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Referendum Autonomia Veneto: perché si deve votare sì e perché no

Affinché la consultazione di domenica 22 ottobre 2017 sia valida, è necessario il raggiungimento del quorum, indipendentemente dalle ragioni del sì o del no.

Referendum Autonomia Veneto: perché si d

Referendum Autonomia Veneto: sì o no



Appuntamento al 22 ottobre tra i cittadini veneti e le urne per il referendum sull'autonomia. Sono chiamati a esprimersi su un quesito che darebbe alla regione, nel caso di vittoria del sì, la possibilità i gestire in casa alcune risorse adesso in mano allo Stato. O meglio, questa è la tesi dei sostenitori del sì. In realtà il percorso è più tortuoso e passa almeno da due forche caudine. La prima è quella del quorum poiché, a differenza di quanto accade in Lombardia, questa volta è indispensabile che venga raggiunto il quorum del 50% più uno dei voti affinché la consultazione possa ritenersi valida. In seconda battuta, la vittoria del sì comporterebbe solo l'apertura del confronto tra la Regione e lo Stato centrale sulla concessione di maggiori margini di manovra. E naturalmente non è affatto così scontato che le istanze possano essere accolte, in tutto o in parte.

Perché si deve votare sì

Anche nel caso del referendum dell'autonomia del Veneto viene tirato in ballo il concetto di residuo fiscale. I sostenitori del sì alla scheda fanno notare come il Veneto sia la terza regione italiano nel rapporto (a loro dire sfavorevole) tra tasse versate e trasferimenti di spesa pubblica. In questi anni, il residuo fiscale del Veneto ammonterebbe a 15.458 milioni, inferiore solo a Lombardia ed Emilia Romagna. Anche per quanto riguarda il residuo fiscale pro capite, il Veneto si trova nella stessa posizione in graduatoria. Ed è poi tra le regioni più virtuose in termini di debito pro capite in Italia, sicuramente ben al di sotto della media nazionale. Un altro dato sfoderato dai sostenitori dell'autonomia è la capacità veneta di far funzionare al meglio la macchina amministrativa con il minor numero di risorse possibile ovvero con un costo del lavoro dei dipendenti pubblici contenuto. Meglio fa solo la Lombardia.

Di più: in base al rapporto "Bilancio del sistema previdenziale italiano" dell'Osservatorio Itinerari Previdenziali, il Veneto, insieme alla Lombardia e all'Emilia-Romagna, contribuisce alla metà dei contributi che coprono la spesa del sistema previdenziale italiano. Dal punto di vista sanitari, i veneti si fidano degli ospedali della propria regione se soltanto il 3,5% delle persone ospedalizzate residenti in Veneto sceglie di farsi curare in altre regioni per ricoveri ordinari e acuti. Da qui la richiesta della Regione Veneto, che ha promosso il referendum con la Lega e Forza Italia, di un maggiore autonomia in alcuni settori strategici ovvero

  1. produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia
  2. grandi reti di trasporto e di navigazione
  3. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi
  4. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario
  5. valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali
  6. alimentazione
  7. ordinamento della comunicazione
  8. porti e aeroporti civili
  9. casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale
  10. protezione civile
  11. previdenza complementare e integrativa
  12. enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale
  13. tutela della salute
  14. professioni
  15. commercio con l'estero
  16. istruzione
  17. tutela e sicurezza del lavoro
  18. governo del territorio
  19. ordinamento sportivo
  20. rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni

Il tutto ricordando come le precedenti iniziative siano cadute nel vuote. Con deliberazione di giunta era infatti stato approvato l'avvio del percorso per il riconoscimento di ulteriori forme e condizioni di autonomia al Veneto, a iniziare dall'individuazione di una piattaforma di proposte su cui aprire il confronto con lo Stato. La giunta aveva approvato un documento con le istanze da avanzare per il raggiungimento di un'autonomia differenziata, si erano svolte le consultazioni degli enti locali e delle categorie territoriali interessate, con esito favorevole al proseguimento del percorso avviato. Il Consiglio regionale, aveva approvato a maggioranza un documento contenente le materie su cui avviare le trattative con il governo, conferendo mandato al governatore di attivare negoziazioni con lo Stato. Ma tutto si è arenato.

Perché si deve votare no

Ricordando come la domanda che gli elettori veneti troveranno sulla scheda è "Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?", per i sostenitori del no al referendum autonomia Veneto, questa passaggio elettorale consultivo è solo uno spreco di risorse. E anzi, invitano a non presentarsi alle urne per delegittimare l'operazione non consentendo il raggiungimento dell'indispensabile quorum. Essendo un'operazione politica, il referendum è considerato inutile dal punto di vista procedurale perché non è affatto detto che la trattativa con il governo, nel caso di vittoria del sì, vada a buon fine. Potrebbe non aderire alle richieste venete o accettarle solo in parte così come concedere più autonomia legislativa in alcuni comparti, ma non maggiori spazi sul piano amministrativo o economico.

L'autonomia sbandierata dalla Lega come suo vessillo elettorale è un’altra cosa. Chiederla comporterebbe una modifica alla Costituzione con i conseguenti passaggi in Parlamento.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il