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Referendum autonomia Veneto: pro e contro

La Regione Veneto è una delle due chiamate al referendum per l'autonomia di domenica prossima. Oltre alle ragioni del sì e del no, ci sono quelle dell'astensione.

Referendum autonomia Veneto: pro e contr

Referendum autonomia Veneto: pro e contro



Manca meno di una settimana al referendum per l'autonomia di Veneto. Domenica 22 ottobre 2017, i residenti della Regione saranno chiamati a rispondere a una semplice domanda: "Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?". Il tutto avviene in un contesto con cui, stando alle informazioni raccolte, il rischio scarsa affluenza è molto elevato e chi si recherà alle urne è orientato a esprimersi in maniera affermativa. E questo è un bel problema nel caso del Veneto poiché, al di là della valenza politica, è previsto il quorum del 50% più uno affinché la consultazione sia considerata valida. In estrema sintesi, le cinque caratteristiche di base del referendum per l'autonomia sono le seguenti:

  1. si può votare solo il 22 ottobre dalle 7 alle 23;
  2. il referendum ha solo valore consultivo;
  3. servono a chiedere una maggiore autonomia della Regione Veneto;
  4. ha un quorum, a differenza del referendum della Regione Lombardia, e dunque la valenza dell'affluenza non è solo politica;
  5. in caso di affermazione dei sì si aprirebbe una trattativa Regioni-Stato con il governo si è già detto favorevole a un dialogo.

In ogni caso - è bene specificarlo con la massima attenzione - se vince il sì, il Veneto non diventerà una regione a statuto speciale poiché questo passaggio comporta la modifica della Costituzione e dunque il percorso sarebbe ben differente.

Perché votare no al referendum per l'autonomia

Al di là del costo a carico della collettività per l'organizzazione dei referendum veneto, occorre fare presente come il fronte di chi invita all'astensione sia più nutrito rispetto a chi invita a votare no. A ogni modo, tra le ragioni di chi pensa che sia corretto esprimersi in maniera negativa c'è la convinzione di chi dice che lo Stato gestisce le competenze in maniera migliore di quanto potrebbe mai fare il Veneto ed è quindi contrario a un allargamento delle competenze regionali. C'è anche chi sostiene come questo referendum abbia solo interessi di una parte politica anziché dell'intero territorio, qualunque sia in colore o il piazzamento dello schieramento nello scacchiere regionale (e nazionale).

Ancora più rilevante è la considerazione di chi fa notare come non sia vero che in caso di vittoria dei sì il Veneto potrà trattenere le imposte raccolte sul territorio che oggi vanno a finanziare la fiscalità generale: non esistono collegamenti diretto tra una vittoria dei sì e la possibilità di mantenere sul territorio le tasse. Se dovesse vincere il no non si creerebbero le condizioni politiche per iniziare un'altra negoziazione con lo Stato, tenendo conto che Regione Veneto già in passato ha avviato più volte la procedura di richiesta di maggiore autonomia senza ottenere positivo riscontro.

Perché votare sì al referendum per l'autonomia

In buona sostanza la Regione chiede ai veneti se sono d'accordo o meno affinché il Veneto possa richiedere maggiore autonomia, così come previsto dalla Costituzione e negli spazi previsti e sempre tramite l'amministrazione regionale. Se i veneti sono d'accordo il Consiglio regionale esamina la questione e decide nel merito. Se il Consiglio dovesse essere favorevole, è chiamato a chiede alla Giunta Regionale di avviare il percorso politico-istituzionale necessario ad aprire le trattative. Alla base di questa iniziativa c'è l'insoddisfazione per gli effetti del regionalismo rafforzato prodotto dalla riforma del Titolo V della Costituzione. In Veneto questo malumore è stata alimentato da una contrapposizione tra governo centrale e amministrazione regionale che si è sviluppata soprattutto nei periodi in cui le maggioranze erano contrapposte. Quali sono allora le materie su cui il Veneto può chiedere più autonomia? Sono quelle previste dall'articolo 117 della Costituzione. Si tratta di

  1. istruzione;
  2. tutela e sicurezza del lavoro;
  3. previdenza complementare e integrativa;
  4. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi;
  5. tutela della salute;
  6. tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali;
  7. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  8. protezione civile;
  9. governo del territorio;
  10. porti e aeroporti civili;
  11. rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il