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Referendum autonomia Lombardia: se vince il sì o no cosa cambia per tasse, sanità, trasporti e servizi

I sostenitori del sì alla consultazione di domenica reclamano maggiori spazi di manovra, anche e soprattutto per via del buon governo in alcuni comparti ben precisi.

Referendum autonomia Lombardia: se vince

Referendum Autonomia Lombardia: sì o no



Domenica in Lombardia si tiene il referendum sull'autonomia: è consultivo e possono votare i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei comune della Regione. Gli elettori sono chiamati a scegliere se vogliono che la loro giunta regionale faccia richiesta allo Stato per avere maggiore autonoma, secondo una procedura prevista dalla Costituzione. Non c'è insomma nulla di paragonabile a quanto è accaduto nella vicina Catalogna, la cui consultazione è stata comunque al di fuori delle regole. Si voterà nella sola giornata di domenica 22 ottobre 2017 con seggi aperti dalle 7 alle 23. Il voto sarà elettronici e si utilizzeranno i tablet. L'elettore dovrà presentarsi al seggio indicato sulla tessa elettorale munito di un documento di riconoscimento valido.

La posta in gioco: le tasse

Se c'è un aspetto sui cui i sostenitori del sì stanno giocando le loro carte per convincere gli elettori a votare a favore è il cosiddetto residuo fiscale. Si tratta di un concetto elaborato da James McGill Buchanan Jr, premio Nobel per l'Economia nel 1986, secondo cui il trattamento che lo Stato riserva ai cittadini può considerarsi equo se determina residui fiscali minimi in capo a singoli individui, a prescindere dal territorio nel quale risiedono. Differenze marcate denotano una violazione dei principi di equità basilari. Il residuo fiscale della Lombardia, tra 52 e 56 miliardi di euro, è la differenza tra le tasse pagate allo Stato dai cittadini lombardi e quanto lo Stato restituisce alla Regione. Se vince il sì, proprio questa sarebbe, ad detta dei favorevoli all'autonomia, la prima questione della trattativa per lo Stato.

Ma per i sostenitori del no, le cose non stanno proprio così perché le materie oggetto di confronto, che può anche concludersi con un nulla di fatto, sono solo quelle previste dall'articolo 117 della Costituzione:

  1. tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali;
  2. governo del territorio;
  3. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi;
  4. rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni;
  5. tutela e sicurezza del lavoro;
  6. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  7. istruzione;
  8. porti e aeroporti civili;
  9. previdenza complementare e integrativa;
  10. protezione civile;
  11. tutela della salute.

Più fondi per la sanità d'eccellenza

Un altro aspetto delicato che i sostenitori del sì mettono al centro dell'attenzione è quello della sanità. E lo fanno ricordando che al primo posto per il basso tasso di emigrazione sanitaria c'è Bergamo, seguita da Sondrio, Como, Lecco, Monza e Brianza e al sesto posto Brescia. Tutte città della Lombardia. Ecco dunque che per mantenere questo standard qualitativo, indispensabile anche per chi si reca negli ospedali lombardi per farsi curare, diventa fondamentale avere maggiore voce in capitolo. Secondo i dati dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica sono circa 800.000 le persone affette da tumore che decidono di curarsi in una regione diversa da quella di residenza. Si tratta di malati che provengono soprattutto dal Sud Italia e scelgono i nosocomi del Nord, in particolare quelli milanesi.

Trasporti e servizi da tutelare

Lo stesso ragionamento viene applicato sul comparto dei trasporti e servizi a livello locale. In base ai numeri mostrati dai sostenitori del referendum dell'autonomia, sono quasi 5,5 milioni le persone che ogni giorno in Italia usano il treno per spostarsi per ragioni di lavoro o di studio, ma con differenze rilevanti di offerta di servizio ferroviario tra le regioni italiane. Ogni giorno in Lombardia si effettuano 2.300 corse giornaliere di treni regionali. La crescita dei pendolari presenta differenze macroscopiche, perché il numero aumenta dove il servizio non è stato tagliato e dove sono stati realizzati investimenti nell'acquisto di nuovi treni: nel 2015 in Lombardia i pendolari hanno registrando un +1,3% dall'anno precedente, contro la media nazionale di +0,7%. E siccome la Lombardia è la regione che più delle altre ha messo risorse proprie aggiuntive per nuovi treni e servizi per i pendolari, reclama adesso maggiore autonomia.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il