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Referendum Autonomia Veneto: se vince il sì o no cosa cambia per tasse, pensioni, turismo

Siamo a pochi giorni dalla domenica di consultazione popolare. Per poter avviare la trattativa con lo Stato, la Regione ha bisogno che vada a votare la metà degli elettori.

Referendum Autonomia Veneto: se vince il

Referendum Autonomia Veneto: vince sì o no



Per chi spinge sull'autonomia del Veneto, questa del referendum di domenica 22 ottobre è un'occasione ghiotta da non lasciarsi sfuggire. La posta in palio è chiara: se vince il sì, l'amministrazione regionale è autorizzata ad aprire una trattative con l'esecutivo per spuntare maggiori margini di manovra sulle materie disciplinate dall'articolo 117 della Costituzione. Si tratta di quello che disciplina le materie di competenze dello Stato e quelle in cui la legislazione può essere concorrente con le Regioni. L'articolo contiene l'elenco delle materie di pertinenza dello Stato e quelle di legislazione concorrente. La partita è però più grossa perché si aprirebbe un importante precedente nel rapporto tra Stato e Regioni perché tutti i tentativi sono finora caduti nel vuoto.

Tasse e residuo fiscale: votare sì o votare no

Ci sono quei 15 miliardi di residuo fiscale ovvero la differenza tra le tasse pagate e i trasferimenti ricevuti che non va proprio giù ai sostenitori del sì al referendum per l'autonomia in Veneto. Se dovesse vincere il sì, sostengono, questa cifra avrà maggiori possibilità di essere abbattuta. Se dovesse vincere il no non si creerebbero le condizioni politiche per iniziare un'altra negoziazione con lo Stato, tenendo conto che Regione Veneto ha in passato avviato la procedura di richiesta di maggiore autonomia, ma il percorso si è poi arenato. Ma attenzione: affinché questa consultazione sia valida, è indispensabile che sia raggiunto il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

Pensioni italiane pagate (anche) dal Veneto

Il Veneto, insieme a Emilia Romagna e Lombardia, contribuisce alla metà dei contributi che coprono la spesa del sistema delle pensioni italiane. Secondo i dati del rapporto Bilancio del sistema previdenziale italiano dell'osservatorio Itinerari Previdenziali, che mappa lo stato del sistema a livello nazionale sulla base di banche dati, c'è una sperequazione che, stando ai sostenitori del sì, va corretta. Ma secondo i sostenitori del no, non è questa la strada da seguire, anche perché il risultato del referendum, positivo o negativo, non sarà giuridicamente vincolante e comunque si indirizzerà soltanto agli organi regionali e non a quelli statali, con i quali la Regione dovrà poi trattare. Avrà soltanto effetti politici, legati non solo al voto ma anche al numero di elettori che sceglierà di esprimersi: l'esito acquisterà un valore diverso a seconda del dato dell'affluenza alle urne.

Turismo, settore cruciale

Tra i settori che beneficiano di più del patrimonio artistico, monumentale e creativo italiano c'è il turismo. Il binomio cultura e turismo in Veneto incide per un totale di 3,6 miliardi di euro. A livello nazionale si calcola che il 37,9% della spesa turistica, pari a 30,4 miliardi di euro, sia attivato dalla cultura e dalle attività creative, un valore in crescita di ben il 37,5% rispetto all'anno precedente. E anche questo diventa perciò un settore in cui cercare spazi maggiori. Ma per gli scettici che invitano all'astensione o a votare no, questo referendum non consente di delimitare il campo. Chiede il consenso degli elettori ad attivare un percorso di cui essi possono decidere solo il punto di partenza. Da lì in avanti sarà un susseguirsi di bivi, davanti ai quali i cittadini non saranno più chiamati ad esprimersi. Con i referendum abrogativi o confermativi l'espressione popolare produce un esito chiaro, immediato e tangibile. Nel caso di specie, invece, di fatto avviene l'opposto. Il tutto ricordando che le materie oggetto del cruciale articolo 117 sono

  1. istruzione;
  2. tutela e sicurezza del lavoro;
  3. previdenza complementare e integrativa;
  4. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
  5. tutela della salute;
  6. tutela dell’ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali;
  7. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  8. protezione civile;
  9. governo del territorio;
  10. porti e aeroporti civili;
  11. rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il