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Cartelle INPS pazze su contributi fantasma badanti e colf

Al via l'operazione Silenti per portare alla luce quei rapporti di lavoro domestici per i quali i datori di lavoro non hanno versato i contributi.

Cartelle INPS pazze su contributi fantas

Cartelle Inps pazze su contributi fantasma



Si torna a parlare di cartelle pazze e questa volta ci sono di mezzo l'Inps da una parte, domestici, colf e badanti dall'altra. Motivo del contendere è il pagamento di contributi non dovuti. Stando infatti agli allarmi lanciati in queste ore, l'Istituto nazionale della previdenza sociale ha spedito avvisi di accertamento e 214.000 di questi contengono erronee richieste di pagamento. E non si tratta di piccoli importi perché in alcuni casi la richiesta supera perfino il tetto di 10.000 euro. Tutto nasce dalla volontà dell'Inps di verificare il regolare pagamento dei contributi per colf e badanti, andando indietro nel tempo di oltre 10 anni. peccato solo, stando a quanto lamentato da Teresa Benvenuto, segretario nazionale dell'Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico (Assindatcolf) che lo abbia fatto senza aggiornare gli archivi.

Avvisi Inps di regolarizzazione badanti e colf

Gli avvisi di accertamento sono stata inviati ai cosiddetti datori di lavoro domestici silenti ovvero coloro che hanno denunciato un rapporto di lavoro domestico, ma senza essere in regola con i contributi per almeno tre mesi ne periodo tra il quarto trimestre del 2012 e il 2013. Tutti loro sono invitati a regolarizzare la posizione. La rappresentante dell'Assindatcolf mette in guardia e invita alla massima attenzione, facendo presente di avere ricevuto molte segnalazioni da datori di lavoro ai quali erano stati attribuiti dall'Inps lavoratori dei quali non conoscevano neppure l'esistenza. Il suo consiglio è "di recarsi in questura a sporgere denuncia per furto di identità, comunicazione che dovrà successivamente essere trasmessa anche all'Inps".

Fino al 2009 la cessazione del rapporto di lavoro andava comunicata alle direzioni provinciali dei centri per l'impiego. E non è affatto detto che abbiano trasmesso la documentazione all'Inps. Benvenuto racconta di un avviso di pagamento per 6.500 euro, per gli anni che vanno dal 2012 al 2016. Si trattava di un rapporto di lavoro di 25 ore settimanali, chiuso nel 2012. Per rapporti di lavoro da 50 ore settimanali si arriva addirittura a 12.000 euro. Insomma, meglio non prendere la questione sottogamba.

Cosa fare? Come contestare?

Naturalmente è sempre possibile contestare la richiesta e per farlo i datori di lavoro possono agire anche via telefono contattano il Contact center dell'Inps, oppure attraverso il servizio lavoratori domestici sul sito web. A disposizione c'è un modulo prestampato di autocertificazione che lo guida nella compilazione. Il documento permette di autocertificare la comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro così come l'avvenuto pagamento dei bollettini. Questa comunicazione consente alla sede dell'Istituto nazionale della previdenza sociale di chiudere il rapporto di lavoro e annullare l'avviso inviato per i periodi per i quali i contributi non siano dovuti. In questi casi è ritenuta valida l'originaria data di comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro e nessuna sanzione amministrativa è dovuta dal datore di lavoro.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il