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Bollette a 28 giorni: operatori si rifiutano, strada in salita. Agcom chiede Parlamento multe più nette

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sollecita l'intervento del parlamento per l'approvazione di norme che le diano un maggior potere sanzionatorio.

Bollette a 28 giorni: operatori si rifiu

Bollette a 28 giorni: Autorità interviene



Ci sono dlle difficoltà, non è tutto così semplice come sembrava per riuscire a riportare il mese invece dei 28 giorni. E Agcom chiede intervento netto.

Se c'è una ragione per cui gli interventi dell'Agcom si sono fino a questo momento rivelati inefficaci nel costringere gli operatori telefonici a fare marcia indietro nei tempi della fatturazione, dai 28 giorni attuali al mese, è per via delle armi spuntate di cui è in possesso. In buona sostanza, al di là dei richiami, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può imporre multe ai gestori inadempimenti, ma l'importo è così irrisorio rispetto ai fatturati da spingere gli operatori a trascurarle. Tanto per essere precisi, stando alle cifre che stanno adesso circolando, i vari Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb ovvero i tre gestori che hanno applicato la cadenza ogni 28 giorni nel calcolo delle bollette per la linea fissa, si troverebbero a pagare poco più di un milione di euro. Praticamente nulla, per loro.

Agcom chiede l'intervento del parlamento

Succede adesso che uno dei membri dell'Autorità, Francesco Posteraro, si appella al parlamento affinché riveda le norme nelle parte che riguarda i poteri sanzionatori in capo all'Agcom. Il problema di fondo, si badi bene, non è l'aumento dei prezzi degli operatori, ma la mancanza di chiarezza nel farlo. Con il passaggio alla fatturazione a 28 giorni, gli operatori si trovano infatti a pagare una mensilità in più ovvero l'8,6% in più nell'arco di un anno. Secondo l'Agcom, agire in questo momento creare confusione tra gli utenti e riduce le possibilità di una corretta comparazione dei prezzi. Per dirla con le parole di Posteraro, i consumatore verifica quanto sulla base di parametri temporali consolidati: il mese e i 28 giorni. E fa l'esempio di stipendi e pensioni, pagati appunti ogni mese per 12 volte (al di là della mensilità aggiuntiva). In buona sostanza, viene a cadere il principio di trasparenza.

Bollette a 28 giorni: indispensabili nuove norme

Aumentare in maniera indiretta i guadagni è dunque la contestazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che sollecita un intervento legislativo. Qualcosa si è già mosso con una risoluzione parlamentare che impegna l'esecutivo a intervenire e un disegno di legge che prevede

  1. l'aumento del potere di controllo da parte degli organi competenti, tra cui l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che sta da tempo seguendo da vicino la vicenda, ma senza avere la forza di far rispettare le sue decisioni;
  2. la restituzione agli utenti degli importi percepiti dai gestori telefonici e delle televisioni a pagamento nel caso di mancato rispetto dell'obbligo di cadenza mensile;
  3. il ritorno alla fatturazione mensile e non ogni 28 giorni così da permettere all'utente di avere un reale controllo dei costi sostenuti e del prezzo del servizio;
  4. la restrizione della facoltà di cambiare tutte le volte che si desidera, le condizioni contrattuali in maniera pressoché improvvisa e certamente unilaterale, nonostante il mantenimento del diritto di recesso gratuito da parte dei consumatori;
  5. la possibilità di inasprire le multe a carico degli operatori che non danno seguito alle nuove disposizioni ovvero si ostinino a mantenere la fatturazione ogni 28 giorni anziché ripristinare quella su base mensile.

Il punto è che i vari operatori Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb hanno a loro volta fatto ricorso al Tar del Lazio contestando i provvedimenti dell'Agcom. La sentenza è attesa all'inizio del prossimo anno e fisserà naturalmente un primo importante paletto da cui gli utenti, le associazioni dei consumatori, il parlamento e l'esecutivo, nuovo e futuro, non potranno prescindere.

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di Luigi Mannini pubblicato il