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Banche rischio fallimento, più solide e sicure o a rischio crisi dopo dati dicembre 2016 validi per inizi 2017

Ecco le banche più solide in Italia e meno a rischio fallimento sulla base degli indicatori Cet 1, Tier1 e Total capital ratio.

Banche rischio fallimento, più solide e

Banche più sicure, solide e a rischio fallimento Bail in



AGGIORNAMENTO: Nel frattempo il piano di Unicredit lacrime e sangue sembra andato in porto, ma oltre 3600 sportelli di numerose altre banche dovranno essere tagliati nel 2017, mentre il piano per Mps non sembra ancora convincere l'Europa nel cercare di fare tutto dentro all'interno del mercato senza nessun aiuto esterno

AGGIORNAMENTO:  Una delle richieste più urgenti che la Comunità ha fatto è quella sistmare la situazione delle banche ed è quella a cui dovrà rispondere più velocemente il nuovo esecutivo Gentiloni. La Comunità non ha spiegato ancora a quali banche si riferisce con precisione, ma ha voluto dare dei segnali ben precisi.

AGGIORNAMENTO:  L’Università Bocconi di Milano ha redatto, prendendo in considerazione alcuni indicatori ben precisi, una graduatoria con lo scopo di dare un riferimento al cittadino risparmiatore, che spesso non è in grado di orientarsi nella giungla degli istituti di credito, sulla solidità o meno delle banche.

C'è un elenco che continua a fare il giro dl web ed è quello relativo alle banche più sicure in questa situazione di notevole incertezza per l'economia italiana e mondiale di rischio fallimenti e di applicazione delle controverse norme sul bail in. È quella dell'Università Bocconi di Milano, stilata sulla base dei triplici indicatori Cet 1, Tier1 e Total capital ratio. Una dopo l'altra, pollice in su per Widiba (gruppo Mps), Banca Farmafactoring (gruppo Banca Farmafactoring), Fineco (gruppo Unicredit), Mediolanum (gruppo Mediolanum), Unipol Banca (gruppo Unipol), Fideuram (gruppo Intesa Sanpaolo), Banca Ifis (gruppo Banca Ifis), Banca Generali (gruppo Generali), Banca Sistema (gruppo Banca Sistema), Chebanca! (gruppo Mediobanca), Youbanking (gruppo Banco Popolare), Webank (gruppo Bpm), Iwbank (gruppo Ubi Banca), Websella (gruppo Banca Sella Holding), Ing Bank (gruppo Ing Group), Hello Bank (gruppo Bnl-Bnp), Ibl (gruppo Ibl).

I grandi investitori starebbero aspettando l'emanazione delle regole per l'arbitrato. Il governo ha dato il via libera al decreto del presidente del Consiglio dei ministri che istituisce le camere arbitrali ma il testo, per diventare operativo, deve passare dal parlamento per il parere e il decreto del Tesoro che detta le regole dell'arbitrato deve ricevere il semaforo verde del Consiglio di Stato. Difficile che i due provvedimenti possano vedere la luce entro fine anno. Nel frattempo i risparmiatori che hanno i requisiti - massimo 35.000 euro di reddito o 100.000 di investimento in bond subordinati - potranno fare richiesta entro il 3 gennaio.

E a proposito di stretta attuale, il decreto omnibus sulle banche sarebbe pronto nelle sue linee essenziali grazie anche a un accordo di massima con le autorità Ue. Ma ci sono modalità tecniche ancora da definire. Anche per le vicende politiche e di formazione del governo, in rapida e fluida evoluzione, la tempistica del provvedimento non è ancora chiara. Teoricamente c'è tempo fino a fine anno ma la situazione del Monte dei Paschi di Siena richiederebbe che un provvedimento di legge, seppure nelle linee generali, sia emanato prima dell'aumento di capitale. Gli obiettivi sono di coprire l'eventuale ammanco non sostenuto dal mercato nell'aumento di capitale del Monte Paschi di Siena, avere a disposizione uno strumento anche per altre situazioni di crisi, sanare il groviglio delle popolari e recuperare quelle norme accantonate nell'iter della manovra.

Al Tesoro e nel governo dimissionario si crede ancora nella soluzione di mercato o quanto meno nel far sostenere ai privati la maggior parte del peso della ricapitalizzazione. Fornire una garanzia incondizionata prima potrebbe allontanare ancor più gli investitori o tenerli alla finestra. Al vaglio quindi ci sono varie opzioni: dall'acquisto di subordinati da parte dello Stato, sfruttando un'apertura in tal senso da parte di Bruxelles; un intervento sui crediti deteriorati per evitarne la cessione a prezzi troppo bassi, come anche auspicato nei mesi scorsi dalla Banca centrale europea; infine una ricapitalizzazione attraverso un prestito oneroso di strumenti finanziari calcolabili ai fini del capitale.

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di Marianna Quatraro pubblicato il