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Bollette a 28 giorni: tre ragioni per cui tutto è complesso oltre multe Agcom insignificanti

Continua il muro contro muro con i giganti delle telecomunicazioni da una parte, associazioni dei consumatori e Agcom dall'altra sulla cadenza delle bollette telefoniche.

Bollette a 28 giorni: tre ragioni per cu

Bollette a 28 giorni: tutto è complesso



La questione delle bollette a 28 giorni rischia di trascinarsi ancora per molto tempo. Di mezzo ci sono gli operatori delle linee telefoniche fisse, ma anche Sky per la pay TV, che spostando la tempistica della fatturazione dal mese a 28 giorni finiscono per incassare una mensilità in più all'anno. Ma anche a generare confusione tra gli utenti che sono abituati a parametrare le spese sulla base del mese e non delle quattro settimana. L'esempio più evidente arriva con lo stipendio o la pensione, che non vengono appunto percepiti ogni 28 giorni. Ed è proprio questo il principale punto di contestazione: l'essersi affidati a questo giochino per aumentare i prezzi. Una mossa che non è andata giù all'Agcom, alle associazioni dei consumatori e, almeno a parole fino a questo momento, a una parte della politica.

Bollette a 28 giorni: perché non se ne esce fuori

Ci sono almeno tre ragioni per cui la questione è di una complessità tale che è evidentemente difficile venire a capo. In prima battuta c'è un aspetto che non è stato finora abbastanza evidenziato. I gestori telefonici si sono rivolti al Tar difendendo la loro scelta. La decisione è attesa solo nei primi mesi del prossimo anno e in quella sede si giocherà una parte importante di questa partita. In seconda battuta, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sta cercando di dire la propria, ma ha le armi spuntate. Significa che non riesce a incidere in questa partita poiché il massimo delle multe comminabili riesce solo a fare il solletico ai giganti delle telecomunicazioni. E così gli operatori si rifiutano di trovar e un punto d'accordo e di rimborsare gli utenti o comunque fare marcia indietro nei tempi di invio delle bollette, così come richiesto dalle associazioni dei consumatori, non hanno la più pallida intenzione.

Stando alla delibera Agcom, solo i contratti di telefonia mobile potevano ricorrere alla scadenza a quattro settimane, per la linea fissa invece il tempo minimo coincideva con il mese. Infine, nonostante il gran parlare che si è fatto in questi giorni, nella bozza della manovra non è presente un solo rigo sulla questione. E a poco è servita la dura presa di posizione pubblica del ministro dello Sviluppo Economico. Qualcosa si è mosso con una risoluzione parlamentare e un disegno di legge, ma è sufficiente?

Le proposte di cambiamento

Le proposte sono chiare: si va dal ritorno alla fatturazione mensile e non ogni 28 giorni all'aumento del potere di controllo degli organi competenti, tra cui l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dall'inasprimento delle multe a carico degli operatori al rimborso agli utenti di quanto pagato ai gestori telefonici e alle televisioni a pagamento nel caso di mancato rispetto dell'obbligo di cadenza mensile, fino ad arrivare alla riduzione della libera facoltà di cambiare le condizioni contrattuali in maniera unilaterale.

Il passaggio dalle bollette a 28 giorni e non più su base mensile significa dunque che alla fine dell'anno i clienti pagheranno una mensilità in più. Per opporsi contro questa decisione unilaterale è possibile attivare la procedura di autotutela davanti al Corecom ovvero le strutture regionali di conciliazione. Sul tema, il Codacons fornisce assistenza e mette a disposizione sul suo sito un formulario precompilato e ha annunciato l'intenzione estrema di avviare una class action contestando la violazione dell'articolo 650 del codice penale che punisce il mancato seguito ai provvedimenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il