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Referendum autonomia Lombardia: previsioni, affluenza, risultati ufficiali, exit poll. Spoglio schede, aggiornamento in tempo real

Gli occhi dell'Italia e dell'Europa sono puntati sul risultato del referendum per l'autonomia in Lombardia perché potrebbe dare il via a una nuova stagione nei rapporto tra le regioni e lo Stato.

Referendum autonomia Lombardia: previsio

Referendum autonomia Lombardia: previsioni, affluenza, risultati ufficiali



Domenica 22 ottobre 2017 gli elettori lombardi sono chiamati a votare per accettare o respingere il testo del referendum per l'autonomia. Per la diretta in tempo reale ovvero per conoscere le previsioni sul risultato finale, il tasso di affluenza alle urne, exit poll e spoglio, invitiamo a consultare questo stesso sito o quelli generalisti di informazione. Una terza soluzione è invece rappresentata dalla piattaforma web della Regione Lombardia. Se vince il no, non saranno introdotti i cambiamenti prospettati ovvero l'avvio di una trattativa con il governo per ottenere maggiore autonomia. Tra le venti materie concorrenti indicate dalla Costituzione, la Lombardia punta a esercitare in particolare una maggiore autonomia su tre temi: tutela dell'ambiente, internazionalizzazione e previdenza complementare, a cui si aggiungono anche l'innovazione e la ricerca.

Referendum autonomia Lombardia: chi vince e come votare con il tablet

Facile credere che chi recherà alle urne lo farà per votare sì. Sono sei i punti di base di questa chiamata alle urne:

  1. si vota solo il 22 ottobre
  2. il referendum ha solo valore consultivo ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione
  3. serve a chiedere una maggiore autonomia delle Regione Lombardia
  4. non c'è quorum
  5. in caso di affermazione dei sì si aprirebbe una trattativa Regione-Stato con il governo che si è già detto favorevole a un dialogo
  6. il costo del referendum lombardo si aggira sui 50 milioni di euro

Ad essersi espressi favorevolmente sono Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle mentre il Partito democratico non ha preso alcuna decisione pubblica. Per la prima volta in Italia si utilizza il voto elettronico. Invece della scheda di carta l'elettore voterà toccando lo schermo del tablet che troverà all'interno della cabina elettorale. Gli elettori si troveranno di fronte a una schermata con la scritta Inizia, in bianco su sfondo verde. Basta toccarla per accedere alla seconda schermata che riporta il quesito del referendum, seguito da tre caselle con la scritta Sì, No, Scheda bianca. Basta cliccare su una delle tre per decidere come votare. Una terza schermata chiederà di confermare la scelta: è sufficiente cliccare su Vota e lo schermo confermerà la fine dell'operazione.

Perché c'è chi dice no?

Al di là delle polemiche sui costi per l'organizzazione del referendum, tutti scaricati sulla collettività, il timore dei sostenitori del no e dell'astensione è la perdita di garanzia su tutto il territorio nazionale, in una sorta di effetto domino nelle regioni più ricche, dell'omogeneità dei diritti sociali e del lavoro, delle condizioni di accesso ed erogazione dei livelli essenziali di assistenza e prestazione nei diversi ambiti: sanità, sociale, istruzione, politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali e salvaguardia ambientale. Senza considerare, fanno notare, la compatibilità con i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario nazionale, l'obbligo della compartecipazione delle regioni al fondo perequativo di solidarietà nazionale. Le materie oggetto di concorrenza sono

  1. produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia
  2. grandi reti di trasporto e di navigazione
  3. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi
  4. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario
  5. valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali
  6. alimentazione
  7. ordinamento della comunicazione
  8. porti e aeroporti civili
  9. casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale
  10. protezione civile
  11. previdenza complementare e integrativa
  12. enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale
  13. tutela della salute
  14. professioni
  15. commercio con l'estero
  16. istruzione
  17. tutela e sicurezza del lavoro
  18. governo del territorio
  19. ordinamento sportivo
  20. rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni

Se vince il no, secondo i promotori del referendum, sarà dunque più difficile un'altra negoziazione con lo Stato, tenendo conto che Regione Lombardia già in passato ha avviato più volte la procedura di richiesta di maggiore autonomia senza ottenere positivo riscontro.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il