Terremoto in Giappone: un modello di ricostruzione

Siamo sicuri che sia un destino ineluttabile contare i danni e i morti per scosse di terremoto particolarmente violente? Risposte interessanti arrivano dal Giappone, il paese più sismico al mondo

Terremoto in Giappone: un modello di ricostruzione

Cos’è un terremoto?

Si tratta di un evento naturale ed imprevedibile che è causato nella maggior parte dei casi dallo scontro, in alcune zone del pianeta, di blocchi della crosta terrestre che in gergo vengono chiamati, placche tettoniche.

Il terremoto è forse il cataclisma che incute più timore nella popolazione umana. Un fenomeno imprevedibile e potenzialmente letale per le popolazioni che abitano le zone che vengono colpite. L’Italia ha ancora negli occhi la tragica devastazione lasciata, ormai un anno fa, in eredità dal tremendo sisma che ha colpito a più riprese Amatrice e tantissimi altri centri.

Danni irreparabili, morti e sfollati che sono ancora costretti ad abitare in tende e non sanno ancora quando e se potranno ritornare nelle loro abitazioni. Per non parlare del sisma che ha colpito l’Aquila distruggendola, probabilmente per sempre, viste le difficoltà legate alla ricostruzione, indispensabile per riportare alla normalità la città abruzzese.

Ma siamo sicuri che sia un destino ineluttabile quello di contare i danni e i morti quando le scosse sono particolarmente violente? Un suggerimento prezioso su come arginare i danni da terremoto arriva direttamente dal Giappone. Un vero modello di ricostruzione.

Giappone modello di ricostruzione

E perché il Giappone può incarnare, senza timore di essere smentito, il modello di ricostruzione? Semplice. Il Giappone è il paese più sismico al mondo. Un paese che ha imparato ad affrontare anche una scossa del sesto grado di scala Richter, inventata proprio per operare una distinzione con la scala Mercalli che misura i danni e non dipendere dunque dalle tecniche costruttive usate nella zona colpita. Dal dopoguerra nessuna scossa, anche di queste proporzioni, ha provocato crolli.

Sei gradi Richter, la stessa intensità del sisma che ha polverizzato la zona fra Lazio e Marche. In Giappone tutti gli edifici vengono costruiti con tecniche antisismiche in grado di resistere senza alcun danno strutturale a scosse fino al settimo grado della scala Richter. Insomma sarebbe il momento che anche il Belpaese si svegliasse sotto questo punto di vista. Per comprendere cosa significhi tutto questo basta fare un paragone tra la forza e i danni causati della scossa di terremoto, di 8,9 gradi della scala Richter pari a dodici della scala Mercalli avvertita a Fukushima in Giappone nel 2011.

Danni limitati nei centri limitrofi all’epicentro del disastro. Al contrario, in Italia, il sesto grado di Richter ha seminato distruzione e morte a Accumoli, Amatrice e Pescara del Tronto. Non a Norcia, ricostruita, dopo due eventi sismici, con tecniche antisismiche. La lunga tradizione anti-sismica giapponese parte dalla prevenzione: scuole, palazzi ed ogni edificio pubblico sono dotati di manuali e documentazioni semplici da utilizzare in caso di emergenza. Vengono poi eseguite periodicamente simulazioni antisismiche seguendo percorsi e veri e propri addestramenti in grado di aumentare le possibilità di sopravvivenza in caso di eventi sismici. Dettagliatissima la procedura di evaquazione postsisma.

I negozi, gli uffici, le strutture pubbliche e molte abitazioni sono dotate di kit antisismico che in casi estremi, trovandosi bloccati, permette di sopravvivere alcuni giorni aspettando i soccorritori. Molta attenzione viene posta nella scelta dei materiali impiegati per costruire gli edifici, strutturalmente all’avanguardia. La qualità del terreno, che varia in base alla zona, ha la capacità di ampliare le onde sismiche facendo variare i danni da edificio a edificio, a parità di scossa. Infine la tecnologia antisismica all’avanguardia come in pochissimi altri paesi: un esempio sono gli isolatori sismici, quei dispositivi, cioè, che vengono inseriti tra le fondazioni e le strutture in elevazione e che hanno la capacità di evitare l’insorgere di risonanze e di resistere quindi alle oscillazioni.

Si tratta di un modello da imitare. L’Italia, non bisogna dimenticarlo, è il paese europeo che presenta un rischio più alto. Le statistiche parlano chiaro. Sul pianeta Terra si verificano, in media ogni anno, almeno un paio di terremoti distruttivi. In Italia almeno un sisma di magnitudo superiore a 6.3 gradi ogni quindici anni.

Autore: Luigi Mannini
pubblicato il