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Occupazione a livello 2011 si ritorna, soprattutto a termine da Istat

I dati della CGIA dicono che per il 2017 il saldo occupazionale sarà positivo, questo vuol dire che verranno creati posti di lavoro in più anche se la guardia non può essere affatto abbassata

Occupazione a livello 2011 si ritorna, s

Nuovi posti in più e meno disoccupati entro fine anno per CGIA. News su lavoro e disoccupazione



Tutti i dati dell'istituto su l'occupazione a tempo determinato, a termine e indeterminato in crescita ma da sottolineare alcuni aspetti 

Continuano ad aumentare gli occupati, ma come sempre della statistiche la nota stonata arriva che l'incremento dei contratti a termine senza dimenticare la media degli stipendi sempre molto bassa.

Si ritorna a livelli precedenti

Si ritorna, almeno per alcune regioni, al dato di occupazione del 2011, con il rapporto statistico del terzo trimestre. Aumento di 79mila unità, con quasi 2 milioni e 800mila persona con contratti a termine che raggiunto la quota che non si vedeva dal 1992.

Si ripetono i dati sotto, ovvero che la media della disoccupazione rimane all'11,2%, ovvero il livello più basso del 2012, ma sepre molto alto rispetto a quanto sta succedenco in Euriopa con una riduzione, comu que , dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti.

Il numero dei contratti a tempo indeterminato rimane stabile, mentre migliorano solo i contratti a termine

CGIA nuovi posti di lavoro in più

Dopo quelli relativi al Pil l’Istat e l’Ufficio studi della CGIA hanno reso pubblici altri numeri che portano un’altra ventata di ottimismo, anche se non bisogna farsi fuorviare. Dati che riguardano questa volta il lavoro e la disoccupazione e che parlano dei nuovi posti di lavoro (cento ventitré mila) e meno disoccupati (trentaseimila unità in meno) che si conteranno entro la fine del 2017. Previsioni positive che però non possono rischiarare il cielo della crisi che resta ancora di un grigio intenso.

Se la tendenza rispetto agli ultimi tempi è certamente molto positiva, il gap rispetto al 2007 rimane ancora molto importante. Ed è proprio su questo aspetto che si deve lavorare. Rispetto a dieci anni fa, infatti, lo stock medio degli occupati nel secondo semestre di quest’anno sarà inferiore di cento quarantadue unità mentre i disoccupati saranno 1.447.000 in più.

I dati che ha pubblicato la CGIA dicono che per il 2017 il saldo occupazionale sarà positivo, questo vuol dire che verranno creati posti di lavoro in più, ma nonostante questo le preoccupazioni per l’andamento dell’economia italiana non possono essere del tutto archiviate. L’attenzione si sposta sul Quantitative Easing introdotto dalla Bce in questi ultimi anni.

Se Draghi deciderà di non rinnovarlo molto probabilmente assisteremo a un progressivo aumento dei tassi di interesse che innalzerà il costo del nostro debito pubblico, mentre gli investimenti saranno meno convenienti. Bisogna poi valutare un aspetto che emerge da questo documento della CGIA che ricorda come rispetto al 2007 dobbiamo recuperare un differenziale di 3,4 punti percentuali di consumi delle famiglie, di 5,9 punti di Pil, di 7,3 punti di reddito disponibile delle famiglie e di 24,8 punti di investimenti e il tasso di disoccupazione è quasi doppio.

Meno disoccupati entro fine anno

Stesso discorso sul calo della disoccupazione. Il fatto che si contino meno disoccupati entro fino anno 2017 non può che essere una previsione da accogliere con sollievo. Ma anche in questo caso bisogna vedere a quali dati ci si raffronta. La gioia per queste previsioni su lavoro e disoccupazione rischia però di cedere il passo alla preoccupazione. Basta valutare il contesto in cui l’Italia si trova ad agire in questo momento. Ad esempio le migliaia di piccolissime imprese e di artigiani che sempre più a corto di liquidità, a causa della stretta creditizia praticata dalle banche e dai ritardati pagamenti decisi dai committenti, rischiano, nel silenzio più totale, di chiudere definitivamente i battenti.

E in merito all’ipotesi avanzata dal Governo di introdurre un nuovo provvedimento che dal 2018 agevoli l’assunzione dei giovani attraverso una forte decontribuzione previdenziale, la CGIA ricorda che negli ultimi anni il cuneo fiscale è stato “tagliato” in misura strutturale di 13,3 miliardi di euro l’anno. Oltre a ciò, il cuneo è stato ulteriormente alleggerito in via temporanea di altri 15 miliardi di euro grazie agli sgravi contributivi a carico delle aziende che hanno dato luogo ad assunzioni a tempo indeterminato nel 2015 e nel 2016.

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di Luigi Mannini pubblicato il