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Retribuzione in maternità: come cambia lo stipendio?

Quando, quanto e come si prende la maternità dal lavoro: calcoli e regole da conoscere importanti per le future mamme. Cosa c'è da sapere

Retribuzione in maternità: come cambia lo stipendio?

Cos'è la maternità?

La maternità indica il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla donna lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio e durante il periodo di assenza dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennità economica al posto della solita retribuzione, indennità il cui valore cambia in base a tipo di lavoro, se si tratti di lavoratrice dipendente o privata o autonoma, ma che subisce in ogni caso variazioni rispetto alla somma che si è abituati a percepire mensilmente per le proprie prestazioni lavorative.

 

Quando una donna arriva al momento della maternità sono spesso tante le domande e i dubbi che si pone sul proseguo della propria attività lavorativa, tante anche le domande relative agli importi che si potranno percepire durante il periodo in cui non si lavorerà. Se, però, si svolge un lavoro regolare con assunzione o si è libere professioniste iscritte a casse previdenziali private, non dovrebbe esserci alcun problema lavorativo né di retribuzione durante il periodo della maternità, anche se ciò che si riceverà sarà inferiore a quanto normalmente si guadagna.

Maternità: quando spetta e a chi

La maternità ha una durata temporale complessiva di cinque mesi, due mesi prima della data presunta del parto e tre mesi successivi al parto. Nei casi di parto anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce), ai tre mesi dopo il parto si aggiungono i giorni non goduti prima del parto, anche se la somma dei tre mesi di post partum e dei giorni compresi tra la data effettiva del parto e la data presunta del parto superi il limite complessivo di cinque mesi. Sottolineiamo che nei casi di parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia. Il diritto alla maternità e relativa indennità spettano anche nei casi di adozione o affidamento di minori.
Possono beneficiare della maternità tutte le donne:

  1. lavoratrici dipendenti iscritte all’Inps o all’ex Ipsema;
  2. disoccupate o sospese se il congedo di maternità sia iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro o sia iniziato oltre i predetti 60 giorni, ma sussiste il diritto all'indennità di disoccupazione, alla mobilità oppure alla cassa integrazione;    
  3. lavoratrici agricole a tempo indeterminato e lavoratrici agricole tempo determinato che nell’anno di inizio del congedo siano in possesso della qualità di bracciante comprovata dall’iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo;
  4. lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti) che abbiano maturato 26 contributi settimanali nell'anno precedente l'inizio del congedo di maternità o 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l'inizio del congedo stesso;
  5. lavoratrici a domicilio;
  6. lavoratrici impegnate in attività socialmente utili o di pubblica utilità;
  7. lavoratrici private e autonome iscritte alle proprie casse previdenziali private.

La lavoratrice ha diritto all’indennità di maternità post partum anche quando si verificano eventi tragici come la nascita di un bambino già morto o il decesso del bambino successivo al parto. Inoltre, periodo e indennità di maternità spettano anche spetta anche quando ci sia stata una interruzione di gravidanza dopo il 180° giorno di gestazione.

Maternità per libere professioniste

Così come per le donne lavoratrici dipendenti è prevista una maternità di cinque mesi, parimenti lo è per le libere professioniste, sia iscritte alla gestione sperata Inps sia iscritte ad altre singole casse private previdenziali. In questi ultimi casi, l’indennità viene corrisposta indipendentemente dall’effettiva astensione dall’attività, dalla competente cassa di previdenza e assistenza per i liberi professionisti, a seguito di apposita domanda presentata dall’interessata a partire dal compimento del sesto mese di gravidanza ed entro il termine perentorio di centottanta giorni dal parto.
La domanda deve essere accompagnata dal certificato medico che ne provi la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto e spetterà alle competenti casse di previdenza e assistenza per i liberi professionisti provvedere ad eventuali accertamenti ed erogazione della maternità dovuta.

Maternità e retribuzione: come cambia lo stipendio

Durante il periodo della maternità la lavoratrice percepisce un'indennità economica pari all'80% della stipendio calcolato in base all'ultimo periodo di paga percepito immediatamente prima l’inizio della maternità, quindi sulla base dell’ultimo mese di lavoro precedente il mese di inizio del congedo. Tuttavia, i contratti collettivi possono prevedere l’erogazione al 100% dell’indennità da parte del datore di lavoro. L'indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro e viene pagata direttamente dall'Inps alle:

  1. lavoratrici stagionali;
  2. operaie agricole;
  3. lavoratrici disoccupate o sospese;
  4. lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti);
  5. lavoratrici dello spettacolo saltuarie o a termine;
  6. lavoratrici assicurate ex Ipsema.

Il pagamento viene erogato dall'Inps tramite bonifico presso l'ufficio postale o accredito su conto corrente bancario o postale. Le libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps non hanno l’obbligo di astensione dal lavoro per maternità. In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità, il diritto all’astensione dal lavoro ed alla relativa indennità spettano al padre (congedo di paternità).

Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il