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Commissione Banche, Greco nessuno si prende responsabilità. Ci vuole codice penale bancario

Dure accuse del procuratore capo di Milano che invoca con urgenza un codice penale bancario. Dubbi sui controllo e le sovrapposizioni di funzioni e competenze.

Commissione Banche, Greco nessuno si pre

Commissioni Banche: nessuno si prende responsabilità



Ci sono parole durissime da parte del procuratore di Milano, Francesco Greco, sentito dalla commissione d'inchiesta: scaricabarile sui controlli e accavallamento con la Banca centrale europea. Come dire, nessuno si assume le responsabilità delle azioni commesse nell'esercizio delle sue funzioni ovvero cercare di trovare una soluzione ai problemi. E ne ha anche per le fondazioni, definite una free zone. Non solo critiche, perché Greco individua anche una via d'uscita: serve un codice penale bancario. E la magistratura, di cui fa parte? A suo dire è stata costretta a quelle che definisce acrobazie giuridiche notevoli perché le sanzioni penali relative all'erogazione del credito per reati o condotte fraudolente sono irrisorie. La conclusione sulla spiegazione di una crisi che dura da tempo e che non riesce a vedere la fine, anche se i primi timidissimi segnali di ripresa iniziano a intravedersi, è che nessuno è esente da quello che è successo nel sistema bancario.

Serve un codice penale bancario

Le idee del procuratore Greco sembrano dunque chiare e denunciano l'esistenza di un sistema che presenta molte carenze organizzative. Quando di mezzo ci sono responsabilità o semplicemente compiti che si sovrappongono, anche con la Bnaca centrale europea, succede molto semplicemente che diventa poco chiaro chi deve fare cosa e chi deve rispondere per eventuali problemi e scompensi. Eppure, proprio una materia delicata come il sistema bancario avrebbe una necessità ben maggiore di regole precise sia dal punto di vista amministrativo e sia di quello penale. E in questo caso è il legislatore a non aver svolto fino in fondo la sua parte, creando una tela di regole imperfetta o comunque non intervenendo con le necessarie correzioni.

Un esempio di regolazione inadeguata? La mancata segnalazione alla Centrale rischi della Banca d'Italia da parte degli istituti sul conto dei propri debitori. Si deve decidere, rileva, se servono sanzioni penali o amministrative, perché dietro quelle omesse segnalazioni possono nascodersi alterazioni di mercato e frodi.

Crediti deteriorati, fondazioni e abusi di mercato

Il procuratore di Milano ne ha veramente per tutti. D'altronde la materia è complessa e presenta molte sfaccettare e tanti buchi neri. Ad esempio, per quanto riguarda i crediti deteriorati, vera e propria spina nel fianco delle banche italiane, Greco rileva in sede di audizione come non siano mai stati veramente quantificati nei bilanci degli istituti. Poi, come premesso non sono mancate perplessità sulle fondazioni, il cui rischio è che diventino delle vere e proprie free zone. La conseguenza è già davanti agli occhi: non ci sono norme penali applicabili. Il magistrato fa anche un esempio ben preciso per rendere l'idea: se una fondazione bancaria paga un politico non è sottoposta alla norma sull'illecito finanziamento.

Parole al miele solo sull'azione del parlamento in relazione alle norme sulla manipolazione dei mercati finanziari. Peccato solo che l'esecutivo - ricorda il procuratore - abbia lasciato cadere la delega. Il risultato è che l'Italia si trova priva di quelle norme essenziali, anche per comprendere le responsabilità degli attori impegnati sul proscenio. E qui si torna al punto di partenza. Infine, non sono da sottovalutare le accuse di Greco alla politica locale, la cui incidenza nella crisi viene considerata rilevanza. Anzi, ragiona il procuratore, è all'origine di tanti problemi. Ma è pur vero che il credito è saltato a livello locale anche per aiuti ad alcune aziende del territorio oltre che per i prestiti elargiti per amicizia.

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di Luigi Mannini pubblicato il