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Capitalia: l'uscita di Matteo Arpe sembra ormai inevitabile

Oggi a piazza Affari Capitalia rimane al palo



Oggi a piazza Affari Capitalia rimane al palo. Incollata a quei 6,7 euro per azione a cui era scesa ieri dopo una perdita del 3,8% da parte del titolo fra scambi tripli rispetto alla media e il 2,9% del capitale passato di mano. Oggi il titolo è immobile, come immobile rischia di essere la banca per un bel po’, dopo che lo scontro fra il presidente Cesare Geronzi e l’amministratore delegato Matteo Arpe si è concluso con la schiacciante vittoria del primo. Sembra che ad Arpe fossero già state chieste le dimissioni per le 12 di ieri, ma che il combattivo amministratore delegato abbia rifiutato la resa. Nell’ordine del giorno di domani si discuterà comunque della revoca delle sue deleghe da amministratore delegato e la sua carica verrà temporaneamente assegnata a un traghettatore che con ogni probabilità sarà scelto fra i manager della banca.

Il nome più gettonato per il futuro è quello di Paolo Cuccia, ex Acea adesso vicepresidente della banca capitolina e responsabile del corporate e investment banking italiani di Abn Amro. Proprio alle ricuciture di Cesare Geronzi con l’istituto guidato Rijikman Groenink - che è anche il primo azionista della banca con l’8% del capitale - sarebbe da ricondurre lo scacco matto ad Arpe.

In effetti di cedimenti in favore di Arpe l’azionariato ne aveva già mostrati in passato e anche gli olandesi si erano mostrati favorevoli all’amministratore delegato uscente; anche Manodori (primo azionista italiano del patto con l’4,13% del capitale) qualche tempo fa si era dichiarato contro il reintegro di Geronzi, sospeso in seguito alla prima condanna per il crack Italcase-Bagaglino. Una condanna che, se reiterata in appello, potrebbe portare a una nuova sospensione, lasciando Capitalia senza il presidente, senza il sostegno di Arpe e quindi allo sbando. Una situazione pericolosa, insomma.

Nonostante le incertezze delle settimane passate però gli incontri dei giorni scorsi - in cui ha avuto un ruolo di primo piano il presidente del patto di sindacato Vittorio Ripa di Meana - hanno fotografato una situazione ben diversa: solo la Fondazione Banco di Sicilia (1,71% del capitale) si sarebbe schierata a favore di Arpe. Adesso Capitalia rimane in mano a Geronzi, la politica ha vinto a dispetto di un mercato che da sempre attribuisce allo stesso Matteo Arpe la rinascita della banca e che ieri ha punito i titoli di via Minghetti con una pioggia di vendite. Forte dell’appoggio del Santander (salito recentemente all’1,8% "ufficiale") e di Vincent Bolloré, Cesare Geronzi ha potuto rifiutare al suo avversario anche l’onore delle armi: giovedì la presentazione dei dati del gruppo che Arpe avrebbe dovuto fare sarà delegata a qualcun altro. Si attendono un utile da 1100 milioni e un Roe al 18 per cento: ma uno dei maggiori artefici di questi risultati non sarà là a festeggiare. Riuscirà Geronzi a far dimenticare la sua assenza?

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il