BusinessOnline - Il portale per i decision maker

Borse, azioni e obbligazioni 2017: previsioni Febbraio-Marzo 2017 Usa Trump, Spread in Italia e Europa elezioni

Anche se il dollaro statunitense ha ancora ossigeno, iniziano a sollevarsi venti contrari. Turbolenze e incertezze in Europa.

Borse, azioni e obbligazioni 2017: previ

Borse quali azioni e obbligazioni 2017



Dove dirottare investimenti e risparmi in questo 2017? Quali sono le indicazioni e le prospettive della Borsa nei prossimi mese di febbraio e marzo 2017? Come gestire azioni e investimenti? Sono tante le variabili da tenere in considerazione sia sul piano nazionale che su quello internazionale. L'Europa continua a rimanere sotto la minaccia del rischio politico. Anzi, rispetto agli anni scorsi le turbolenze sono maggiore perché la Brexit ha creato un precedenza e perfino in Italia, tra i Paesi fondatori della Comunità, il clima che respira non è di certo di quelli europeisti. Di più: lo spread ovvero il differenziale tra i titolo di Stato italiani e quelli tedeschi ha raggiunto il record dal mese di febbraio di tre anni fa. Tuttavia, i titoli finanziari europei possono fare bene. Ma sono da seguire le obbligazioni legate al costo della vita perché possono proteggere dall'aumento dell'inflazione.

Gli Stati Uniti, l'effetto Trump e il resto del mondo

Gli occhi del mondo economico e finanziario sono puntati anche sugli Stati Uniti e sulle scelte, anche imprevedibili, del nuovo presidente Donald Trump. Le previsioni degli analisti riferiscono comunque di una crescita in accelerazione e profitti su dell'8% per le aziende americane. In evidenza sanità, finanza e IT. E anche se il dollaro statunitense ha ancora ossigeno, iniziano a sollevarsi venti contrari. Se il Giappone è il superfavorito, grazie a yen più debole e stimoli fiscali, gli Emergenti sono in ripresa e sono evidentemente da tenere in forte considerazione. Brasile, Polonia e India sono favoriti perché isolati da una possibile nuova fase di rallentamento cinese.

E c'è il piano Juncker

Ma come funziona il piano Juncker? Come una piramide dove un gruppo di investitori tira l'altro. Il 12 gennaio Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei, lodando il ruolo del partner Cassa depositi e prestiti (Cdp), ha dato i primi risultati sull'Italia. Dall'aprile 2015 sono stati messi a disposizione del Paese dal gruppo Banca europea degli investimenti 4,3 miliardi di prestiti e garanzie, per un totale di 28,5 miliardi di investimenti attivati. È a questi 4,3 miliardi che vanno sommati i 4,2 deliberati da Cassa depositi e prestiti, soldi che nelle stime Bei dovrebbero mobilitare a leva 9,4 miliardi: un terzo dei 28,5 complessivi citati da Scannapieco.

Presentato nel novembre 2014 dalla Commissione europea dal cui presidente Jean-Claude Juncker ha preso il nome, il piano ha uno schema a piramide. Al vertice ci sono i 21 miliardi del Feis, Fondo europeo per gli investimenti strategici: 16 dalla Commissione europea e 5 dal gruppo Bei. Nella fascia intermedia, primo effetto moltiplicatore, ci sono altri 42 miliardi dal gruppo Bei: sommati ai 21 si arriva a 63 miliardi. Alla base, infine 252 miliardi aggiuntivi di altri investitori come Cdp: sommati ai 63 si toccano i 315 miliardi. È questo il valore del piano Juncker, che ora dovrebbe salire a 500 miliardi. E mobilitare altre risorse con tutte le ricadute che ne conseguono sul mercato di azioni e obbligazioni.

Ti è piaciuto questo articolo?










Commenta la notizia
di Chiara Compagnucci pubblicato il