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Cartelle Agenzia Entrate annullate. Una storia reale, la teoria si trasforma in pratica

Sono tante le ragioni per cui è possibile chiedere l'annullamento delle cartelle esattoriali ingiustamente richieste o comunque la rettifica dell'importo richiesto.

Cartelle Agenzia Entrate annullate. Una

Cartelle Agenzia Entrate annullate: i motivi



Le cartelle di pagamento e tutti i debiti che dal primo luglio il nuovo organismo chiederà agli italiani potrebbero non essere dovuti. Se il passaggio dei lavoratori dal vecchio al nuovo ente, sarà valutato come illegale, ipotizzare la nullità di tutti gli atti e le cartelle che arriveranno agli italiani non appare esercizio azzardato. 

Arriva a casa o nello studio un cartella esattoriale da pagare? Nessun panico e soprattutto non passare subito alla cassa per saldare quanto richiesto. Possono esserci valide ragioni per cui la somma pretesa dell'Agenzia delle entrate non sia dovute. In linea di massima esistono due tipi di situazioni: gli errori formali e quelli di contenuto. Il suggerimento è allora quello di verificare con attenzione e, se necessario procedere con una contestazioni all'Agenzia delle entrate o, in seconda battuta, alla Commissione tributaria provinciale. Come vedremo, ci sono esempi concreti di casi in cui il contribuente che ha presentato ricorso si è visto dare ragione. Facile insomma che le somme iscritte a ruolo dall'agente della riscossione siano ingiustamente richieste.

Cartelle Agenzia Entrate annullate: i motivi

Per evitare di pagare più del dovuto, è allora il caso di controllare (o far controllare) la cartelle ricevuta perché almeno una parte del debito potrebbe essere illegittima. Dal punto di vista statistico sono due i motivi per cui chiedere la cancellazione totale o parziale di una cartella esattoriale:

  1. i calcoli errati degli interessi
  2. l'anatocismo su aggio o rate

Sono le ragioni su cui l'agente di riscossioni inciampa più spesso. Le cartelle devono chiare il conteggio degli interessi e le aliquote applicate. Se non lo fanno sono nulla perché, come ha precisato la Cassazione, il contribuenti non piò "dannarsi l'anima" per comprendere le ragioni per cui si è arrivati a quella cifra. E poi, attenzione all'anatocismo ovvero all'applicazione di interessi su interessi. Dal punto di vista procedurale sono illegittimi le aliquote e gli interessi applicati su interessi e sanzioni. Le situazioni più frequenti sono

  1. aggio
  2. dilazione
  3. interessi di mora

Ma ci sono tante altre ragioni per cui è possibile l'annullamento delle cartelle o almeno il cambiamento delle cifre:

  1. doppia imposizione
  2. errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall'amministrazione
  3. errore di persona
  4. errore sul presupposto dell'imposta
  5. evidente errore logico o di calcolo
  6. mancanza di documentazione successivamente sanata
  7. mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti
  8. sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolati, precedentemente negati

Dalle parole ai fatti: così le cartelle sono state ufficialmente annullate

Non ci sono allora solo vizi di contenuti che possono portare all'annullamenteo delle cartelle esattoriali, ma anche vizi di forma. Come dimostra il caso di tre imprenditori campani, esattamente di Scafati, che hanno avuto giudiziariamente la meglio su Equitalia, le cui funzioni sono adesso passate al dipartimento Riscossione dell'Agenzia delle entrate. Più precisamente i tre si erano visti recapitare tre cartelle di uguale importo (50.000 euro) via Posta elettronica certificata. Peccato solo che il formato del documento era il tradizionale Pdf, non ammesso così com'è nelle versione base, e allo stesso tempo era assente la sottoscrizione dell'ufficiale giudiziario. La conseguenza è stata presto detto: l'annullamento della cartella, così come stabilito dalla locale Commissione tributaria.

Dal punto di vista procedurale, se il contribuente ritiene che ci siano ragioni per contestare la cartelle che si è visto recapitare, può contestarlo all'Agenzia delle entrate chiedendone 'annullamento totale o parziale. Se l'ufficio dà ragione al contribuente è tenuto ad annullarlo in base alle norme sull'autotutela e a cancellare il debito. Se il contribuente ha già pagato, ha invece diritto al rimborso della somma corrisposta. C'è poi il caso opposto ovvero quello della conferma della cartella da pagare. In questo caso il contribuente può rivolgersi alla Commissione tributaria provinciale per chiederne l'annullamento, così come hanno fatto i tre imprenditori campani. E se la pronuncia è favorevole, il contribuente deve ottenere lo sgravio entro 90 giorni dalla notifica della decisione, oltre al rimborso delle somme eventualmente pagate prima della decisione.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il