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Referendum Autonomia Lombardia: perché si deve votare sì e perché no

Meno di una settimana al voto in Lombardia, il punto interrogativo riguarda l'affluenza prima ancora che le ragioni del sì e del no. Ma non serve raggiungere alcun quorum.

Referendum Autonomia Lombardia: perché s

Referendum Autonomia Lombardia: sì o no



Se c'è una ragione che viene adesso cavalcata dai sostenitore del sì al referendum per l'autonomia della Lombardia è la sua legalità. Si tratta di una precisazione importante alla luce della recente consultazione in Catalogna, contraria alla Carta costituzionale. Dall'altra c'è chi è contrario al referendum di domenica 22 ottobre 2017 e invita a barrare la casella del no o, meglio ancora, a non presentarsi alle urne. Il motivo è presto detto: lo spreco di denaro pubblico, stimato tra i 30 e i 50 milioni di euro, per allestire una iniziativa che ha solo carattere consultivo-politico. Ancora più inutile, viene detto, considerando che il governo si è già detto disponibile a ragionare sulla concessione di spazi maggiori. In ogni caso, affinché i risultati siano validi, non è necessario il raggiungimento di alcun quorum ed è possibile votare in maniera elettronica, con macchine ad hoc che saranno riutilizzate per le future elezioni.

Perché si deve votare sì

La partita si gioca con due carte in mano: quella dell'articolo 116 della Costituzione e quella delle tasse. In pratica, i maggiori spazi di manovra con tanto di gestione delle relative risorse, sono chieste sulla base di quanto sancito dalla Costituzione italiana. Qui viene fuori come le materie oggetto di attribuzione sono

  1. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  2. governo del territorio;
  3. istruzione;
  4. porti e aeroporti civili;
  5. previdenza complementare e integrativa;
  6. protezione civile;
  7. rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni;
  8. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi;
  9. tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali;
  10. tutela della salute;
  11. tutela e sicurezza del lavoro.

Ma poi ci sono ragioni puramente economiche, in un misto tra tasse, prerogative ed equità. I sostenitori del sì fanno notare che la Lombardia è la regione che versa più tasse allo Stato ricevendo però meno trasferimenti in termini di spesa pubblica. Ed è al quinto posto in Europa per Prodotto interno lordo pro capite oltre che essere la regione a statuto ordinario meno indebitata del Paese in rapporto ai suoi cittadini: di conseguenza andrebbero adeguatamente riconosciute la sua specialità e la sua virtuosità. E poi, dati della Ragioneria Generale dello Stato alla mano, la Lombardia costa allo Stato meno soldi di tutti: 2.447 euro pro capite contro gli 8.679 della Provincia autonoma di Bolzano, i 7.655 della Valle d'Aosta, i 6.818 della Provincia autonoma di Trento e i 3.658 euro della media nazionale. E che dire che sul fronte dei dipendenti pubblici, in Lombardia ce ne sono meno che nel resto d'Italia.

I sostenitori del sì ricordano anche come nessuno dei tentativi finora intrapresi per ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia sia andato a segno. A conclusione di un'intensa attività istruttoria avviata a partire da luglio dell'anno prima, il Consiglio regionale nel 2007 aveva adottato atti di indirizzo con l'obiettivo di impegnare la Giunta ad avviare un confronto con il governo per giungere a un'intesa ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione. Il faccia a faccia fra la regione e l'esecutivo con l'obiettivo di pervenire alla redazione di un documento finale condiviso, è stato effettivamente avviato. Ma la procedura non ha avuto ulteriore seguito. Da qui l'intenzione di procedere con lo strumento del referendum consultivo. Dal punto di vista politico, il referendum è stato lanciato dalla Lega, Forza Italia ha aderito e ha partecipato alla promozione. Il Movimento 5 Stelle si è detto favorevole.

Perché si deve votare no

Per i sostenitori del no, in realtà più propensi alla strada dell'astensione, siamo davanti a una perdita di tempo, oltre che di denaro pubblico, come anticipato. Nel caso di vittoria del sì, infatti, il governo è obbligato ad avviare i negoziati. Per la regione Lombardia, l'organo che conduce il negoziato è il governatore (adesso Roberto Maroni); per lo Stato, la legge individua nell'esecutivo il soggetto tenuto ad attivarsi sulle iniziative della regione ai fini dell'intesa. Ebbene, fermo restando il rispetto del principio di leale collaborazione, non sussiste alcun obbligo di concludere l'intesa. Il tutto potrebbe insomma evaporare come neve al sole.

Vale la pena evidenziare come, a differenza di quanto della domanda che si troveranno davanti i residenti nella regione Veneto, in cui è stato allestito un referendum parallelo nella stessa giornata, il quesito è molto lungo e complesso. Sulla scheda virtuale i votanti troveranno il seguente quesito: "Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell'unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 116, terzo comma, della costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all'articolo richiamato?".

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di Chiara Compagnucci pubblicato il