibili liquidi o gas metano.

 

Sono diversi i tipi di caldaia che si possono installare nelle proprie abitazioni e in uffici, solitamente distinte in caldaie:

  1. fisse, che sono le caldaie che si installano in punti definiti per esigenze pratiche e che possono essere rimosse solo dopo lavori di demolizione;
  2. semifisse, che sono quelle installate in punti precisi ma facilmente spostabili;
  3. locomobili, capaci di funzionare ovunque, dotate di ruote e dalla mobilità facilitata;
  4. locomotive, caldaie che producono l’energia per lo spostamento da sè grazie all’installazione di un motore a vapore detto locomotiva.

Caldaia: tutti gli obblighi di legge per la corretta manutenzione

Secondo quanto previsto dalla normativa del 2013 relativa al controllo delle caldaie (D.P.R. 74/2013), la manutenzione dell’impianto non deve più avvenire obbligatoriamente ogni anno. Gli impianti adibiti al riscaldamento con potenza nominale inferiore ai 35kW, cioè gli impianti domestici, devono essere per obbligo di legge controllati sia per la manutenzione dell’impianto termico sia per la verifica del rendimento della caldaia ogni due o ogni quattro anni, in base alla ‘vecchiaia’ della caldaia.

I suddetti controlli devono essere eseguiti unicamente dal personale abilitato e per ogni verifica effettuata deve essere rilasciato l’apposito certificato a norma di legge. La manutenzione delle caldaie prevede anche la cosiddetta verifica dei fumi, noto anche come controllo combustione. Questo genere di controlli ha scadenze diverse in base al tipo di caldaia e potenza:

  1. per le caldaie alimentate a combustibile liquido o solido, di potenza termica compresa fra 10 e 100 kW, si effettuano ogni 2 anni;
  2. per le caldaie alimentate a combustibile liquido o solido, di potenza termica superiore a 100 kW, ogni anno;
  3. per le caldaie alimentate a gas, metano o gpl, di potenza termica compresa fra 10 e 100 kW, ogni 4 anni;
  4. per le caldaie alimentate a gas, metano o gpl, di potenza termica superiore a 100 kW, ogni 2 anni.

La prova dei fumi deve essere effettuata anche nel caso di prima accensione della caldaia, sostituzione di apparecchi del sottosistema di generazione (es. generatore di calore) e anche nel caso in cui vengano effettuati interventi che comportino una modifica dell’efficienza energetica. Al termine dei controlli, il manutentore, rilascia un rapporto di controllo che deve essere allegato al libretto d’impianto.

Caldaia: chi si occupa della manutenzione

La manutenzione della caldaia spetta al proprietario della casa o all'amministratore del condominio in caso di impianto condominiale, mentre nel caso di un appartamento in affitto, il responsabile per la manutenzione della caldaia e il controllo fumi è l'affittuario, mentre per lavori più importanti, come la sostituzione della caldaia o riparazioni di parti dell'impianto, la responsabilità è del proprietario dell'appartamento.

Caldaia: sanzioni se non si rispettano controlli previsti dalla legge

Se la caldaia non è a norma o non si rispettano le le scadenze previste sia per la manutenzione sia per la verifica dei fumi della propria caldaia il rischio è quello di beccarsi una multa salata da parte del Comune. Quest’ultimo, infatti, si occupa di effettuare controlli a campione e in mancanza di documenti comprovanti i controlli obbligatori, può infliggere una sanzione pecuniaria. In particolare, la multa amministrativa può essere di un minimo di 500 euro e arrivare ad un massimo di 3.000 euro. Multa prevista anche se l’inquilino o il proprietario non ha il libretto di impianto e in tal caso la sanzione è compresa tra 500 e 600 euro.

Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il