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Tesla per salvare produzione va in Cina, paura licenziamenti e bilanci in rosso

Quale futuro per il sogno californiano di una mobilità pulita, sostenibile e alternativa? Il gigante di Elon Musk punta a emigrare a Shanghai: prova di maturità o fuga?

Tesla per salvare produzione va in Cina,

Tesla per salvare produzione va in Cina



Da una crisi potrebbe spuntare un'opportunità ed ecco allora che per via di difficoltà economiche e gestionali, Tesla emigra in Cina. Ma proprio qui potrebbe trovare un mercato più fiorente. Da una parte abbiamo infatti un gigante della produzione di auto elettriche, dall'altra il principale Paese per numero di mezzi ecologici venduti. Ma se le prospettive possono sembrare interessanti, nel breve periodo c'è da fare i conti con una situazione di estrema incertezza. Tesla ha infatti proceduto a snellire il proprio organico di centinaia di dipendenti a tutti i livelli, dagli operai agli ingegneri, dal personale dirigente ai venditori. Ed è quindi con il tentativo di abbassare i costi di produzione che il produttore californiano potrebbe aver deciso di esplorare altri mercati. Di certo la situazione è complicata e la paura concreta è che sia finito il sogno di una competitività in grande stile.

Tesla va in Cina, e ora?

Anche se Tesla punta a recitare un parte da protagonista a Shanghai e l'esecutivo cinese ha deciso di raggiungere l'obiettivo di 7 milioni di auto elettriche da far circolare entro 8 anni, Tesla deve fare i conti anche i numeri. Quelli che prevedono una onerosa tassa del 25% sugli import. Sembrano comunque esserci margini di trattativa, considerando che il numero due del settore dell'industria e delle tecnologie dell'informazione, ha lanciato la sfida ai costruttori di auto elettriche di ridurre le emissioni. Stando a quanto deciso da Pechino, tutte le vetture prodotte da un casa automobilistica avranno un punteggio. Quelle elettriche o alimentate a fonti di energia pulite riceveranno il punteggio più alto e dal 2019, almeno il 10 per cento del totale del punteggio ottenuto da una casa automobilistica deve provenire dalle vendite di auto elettriche o ibride.

Ma il futuro di Tesla è pieno di dubbi

Il futuro di quella che molti analisti considerano l'azienda automobilistica più potente al mondo dal punto di vista finanziario, resta però incerto e non è affatto detto che arriverà a rispondere alle migliori aspettative della società californiana. Tuttavia, la stessa Tesla ha voluto mettere alcuni puntini sulle i, spiegando come non è stata attuata alcuna operazione di licenziamenti di massa. L'azienda sarebbe in salute e gli allontanamenti farebbero parte di un normale avvicendamento della politica produttiva. Un punto di vista che non viene naturalmente condiviso dalle organizzazioni sindacali e dagli stessi lavoratori, piuttosto smarriti rispetto alle decisioni assunte.

Che qualcosa non giri per il verso giusto sembra dimostrato anche dai rallentamenti registrati nella consegna di alcuni modelli di auto da ricondurre a problemi nella catena produttiva sull'assemblaggio dei pannelli esterni. L'impressione è che la casa automobilistica di Elon Musk sia adesso entrate nelle tradizionali logiche dei principali produttori di auto ovvero che sia passata dalla fase adolescenziale a quella della maturità. Con il rischio da scongiurare di non perdere quella carica innovativa e di visione strategica che le ha permesso di scalare posizioni nel mercato.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il