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Npl, confermate a Bce strategie da banche italiane. Gli istituti a rischio fallimento, meno e più sicuri

L'attenzione sullo stato di salute delle banche italiane continua a rimanere molto alto e il focus è anche sulla delicata questione dello smaltimento dei crediti deteriorati.

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Npl, banche italiane strategie confermate a Bce



Gli istituti di credito italiani stanno procedendo senza troppi intoppi nello smaltimento dei crediti deteriorati. Ma la loro incidenza è tale da finire ancora per riversarsi sui risparmiatori che sono ancora una volta la categoria più colpita dalla crisi che ha colpito anche le banche in questi anni.

C'è innanzitutto una buona notizia e la fornisce la società di consulenza Kpmg: il percorso di riduzione dei crediti deteriorati, i cosiddetti Npl (Non performing loan), sta procedendo in maniera efficace da parte delle banche italiane. Lo smaltimento riguarda i principali istituti di credito (solo quelli di media dimensione non hanno fatto registrare progressi), tuttavia c'è l'altra faccia della medaglia. L'incidenza degli Npl è ancora tale da finire ancora per riversarsi sulla clientela per quasi 10 punti percentuali. Sembra dunque che stiano trovando giustificazione le affermazioni ottimistiche del responsabile del Tesoro, secondo cui il periodo complicato sta gradualmente scivolando alle spalle. Tuttavia in questo contesto si registra l'attrito tra la Banca centrale europea e gli stessi istituti di credito.

Smaltimento credito deteriorato: banche italiane replicano a Bce

Succede allora che la Banca centrale europea chiede agli istituti di credito di spingere sul piede dall'acceleratore nei progetti di rientro dai crediti deteriorati. La risposta è stata però negativa: le banche non si muoveranno dalla linea di cautela, anche a costo di dilatare i tempi. A ogni modo, tra le banche che stanno stanno adottando strategie più aggressive nello smaltimento degli Npl, si segnala Unicredit con il Progetto Firenze e il suo stock dal valore nominale compreso tra 1 e 1,5 miliardi di euro. Intesa Sanpaolo sceglie invece la strada della prudenza sulle attività di gestione attraverso la divisione Capital Light Bank.

Banche sicure e a rischio fallimento

Quali sono le voci a cui stare attenti nella scelta di un conto corrente o di un conto deposito a cui affidare i propri risparmi? In linea di massima, ce ne sono tre da avere sempre sott'occhio:

  1. Cet1 ovvero Common equity tier 1
  2. Fitd ovvero il Fondo interbancario di tutela dei depositi
  3. Imposta di bollo

Il Common equity tier 1, o più semplicemente Cet1, è uno dei principali parametri patrimoniali cui si guarda per valutare la solidità di un istituto di credito sulla base della sua patrimonializzazione e solvibilità. Il parametro esprime il rapporto tra il capitale disponibile della banca (capitale azionario più riserve di bilancio) e le sue attività ponderate per il rischio, quindi quanto l'istituto riesce a garantire i prestiti concessi e i rischi assunti: maggiore il rapporto espresso dall'indicatore, maggiore la solidità della banca. La Bce ha stabilito che le banche dell'Eurozona debbano avere un Cet1 almeno all'8% e ha fissato dei valori minimi per le banche dei singoli Stati, che per l'Italia è pari al 10,5%.

Il Fondo interbancario di tutela dei depositi è un consorzio cui aderiscono tutte le banche italiane e che si occupa di garantire i depositi dei risparmiatori in caso di liquidazione della banca o di operazione di salvataggio con coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti e titolari di conti dell'istituto (bail-in). Il limite di copertura è pari a 100.000 euro per depositante e per banca e riguarda tutti i crediti relativi ai fondi acquisiti dalle banche con obbligo di restituzione sotto forma di depositi o sotto altra forma, nonché gli assegni circolari e i titoli assimilabili.

Infine, l'imposta di bollo è quella associata alla titolarità di un conto corrente, conto deposito, conto titoli o libretto di risparmio. Mentre per i conti correnti l'imposta di bollo ha un valore fisso di 34,20 euro l'anno per le persone fisiche (con esenzione a favore di chi abbia sul conto una giacenza media inferiore ai 5.000 euro), sui conti deposito viene applicata un'imposta di bollo proporzionale alle somme in giacenza, pari allo 0,20% annuo. Ci sono tuttavia alcune banche che se ne fanno carico.

E allora, in un contesto di banche sicure e banche a rischio fallimento, vale la pena ricordare la più recente classifica elaborata dall'Università Bocconi. La graduatoria tiene in considerazione la stabilità degli istituti di credito operanti nel nostro Paese ed è stilata sulla base dell'indicatore Cet1 ovvero del rapporto fra il capitale di qualità e le attività ponderate per il rischio, dai crediti alle partecipazioni: Bper 13,80%, Credem 13,70%, Intesa Sanpaolo 12,70%, Banca Popolare di Milano 12,30%, Mediobanca 12,27%, Credito Valtellinese 11,78%, Unicredit 11,49%, Ubi Banca 11,48%, Cariparma 11,40%, Banca Carige 11,40%, Popolare di Sondrio 11,09%, Deutsche Bank 9,25%, Monte dei Paschi di Siena 8,17%.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il