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La Cina apre alla proprietà privata e a sgravi fiscali per le imprese straniere che investono

L'Assemblea nazionale del Popolo ha approvato la legge che riabilita il diritto di proprietà, ma non per le terre dei contadini, che resteranno nelle mani dello stato



Il Parlamento cinese autorizza la proprietà privata. Con 2.799 voti a favore, 52 contrari e 37 astenuti, l'Assemblea nazionale del Popolo, ha approvato, dopo sette anni, il diritto a possedere proprie aree, salvo che per le terre coltivabili, che invece resteranno sotto il controllo dello Stato. Quest'ultimo punto ha suscitato le ire dei contadini, contrari al veto posto dallo stato all'appropriazione dei terreni agricoli, a fronte del lasciapassare per imprenditori e agenti di borsa, liberi di acquistare e vendere aziende, comprare azioni, perfino allontanare gli agricoltori, come successo con una comunità contadina che i dirigenti locali del partito hanno cacciato per far posto ad un insediamento industriale. Le legge mira a proteggere sia la proprietà collettiva, pubblica o privata che sia, che la proprietà dello stato, che a detta dei media cinesi rimarrà comunque al centro del sistema economico.

Già nel 2002 il comitato permanente dell'Assemblea aveva cercato di accelerare l'iter del provvedimento, in cantiere da circa dieci anni, tanto che la legge è passata per sette letture prima di essere giudicata pronta e approvata. Il voto arriva tre anni dopo che una prima storica decisione del parlamento cinese aveva iscritto la protezione della proprietà privata nella costituzione.

Ma non è stata certo una passeggiata. L'ala più radicale del Partito Comunista ha ostacolato il provvedimento, in nome degli ideali socialisti che andrebbero traditi, e promosso incontri per influenzare il voto dell'Assemblea. E' stato Wang Zhaoguo, vice-presidente del Comitato permanente dell'Anp, a soccorrere la legge a spada tratta, presentando i 247 punti a difesa della proprietà dello stato contro "il possesso illegale dei beni individuali, saccheggiati allo stato".

La speranza neanche tanto nascosta è ora quella di la svendita a basso prezzo di industrie ed edifici di proprietà dello stato che troppo spesso e troppo facilmente finiscono nelle mani dei privati (il più delle volte membri del Partito). Presente nel testo anche una limitazione al trasferimento dei diritti d'uso della terra, proibendo questi "traslochi" per i terreni su cui vi sono anche case. Tutti elementi che potrebbero circoscrivere gli espropri delle terre dei contadini da parte di membri del Partito, gli stessi che hanno innescato la maggior parte delle ribellioni popolari degli ultimi anni, quasi sempre zittite dai media governativi, e represse senza complimenti dal braccio armato del governo. La legge ammette le discrepanze fra alcuni diversi tipi di proprietà privata, dagli investimenti industriali a quelli immobiliari, dai conti bancari individuali alle multiproprietà, distinguendo anche sui differenti compensi in caso di esproprio. Ma restano tuttavia le divisioni, tra quelli che sostengono che la legge questa potrà salvaguardare le compagnie private da illeciti economici come l'appropriazione indebita, e i critici che temono l'alimentarsi della corruzione degli ufficiali che faranno di tutto per garantire a salvaguardare i propri interessi.

Il Parlamento ha anche approvato una legge che elimina gli sgravi fiscali per gli investitori stranieri, unificando così di fatto le aliquote fiscali per tutte le imprese, cinesi e non, al 25% dei profitti. La legge, approvata con una maggioranza schiacciante (2.826 voti a favore su i 2.900 parlamentari cinesi), entrerà in vigore nel 2008, e cambierà lo scenario tributario del paese, mettendo fino a decenni di privilegi vissuti da sempre come discriminanti da parte delle imprese cinesi. Basti pensare che le aziende straniere fino ad oggi erano tassate infatti al 10% mentre quelle cinesi al 33%. La nuova equiparazione mette fine al malcontento degli imprenditori locali, e potrebbe consentire al governo di incassare circa 41 miliardi di yuan in più l'anno, pari a 5,3 miliardi di dollari. Eppure, secondo gli analisti, l'incremento per le imprese straniere, non dovrebbe essere sufficiente a ripagarle del taglio di circa 130 miliardi di yuan per le entrate conseguente all'abbassamento delle tasse per le società cinesi. E se anche il Governo considera la legge come una misura per una "giusta concorrenza" tra le imprese, va sottolineato che è stata una scelta in qualche modo indotta, perchè prevista nel quadro dell'adesione della Cina al Wto (Organizzazione mondiale del commercio). L'introduzione della doppia aliquota risale al 1993, quando il governo azzardò la tassazione al 15% per gli stranieri nella speranza che si sarebbero attirati più capitali per incrementare lo sviluppo.

Per il momento le reazioni della comunità internazionale sembrano positive. Numerosi analisti fanno notare che le due leggi rispettano in qualche modo lo slogan della "società armoniosa", sbandierato dal presidente Hu Jintao, pur facendo notare che il vero problema sta nell'effettiva applicazione delle leggi. Un esempio per tutti è quello della Chiesa cattolica, proprietaria di molti edifici in tutto il paese, l'80% dei quali è ancora in mano ai segretari dell'Associazione Patriottica e a membri dell'Ufficio affari religiosi, che li usano per i loro scopi privati, nonostante i regolamenti sui terreni sequestrati ai tempi di Mao (voluti da Deng Xiaoping e da Jiang Zemin ) imporrebbero l'espropriazioni dei beni ecclesiastici in favore dello Stato. Eppure, il primo ministro cinese Wen Jiabao ha preferito non menzionare la legge nel suo discorso di oggi, in uno dei rari casi in cui è chiamato ad affrontare la stampa straniera, limitandosi a parlare, di sviluppo economico e di Tibet, di ecologia e di guerre stellari. Una conferma indiretta della diaspora interna successiva all'approvazione della legge, mal digerita da ampi settori del Partito. Al contrario, il provvedimento piace a imprenditori, professionisti ed intellettuali oltre che ai tanti "compatrioti di Taiwan e di Hong Kong" che nei 20 anni passati hanno acquistato proprietà mobili ed immobili in Cina per miliardi di euro dando un contributo di primo piano allo spettacolare sviluppo del paese, e che ora possono finalmente passare alla cassa.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il