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Qual è la differenza tra migranti, profughi e rifugiati?

L’Italia ha dovuto imparare a fare i conti non solo con questi termini, ma anche con le difficoltà che lo sbarco di migliaia e migliaia di disperati sta provocando al corpo sociale del Belpaese

Qual è la differenza tra migranti, profughi e rifugiati?

Cosa differenzia migranti, profughi e rifugiati?

Per migranti si intendono le persone che si spostano liberamente per ragioni di convenienza personale. Il profugo è costretto a farlo in seguito a eventi bellici, a persecuzioni politiche o razziali, oppure a cataclismi. Un rifugiato invece perché perseguitato.

Ormai non ci facciamo più caso, ma parole quali migranti profughi e rifugiati, un tempo utilizzate davvero raramente e per questo attorniate da un’aura di mistero oggi sono entrate nel lessico comune. E, purtroppo non sempre per descrivere situazioni positive. Episodi di razzismo, violenza, tentativi di raggiungere il suolo italico a bordo di carrette del mare che puntualmente affondano provocando tragedie su tragedie che hanno guadagnato al Mediterraneo l’appellativo di tomba dopo quello glorioso coniato dai romani più di duemila anni fa.

Esigenze di sintesi giornalistiche a parte, che hanno contribuito e non poco a creare confusione intorno a queste diciture, l’Italia ha dovuto presto imparare a fare i conti non solo con questi termini, ma anche con le difficoltà che lo sbarco di migliaia e migliaia di disperati sta provocando al corpo sociale del Belpaese che non sempre si è mostrato pronto all’accoglienza. È dunque arrivato il momento di capire bene quale è la differenza tra migranti, profughi e rifugiati: indicano in realtà situazioni tra loro legate, ma non coincidenti.

Migranti chi sono

Il termine migranti si applica spesso alle persone che decidono di spostarsi liberamente per ragioni di convenienza personale e senza l’intervento di un fattore esterno. Ecco chi sono i migranti: persone che si spostano in un altro paese o in un’altra regione allo scopo di migliorare le loro condizioni materiali e sociali, le loro prospettive future e quelle delle loro famiglie. Un migrante è considerato regolare se risiede in un paese con regolare permesso di soggiorno, rilasciato dall’autorità competente; è irregolare invece se è entrato in un paese evitando i controlli di frontiera, oppure se è entrato regolarmente, ma è rimasto in quel paese anche dopo la scadenza del visto, o ancora se non ha lasciato il paese di arrivo dopo l’ordine di allontanamento.

Al contrario quando il migrante non ha un permesso regolare assume la dicitura di clandestino. In Italia si è considerati “clandestini” quando, pur avendo ricevuto un ordine di espulsione, si rimane nel paese. Dal 2009 in Italia la clandestinità è un reato penale.

Quando si è in presenza di profughi e rifugiati

Quando ci troviamo in presenza di profughi pensiamo subito a qualcuno che fugge. Da un Paese povero, dalla fame o dalla sete, da una guerra, da una catastrofe naturale. Alla fine è proprio ciò che accade, ma questa lettura della parola è solo una mezza verità. I profughi fuggono, sì, ma verso qualcosa più che da qualcosa. Profugo è chi cerca un nuovo posto in cui vivere: un futuro, un lavoro, una speranza, una nuova vita. Nei suoi occhi c'è la disperazione del passato, ma soprattutto il fuoco della speranza. Che, a volte, viene spento dalle onde del mare, o dall'indifferenza.

I rifugiati sono persone che si trovano al di fuori del loro paese di origine a causa di persecuzioni, conflitti, violenze o altre circostanze che minacciano l’ordine pubblico, e che, di conseguenza, hanno bisogno di protezione internazionale. La loro situazione è talmente rischiosa e intollerabile che attraversano i confini nazionali in cerca di sicurezza nei paesi limitrofi, e diventano quindi internazionalmente riconosciuti come rifugiati. Sono persone per le quali il rifiuto della domanda di asilo ha conseguenze potenzialmente mortali. I rifugiati sono persone che hanno lasciato il proprio paese e trovato rifugio in un paese terzo. La Convenzione di Ginevra dice che il rifugiato è una persona che «nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”.

Il rifugiato è anche una persona che “essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”. Lo status di rifugiato può essere perso se la persona ha volontariamente richiesto la protezione dello stato di cui possiede la cittadinanza; se ha volontariamente riacquistato la cittadinanza persa; se ha acquistato una nuova cittadinanza e gode della protezione dello stato di cui ha acquistato la cittadinanza; se è volontariamente tornata e si è domiciliata nel paese che aveva lasciato o in cui non era più andata per paura di essere perseguitata; se, «cessate le circostanze in base alle quali è stata riconosciuta come rifugiato, essa non può continuare a rifiutare di domandare la protezione dello Stato di cui ha la cittadinanza»: se, in pratica, la situazione nel suo paese è cambiata in meglio.

Autore: Luigi Mannini
pubblicato il