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Agenzia Entrate: controllo, perchè e quando scatta. Iter successivo tra accertamenti, multe, cartelle, ricorsi

Il passo dal controllo dell'Agenzia delle entrate alla cartella può essere più breve di quel che si pensa, ma il contribuente può sempre proporre ricorso.

Agenzia Entrate: controllo, perchè e qua

Agenzia Entrate: quando e perché scatta controllo



Come si muove e si comporta l'Agenzia delle Entrate nei suoi controlli. Con la sua entrata e il passaggio da Equitalia perchè solitamente e quando scattano i controlli e quale è l'iter successivo, quali sono tutte le fasi di cui si compone.

I riflettori sono costantemente puntati sull'Agenzia delle entrate. Dopo il passaggio di consegna delle procedure di riscossione, si occupa adesso non solo della fase dei controlli e degli accertamenti, ma anche della preparazione e della spedizione delle cartelle ai contribuenti, con tanto di necessità di difendersi ne caso di ricorsi alla Commissione tributaria. Le Entrate utilizzano banche dati in grado di fornire elementi utili all'avvio di queste attività. C'è l'Archivio dei rapporti finanziari ad esempio, grazie a cui non si muove a fari spenti con le azioni esecutive, cercando di limitare l'impatto sul contribuente. Ma in base al tipo di contestazione, l'Agenzia delle entrate può fare riferimento alle banche dati del Catasto e del Servizio di pubblicità immobiliare ed è attivo lo scambio di dati telematico con il Pubblico registro automobilistico.

Quando e perché scatta il controllo dell'Agenzia delle entrate.

Prima della presentazione della dichiarazione annuale, se l'Agenzia delle entrate crede che ci sia il rischio per la riscossione, può controllare l'effettuazione dei pagamenti dei tributi dovuti a saldo e in acconto, e iscrivere a ruolo a titolo definitivo le imposte non versate con le relative sanzioni e gli interessi. Occorre far presente come il controllo sulle dichiarazioni possa essere di due tipi:

  1. automatico a tutte le dichiarazioni presentate
  2. formale alle dichiarazioni selezionate a livello centrale in base a criteri fondati sull'analisi del rischio

Sotto la lente di ingrandimento ci sono anche i conti correnti. Se le spese sono maggiori del 20% del reddito dichiarato, potrebbero scattare controlli e accertamenti. Sono incluse quelle per

  1. assicurazioni e contributi previdenziali (obbligatori, volontari e complementari)
  2. cura della persona (abbonamenti pay TV, giochi online, cavalli, alberghi, viaggi organizzati e centri benessere)
  3. mezzi di trasporto (minicar, natanti e imbarcazioni, mezzi in leasing o noleggio)
  4. istruzione (anche scuole di specializzazione, master, tutoraggio, corsi di preparazione agli esami e canoni di locazione per studenti universitari)
  5. attività sportive e ricreative
  6. abitazione (mutui, ristrutturazioni, collaboratori domestici, elettrodomestici, telefonia fissa e mobile)
  7. investimenti immobiliari e mobiliari netti (fondi d'investimento, certificati di deposito, valuta estera, oro, numismatica)
  8. altre spese significative (donazioni in denaro a favore di onlus e simili, veterinarie)

E attenzione: l'uso del contante deve essere sempre al di sotto di 3.000 euro.

Principali casi di impugnazione delle cartelle

Il contribuente può proporre ricorso contro un atto della riscossione. Con particolare riferimento alla cartella di pagamento, i vizi formali sono:

  1. vizio di notifica;
  2. carenza o mancanza di motivazione;
  3. omessa indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della cartella;
  4. omessa sottoscrizione del ruolo.
  5. Il contribuente che vuole contestare vizi formali dell'atto impugnato deve rivolgersi all'ente creditore per il ritenuto difetto di motivazione della pretesa, il vizio di omessa sottoscrizione del ruolo e l'omessa indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo. I vizi formali della cartella devono
  6. essere contestati all'agente della riscossione, essendo riconducibili a una sua attività tipica. Tanto per fare un esempio, vizi sostanziali sono:
  7. la decadenza della pretesa creditoria;
  8. l'erronea iscrizione a ruolo;
  9. l'omessa notifica degli atti precedenti al ruolo;
  10. la prescrizione della pretesa creditoria.

Il contribuente può rateizzare le cartelle, gli avvisi di addebito e gli avvisi di accertamento, sia scaduti sia in scadenza. Può anche decidere di rateizzare solo alcune cartelle dell'Agenzia delle entrate, ma ricordando che le cartelle scadute e non rateizzate espongono a eventuali procedure esecutive e cautelari. Solleciti o avvisi di intimazione non sono di per sé rateizzabili, ma lo sono se ne ricorrono le condizioni, gli atti in essi contenuti.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il