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Referendum autonomia Veneto: affluenza, previsioni, exit poll, risultati ufficiali. Aggiornamenti in tempo reale spoglio schede

La variabile più importante del referendum per l'autonomia del Veneto è l'affluenza, indispensabile affinché una eventuale vittoria del sì possa avere effetti concreti.

Referendum autonomia Veneto: affluenza,

Referendum autonomia Veneto: affluenza, previsioni, exit poll



C'è grande attesa non solo in Italia, ma in tutta la comunità europea per via dei recenti fatti in Catalogna e prima ancora nel Regno Uniti, sul risultato del referendum per l'autonomia del Veneto. Dove seguire lo spoglio delle schede in attesa dei risultati per sapere chi vince tra il sì e il no? Come rimanere aggiornati in tempo reale su affluenza, previsioni, exit poll e risultati ufficiali? Perché se c'è un aspetto di cui tenere conto è proprio quello dell'affluenza: senza quorum ovvero se almeno la metà degli aventi diritto al voto non si recherà alle urne sarà tutto inutile. Anche noi di businessonline.it seguiremo l'appuntamento dell'importante referendum per tutta la giornata, fornendo aggiornamenti sull'andamento della presenza alle urne e naturalmente sullo spoglio. Sicuri punti di riferimento per gli utenti italiani sono i siti dei quotidiani online generalisti che hanno predisposto ampi speciali sull'appunto sulla consultazione elettorale così come il portale web della Regione Veneto.

Chi vince tra il sì e il no al referendum autonomia Veneto

Difficile poter affermare con certezza chi riuscirà a sputarla tra il sì e il no e soprattutto quale sarà il tasso di affluenza perché anche questi ultimi giorni di campagna elettorale sono stati un po' sottotono. Ad essersi pronunciati apertamente per il sì sono stati Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle, ma con un impegno differente. C'è chi, oltre alla contrarietà dei contenuti dei cambiamenti proposti, esprime una generale contrarietà verso la politica che non favorisce la partecipazione. In ogni caso, per votare in Veneto si usa la tradizionale matita copiativa e dopo il voto sarà rilasciato un certificato. In caso di vittoria del sì e purché si resi alle urne la metà più uno degli aventi diritto perché il referendum sia valido, la Regione Veneto può intavolare una trattativa con il governo per ottenere ulteriori forme di autonomia su

  1. porti e aeroporti civili;
  2. tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali;
  3. istruzione;
  4. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi;
  5. tutela e sicurezza del lavoro;
  6. rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni;
  7. protezione civile;
  8. previdenza complementare e integrativa;
  9. governo del territorio;
  10. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  11. tutela della salute.

Possono votare tutti i cittadini italiani residenti in Veneto iscritti nelle liste elettorali. Le operazioni di voto avranno inizio alle ore 7 di domenica 22 ottobre e termineranno alle ore 23 dello stesso giorno. Per votare occorre recarsi presso il seggio indicato sulla propria tessera elettorale, con un documento d'identità valido. Non è però necessario portare la tessera elettorale per votare: non verrà infatti timbrata la scheda. La tessera servirà solo per l'indicazione del seggio. Gli elettori sprovvisti della tessera elettorale possono rivolgersi agli uffici del Comune di residenza per conoscere l'ubicazione del proprio seggio.

Referendum autonomia Veneto: c'è chi dice no

In questo contesto è indispensabile evidenziare come ci sia una fetta della popolazione che spinge per il no o comunque per l'astensione. A loro dire questo tipo di referendum non è necessario per aprire il negoziato con lo Stato, che è molto costoso per i cittadini. Di più: le proposte della Regione sono difficilmente percorribili e in alcuni aspetti perfino incostituzionali. E poi, fanno notare, queste proposte sono positive per il mondo del lavoro e per i veneti? Frammentazione e diversificazione garantiscono maggiore qualità ed efficienza nei servizi pubblici? Il timore è di creare una condizione di disomogeneità tra le regioni e tra i diversi territori della stessa regione. Più che una ulteriore differenza dello status delle Regioni, invocano una più chiara ripartizione delle competenze tra Stato, Regione ed enti locali attraverso una distinzione precisa tra diritti fondamentali e la gestione dei servizi e delle prestazioni che deve restare nel territorio.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il